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Data registrazione: Feb 2008
Messaggi: 3,792
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Lavoro, 1500 posti spazzati via dalla crisi
Edilizia a picco, riorganizzazione alla Siot, aziende che si trasferiscono in Slovenia
Si calcola che la crisi abbia stroncato a Trieste 1500 posti di lavoro, in un mercato dove - secondo le stime dei sindacati - un terzo degli ingaggi è a tempo determinato. Almeno 400-500 di questi posti sono stati persi nel campo, insondabile peraltro, degli interinali. La città degli stipendi statali e del terziario non vedrà mai ciò che è accaduto a Udine e Pordenone, parzialmente a Gorizia, cioé ore di cassa integrazione nel campo delle imprese artigiane saltate dalle 99 mila del 2008 alle 650 mila del 2009. Ma il 2010 tuttavia si presenta fosco. Il commercio, si dice, andrà peggio ancora, l’onda lunga dei crac finanziari non è finita. La crisi delle imprese, i pagamenti ritardati e le insolvenze nel campo produttivo si traducono nell’i mmediata incapacità di spesa delle famiglie. Le bonifiche del sito inquinato il cui costo pende minaccioso sulla testa degli imprenditori frena ogni speranza. «Quattro aziende volevano insediarsi e non abbiamo potuto accoglierle - dice il presidente dell’Ezit, Mauro Azzarita, che ora sarà responsabile delle verifiche sugli ultimi 300 mila metri quadrati di terreni sporchi -, e dieci vorrebbero espandersi e non lo possono fare. Un dolore». Tutta economia che va indietro anziché avanti, mentre qualche azienda del campo della logistica si è spostata nel frattempo in Slovenia dove i costi fiscali sono assai più bassi. Il presidente degli industriali, Sergio Razeto, riassume il 2010 in una sibillina eppur esplicita previsione: «Il domani non sarà più uguale a ieri. Per le aziende che avranno la forza di tirarsi su dopo la crisi sarà indispensabile avere occhi aperti, fare innovazione cercando nicchie di mercato nuove, i Paesi dell’Est stanno avendo una crescita fortissima di cui qui non si ha forse esatta contezza, e so di nostri imprenditori che sono andati a impiantarsi in Algeria, in Libia. Chi vive sull’esportazione deve muoversi». L’edilizia intanto è a picco, salvo per i piccolissimi impresari che si occupano di ristrutturazioni, agevolate dagli sconti fiscali, come riconosce Dario Bruni, presidente di Confartigianato (peraltro il più terrorizzato, il più offeso per le dinamiche istituzionali sulle bonifiche: «Ci vorranno ben dire se dovremo pagare 3 euro o 70 euro al metro questa bonifica o il danno anbientale, oppure ci vogliono solo dare pacche sulle spalle a ora di elezioni?»). Le grandi imprese triestine, quelle dei grandi cantieri, sono già in zona rossa. I sindacati: «È in arrivo una pesante cassa integrazione». È finito il boom del costruire. I cantieri pubblici sono fermi. L’Ater è costretta a dimezzare i propri interventi, per l’azzeramento del finanziameti regionali. Bruni incolpa anche il Comune: «Il piano regolatore ha chiuso con le costruzioni». «Centinaia di persone finiranno in cassa integrazione». annuncia Luca Visentini, segretario provinciale Uil. Il pessimo segnale l’ha dato a tutti la cassa integrazione decisa dal colosso Fincantieri. Perfino la Siot, che trasporta petrolio, ha allo studio ”riorganizzazioni” interne e calcola di aver perso il 5% dei trasporti e dunque del fatturato. «Ma niente è ancora deciso» assicura Nevio Grillo, direttore delle operazioni. Nel frattempo i sindacati temono invece il 30% di Cig. (06 gennaio 2010) |
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Mattone Manco Morto
Data registrazione: Dec 2007
Messaggi: 1,668
Popolarità: 24347010 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
amici e vicini di casa : l'argomento CRISI e' sempre di piu' sulla loro bocca.
Adesso si cominciano a vedere le diminuzioni di fatturato, guadagno, incassi ecc Ed e' solo l'inizio ..... Nelle Borgate i prezzi delle case (prezzi di vetrina) sono gia a -30% (vedere Boccea Montespaccato) |
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