![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|
#1 (permalink) |
|
fuck fake feckless
Data registrazione: Mar 2009
Messaggi: 7,104
Popolarità: 42949676 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Dedicato a g_m_p: BOLLA!
Specchio delle mie brame quale è la bolla più grossa del reame?
trendonline Andrea Mazzalai - mercoledì, 18 agosto 2010 - 7:46 Che i maggiori "scienziati" economici americani non hanno mai avuto la capacità e la necessaria illuminazione per comprendere che un autentico tsunami immobiliare stava per abbattersi sull'economia americana è un dato di fatto, tra presunte candide "schiume" e sistemi finanziari ed economici fondamentalmente solidi da non potere essere contagiati in alcuna maniera dalla depressione immobiliare, Greenspan, Bernanke e molti governatori della Federal Reserve, oggi sussurrano che le bolle, qualunque esse siano sono imprevedibili. Certo tutto è imprevedibile per economisti che fanno fatica ad intravvedere la realtà, addormentati sui loro libri di testo o come suggeriva recentemente Brad De Long, per chi " sceglie, per ragioni non economiche e non scientifiche, un orientamento politico e una serie di alleati politici, e gira e regola le sue ipotesi fino a giungere alle conclusioni che meglio si adattano al suo orientamento e che possono compiacere gli alleati." Alla FederalReserve di Boston in un paper dal titolo " Reasonable People Did Disagree: Optimism and Pessimism About the U.S. Housing Market Before the Crash " addirittura si sforzano di far comprendere come quei pochissimi economisti che hanno sostenuto con forza la presenza di una bolla, spesso lo hanno fatto alcuni anni prima del picco del mercato immobiliare , perdendo quindi una buona dose di credibilità. Per loro e per la teoria economica un corretto livello dei prezzi non è fondamentalmente riconoscibile e che nella sostanza è impossibile determinare ciò che razionale o irrazionale, bolla o semplice schiuma. Non è certo una novità la patetica difesa ad oltranza di teorie economiche obsolete come quella delle aspettative razionali, Greenspan e Bernanke veri e propri bollificatori seriali dell'economia non è la prima volta che si dilettano a raccontare le loro leggende metropolitane, sull'inaffidabilità dello specchio del buon senso. Come scrive il SOLE24ORE "(...) Di bolla in bolla abbiamo trascorso gli ultimi 12 anni tra euforia e depressione. L'euforia ce la procurava la bolla man mano che si gonfiava. La depressione ci assaliva tutte le volte che la bolla scoppiava: come dopo la mania di Internet nel 2000; dopo che i prezzi delle case, in America, in Gran Bretagna, Spagna o in Australia, ricominciavano a scendere dal 2007; dopo che tutta la liquidità che s'era creata in anni di euforia finanziaria era diventata carta straccia tra il 2007 e il 2008. E la depressione che ci hanno procurato le ultime due bolle ha rischiato di non essere solo psicologica, perché da quella che è stata definita la peggior recessione dagli anni Trenta a una nuova Grande Depressione il passo era breve. Secondo qualche economista, non è detto che non possa ancora accadere. Quasi quattro secoli di storia, navigando tra le pieghe delle crisi economico e finanziarie mi hanno insegnato che le ideologie, le teorie economiche, le esaltazioni accademiche, hanno bisogno solo del contagio per spazzare via il buon senso, il contagio e l'ortodossia di un'idea che non ammette discussione alcuna. Non possiamo prevedere il momento esatto, il famigerato "Minsky Moment" ma abbiamo spesso tutti gli elementi per determinare ciò che è razionale e ciò che non lo è, nelle pieghe nascoste dei comportamenti umani, nella deviazione dalla media storica, non certo quella gaussiana, di eccessi che sono facilmente identificabili. Leggendo la storia della Grande Depressione e della Lost Decade giapponese, era impossibile non indentificare nell'imponente bolla del debito, la pistola fumante di questa crisi, impossibile! "(...) Di bolle se ne sono viste crescere e scoppiare tante fin dal XVII secolo. Altre ne vedremo in futuro e qualcuna probabilmente ce l'abbiamo già sotto gli occhi: quella immobiliare in Cina, quella sull'oro e forse pure sui titoli di stato. (...) Nel caso cinese c'è anche una sorta di riconoscimento ufficioso. La settimana scorsa l'autorità bancaria di Pechino, nel proporre un nuovo stress test per gli istituti di credito del Paese, ha suggerito uno scenario "estremo" in cui i prezzi delle case potrebbero crollare fino al 60%. Se il prezzo degli appartamenti costruiti in gran numero nei palazzoni di Pechino e Shanghai dovesse crollare del 60%, rischierebbero il fallimento quasi tutte le società sponsorizzate dallo stato e con esse le banche che le hanno finanziate. Le indicazioni dell'autorità bancaria sono un'ammissione implicita che esiste una bolla speculativa. Certo ci sarà sempre qualcuno che cercherà di tirare per i capelli il povero Trilussa e la sua media, per cercare di giustificare prezzi gonfiati all'inverosimile, con il boom dell'economia cinese, con la crescita demografica, con chissà quale altra fantastica leggenda metropolitana. " Visto quello che è successo negli Usa o in Gran Bretagna, come si fa ad escludere un nuovo crack cinese? Essendo in quel paese tutto controllato dallo stato ed avendo lo stato cinese meno debiti delle nazioni occidentali, possiamo aspettarci un immenso salvataggio pubblico dell'economia. Certo, ma con quali conseguenze sulla crescita mondiale? Ecco quindi che gli autori si avventurano nella presunta bolla dei