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Data registrazione: Nov 2009
Messaggi: 22
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Parma - edilizia in difficoltà - prime ammissioni
prime ammissioni in un clima di ostentata sicumera
http://parma.repubblica.it/cronaca/2...e_pmi-4484995/ |
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Member
Data registrazione: May 2009
Messaggi: 13,938
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Parma, cantiere di sprechi
Ponte Nord e niente metro, progetti inutili. di Nicola Bandini Sabato, 14 Aprile 2012 ![]() Il cantiere aperto per il restyling della stazione di Parma. da Parma Il grande tetris dell'edilizia, a Parma, si è inceppato sul più bello. Sono finiti i soldi. Stop: insert coin. Cantieri di enormi infrastrutture, tessere da incastrare in uno spericolato gioco di riqualificazioni urbane, sono in stallo da mesi in questa cittadina di provincia che le amministrazioni di centrodestra hanno ribattezzato 'città cantiere' per via dell'ambizioso piano di espansione strutturale e potenza politica. LA CAPORETTO DEL NEOLIBERISMO. Doveva diventare uno snodo di capitali e risorse umane, Parma: una vetrina per il Popolo della libertà (Pdl) lungo la via Emilia, 'rossa' da sempre. Doveva far concorrenza a Bologna. E invece è diventata una Caporetto del neoliberismo all'emiliana. Il sindaco Pietro Vignali si è dimesso lo scorso settembre per gli scandali giudiziari (presunti e vorticosi giri di mazzette) che hanno travolto i suoi collaboratori personali, eppure sono le finanze pubbliche a preoccupare, a spiegare la crisi politica di un capoluogo attualmente commissariato e governato dal prefetto Mario Ciclosi in vista delle elezioni amministrative di maggio. DEBITI BANCARI PER 460 MILIONI DI EURO. Ovunque ci sono ruspe e betoniere ferme da tempo. I creditori fanno la coda davanti alle casse comunali, debiti bancari per 460 milioni di euro gravano sulle spalle del municipio e su quelle delle sue società partecipate, utilizzate in questi anni come braccio imprenditoriale a cui delegare funzioni strategiche. Secondo il Partito democratico (Pd), alla cifra vanno ancora sommati i pagamenti arretrati delle numerose imprese edili impegnate in questi anni nella 'città cantiere': si parla di un totale che potrebbe superare agilmente i 600 milioni di debiti. A Parma, non a Milano o a Roma. MANCATA VIGILANZA SUI COSTI. Ma come ha fatto questa città, da sempre in cima alle classifiche della qualità della vita, ad arrivare sul ciglio della bancarotta? Colpa unicamente della crisi finanziaria o del patto di stabilità, come disse Vignali? Ecco cosa risponde Isabella Tagliavini, nuova amministratrice unica della Stu Stazione, la società comunale che gestisce un grosso cantiere nell'area ferroviaria in grave difficoltà: «Senza voler dare giudizi di merito sul lavoro svolto da chi mi ha preceduto, credo che sia mancata una rigorosa e seria azione di vigilanza sui costi. Se dovessi definire con una parola il lavoro gestionale fin qui svolto parlerei di sommarietà». Un cavalcavia sul nulla costato 25 milioni di euro ![]() Il ponte Nord, a Parma. Basta fare una passeggiata in città per constatare che cosa resti oggi di ambiziosi programmi di intervento urbanistico. È bloccata appunto la riqualificazione della stazione ferroviaria, con i suoi 210 milioni di costi stimati per un debito - al 30 settembre 2011 - di 112,5 milioni di euro. Non decolla la vendita degli appartamenti extra lusso (3.800 euro al metro quadrato) finanziati dal Comune 'palazzinaro' in una zona degradata della città e controllata dai pusher nigeriani, via Pasubio. METROPOLITANA MANCATA. Mancata del tutto la realizzazione di una metropolitana sotterranea da 365 milioni di euro, per la quale Roma invierà comunque a Parma 70 milioni in base ad accordi precedenti. Insomma, negli anni di Mario Monti e dei sacrifici del Salva Italia, gli