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Abi, mutuo sospeso per 24mila lavoratori
Abi, mutuo sospeso per 24mila lavoratori
"3,2 miliardi rimasti alle famiglie in difficoltà"
Primo bilancio del piano anti-crisi concordato con gli istituti di credito. Chi ha perso il lavoro o si è visto prosciugare il salario dalla cassa integrazione può beneficiare di un congelamento delle rate per il prestito prima casa. Le domande possono essere presentate fino al 31 gennaio 2011
ROMA - Ammonta a 3,2 miliardi di euro la cifra dei mutui sospesi dalle banche a 24mila famiglie tra il mese di febbraio e quello di giugno. L'Abi aggiorna così il bilancio del "piano famiglie 1", approvato lo scorso autunno, che prevede la sospensione delle rate di rimborso dei mutui come strumento immediato di aiuto per le famiglie in difficoltà.
"La liquidità in più per far fronte alla crisi - spiega l'Abi - ha raggiunto una quota pari a 155 milioni di euro.
Ogni famiglia avrà dunque a disposizione in media 6.800 euro in più. Nel 90% dei casi la sospensione ha riguardato l'intera rata".
Tra le cause più frequenti per richiedere la sospensione, nelle posizioni in bonis (senza ritardi nei pagamenti), è stata l'interruzione dal lavoro o la riduzione dell'orario (cassa integrazione, mobilità ecc.). "Nelle posizioni con ritardo nei pagamenti, invece - spiega l'Abi -, è la cessazione del rapporto di lavoro subordinato". Il maggior numero di domande ammesse è al Nord con il 58,5%, seguono Sud e isole con il 22,2%, e il Centro al 19,3%.
Il piano famiglie è partito il primo febbraio, ma le domande potranno essere presentate fino al 31 gennaio 2011, purché la causa delle difficoltà finanziarie sia un evento accaduto tra il gennaio 2009 e il 31 dicembre 2010. I mutui per i quali può essere chiesta la mora sulle rate sono quelli accesi per l'acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dell'abitazione principale. I soggetti ammessi devono avere un reddito annuo imponibile che non superi i 40mila euro e devono aver subìto, nel biennio 2009-2010, un evento traumatico per le casse familiari come la perdita del lavoro o una riduzione pesante dello stipendio (mobilità, cassa integrazione ecc.).
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