titoli di Stato, un argomento che mi interessa particolarmente. (...) Di titoli di stato, invece, ce n'è una quantità enorme in giro e ancor di più ce ne saranno nei prossimi anni poiché i debiti sovrani, dopo la crisi finanziaria e la recessione, sono destinati ad esplodere. Quello americano potrebbe superare abbondantemente il Pil e diventare in termini relativi più pesante di quello italiano (si veda la terza puntata dell'11 agosto). A dispetto di un'offerta crescente, tutti lo comprano e i rendimenti dei decennali sono crollati dal 4% di 4 mesi fa al 2,8%. Quelli dei titoli a due anni (0,51%) sono ai minimi da sempre. Anche il Bund tedesco offre appena il 2,5% e non si ha ricordo di rendimenti così bassi nemmeno nel corso delle peggiori recessioni. Gli investitori sostengono che Bond e Bund sono un investimento sicuro. Ma a ben guardare tutta questa euforia ricorda un poco la corsa ad accaparrarsi i bulbi di tulipano nell'Olanda del 1620-30 o la smania per le azioni Internet di 11 anni fa. I titoli di stato si acquistano perché c'è incertezza sull'economia, ribattono alcuni investitori. Se davvero fosse così, si starebbe profilando la peggior recessione degli ultimi cento anni. E se fosse così, perché mai starebbero allegramente salendo le borse, come sta avvenendo da inizio luglio? Forse che la bolla si stia invece gonfiando a Wall Street? Come ho più volte confidato, quando i mercati azionari ed obbligazionari salgono all'unisono, uno dei due mente e come ben sapete dal punto di vista fondamentale quello completamente slegato dalla realtà, secondo il mio modesto parere è quello azionario che non sconta la più imponente crisi della storia economica mondiale compresa la Grande Depressione del '29, anche se momentaneamente gli effetti non sembrano cosi dirompenti. Sia ben chiaro è stato fatto tutto il possibile per evitare il ripetersi di una nuova depressione, ma ora il punto non è tanto quello che è stato fatto, ma come e se era la migliore cosa da fare. Chi ci segue da tempo sa la risposta, molte risorse sono state sacrificate sul'altare del breve termine, un breve termine che dimentica la sostenibilità di un processo che è stato strutturalmente modificato nelle fondamenta, sua per quanto riguarda la produzione, sia per quanto riguarda i consumi che per l'occupazione. Tornando alla presunta esuberanza del mercato obbligazionario, è evidente che da oggi in poi, dopo aver intravvisto controcorrente oltre un anno fa, un' occasione storica per approfittare di rendimenti a reddito fisso decisamente affascinanti, l'oceano obbligazionario diventerà un oceano dove il mare in bonaccia sarà sostituito da mare mosso o tempeste improvvise che alterneranno le fobie inflative alla realtà fondamentale macrodeflativa. D'ora in poi l'oceano non sarà più piatto, ma mosso, molto mosso, ma resterà sempre e comunque un porto di approdo, nei momenti di panico, un porto di approdo che dovrà essere attentamente valutato a seconda del territorio e della nazione a cui quel porto appartiene. Onde alterne come piacciono ai pirati dell'obbligazionario, ma nulla toglie che ad esempio quota due per cento nei rendimenti del decennale americano non sia nuovamente a portata di mano. Chi opera sulla base di queste mie metafore agostiane, fa un grosso errore. L'investimento è una cosa seria, nel quale confrontarsi con persone professionalmente preparate, dove le variabili in gioco sono molteplici. Nonostante l'apparenza, vi sono molti operatori qualificati, con tensione etica al proprio lavoro e professionalmente preparati che vi possono aiutare. Il resto lo fa la Vostra consapevolezza! L'ultimo mese ha prodotto una certa "schiuma" ma assolutamente nulla in confronto a quella che si intravvede nei mercati obbligazionari "corporate" e "high yield" ad alto rendimento, non parliamo poi dei mercati "spazzatura" o di quello azionario che come mi ha suggerito Michele, è un pò come il caffè Lavazza, più lo butti giù e più si tira su, nonostante la caffeina presente dal punto di vista fondamentale amplifichi le prestazioni di almeno il 30/40 % in più. Ma al di la di queste considerazioni è la "liquidità" che conta nel caffè, senza quella il caffè non esisterebbe. Tornando ai dati macroeconomici usciti ieri è evidente che nulla è cambiato nelle prospettive del mercato immobiliare, anzi i dati sembrano apparentemente migliori per via di revisioni profondamente negative che i media amplificano in versione positiva. E' ovvio che se prima eravamo a 5 e oggi esce 4 se la revisione negativa aveva portato il precedente dato a 3 siamo saliti a quattro ma in realtà siamo sempre sotto le stime. Questi dati non mancheranno di riflettersi nelle vendite di nuove e vecchie abitazioni con un'anteprima disponibile in California dove nelle contee di Los Angeles, Riverside, San Diego, Ventura, San Bernardino e Orange, nel mese di luglio vi è stato un crollo superiore al 20 %, più o meno come la dinamica del luglio 2009. Come suggerisce Bill di Calculatedrisk, altri indicatori regionali evidenziano notevoli e sensibili diminuzioni nelle vendite. La stima preliminare di Thomas Lawler's esperto economista di mercato immobiliare, suggerisce un livello di vendite che non si vedeva dal 1996, con un inventario che sfonderà la doppia cifra raggiungendo i 12,3 mesi necessari senza nuove costruzioni per smaltire tutti gli eccessi, il numero di case invendute. Se confermati sono numeri da brivido. Ultima modifica di Facts : 20-08-10 alle ore 21:13 |
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||