italiani si trovano a pagare un'opera mai nata e concepita nel capriccio in una città che si percorre in bicicletta in un quarto d'ora. È inoltre ancora ignoto alla gran parte degli abitanti a che cosa serva mai un ponte, il ponte Nord si chiama, eretto alle spalle della stazione ferroviaria e privo di collegamento stradale, costato 25 milioni di euro «interamente a carico dello Stato» e per il quale dunque «i parmigiani non verseranno nulla» come ha dichiarato il suo stesso progettista ed ex senatore Pdl Vittorio Guasti. UN PONTE SENZA STRADA. E pazienza se i soldi di tutti (e quindi di nessuno?) sono serviti a costruire un cavalcavia da 180 metri e 1000 tonnellate sopra un rigagnolo in secca per vari mesi all'anno e, soprattutto, privo di una strada. Per giustificare a posteriori la struttura, hanno dovuto sfondare letteralmente un viottolo di quartiere segando il cortile di un condominio e cementificando i cancelli d'ingresso di altre due palazzine. Al momento, nessuno sa che cosa fare del ponte Nord: i candidati sindaco alle amministrative si lanciano in proposte fantasiose. Vittorio Guasti, il suo progettista (già capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale poi dimessosi per polemiche nel 2009 per presunti conflitti di interesse), dice che originariamente doveva ospitare un «centro di documentazione e formazione sull'alimentare». Un ponte. Un palazzo da 38,6 milioni di euro per l'Efsa È un'abitudine sempre più diffusa, a Parma, quella di dire «tanto paga lo Stato». Lo ha dichiarato di recente anche Francesco Fochi, amministratore unico della Stu Authority, la Società di trasformazione urbana partecipata dal Comune e con il compito di ridisegnare un'intera fetta di città in funzione dell'insediamento dell'Authority per la sicurezza alimentare: l'Efsa, l'agenzia europea che l'allora premier Silvio Berlusconi festeggiò nel 2005 dicendo di aver battuto la concorrenza di Helsinky sfoderando «arti da playboy» con la premier finlandese Tarja Halonen. Ma il cui compito è ancora oscuro. A CARICO DEL BILANCIO EUROPEO. Lo scorso settembre la società comunale ha concluso - in questo caso sì - la costruzione della sede dell'Efsa: un palazzo di 11 piani costato 38,6 milioni di euro. «La realizzazione della sede dell'Authority è interamente a carico del bilancio europeo», disse Catherine Geslain Lanéelle, direttrice dell'Efsa. «E noi che cosa siamo», obiettò qualcuno in conferenza stampa, «cittadini americani?». Lo stesso si potrebbe dire, secondo la medesima logica pilatesca, dei finanziamenti che negli anni sono arrivati per il restyiling della stazione ferroviaria: 25 milioni assicurati dal ministero delle Infrastrutture, 3,2 milioni garantiti dalla Regione Emilia Romagna, 1,5 milioni dalla Tav oltre ai 15,2 preventivati direttamente dal Comune e ai tre divisi a metà fra Regione e Comune per un totale di 48 milioni di euro. FERROVIA: RESTYLING DA 210 MILIONI. Il costo complessivo dell’intervento è valutato 210 milioni. Il primo stralcio costerà 150 milioni anche se l’appalto iniziale ne valeva 100: la differenza fra il finanziamento e il costo avrebbe dovuto esser coperta dalla vendita di hotel, residence, uffici, esercizi commerciali, parcheggi compresi nel progetto della nuova stazione (affidato all'archistar catalana Oriol Bohigas). Piccolo problema: la Stu ha finito i soldi. «A causa di una gestione sommaria», come ha detto Tagliavini, gli appartamenti che avrebbero dovuto ripagare le spese neppure sono stati costruiti. La Società di trasformazione urbana, di recente, è stata ammessa a una procedura di ristrutturazione del debito con banche e imprese creditrici. Ora il cantiere, che a breve dovrebbe tornare ad attivarsi, è solo una delle tessere mancanti nel pantagruelico tetris voluto da un gruppo di amministratori alla fine espulso dalla sala giochi della politica. |
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