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Vecchio 08-02-10, 22:16   #1 (permalink)
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«Troppe minacce, rinunciamo» Sciolta l'associazione Sos racket

AVEVANO SMASCHERATO CON UN VIDEO LA «SIGNORA GABETTI», BOSS DELLE CASE ALER OCCUPATE

«Troppe minacce, rinunciamo» Sciolta l'associazione Sos racket
Terza intimidazione in pochi mesi per il presidente Frediano Manzi: «Siamo stati abbandonati»



MILANO - Dopo l'ennesimo atto intimidatorio, il presidente di Sos Racket e Usura Frediano Manzi ha deciso di sciogliere l'associazione attiva da 13 anni. Domenica mattina ignoti hanno dato fuoco con liquido infiammabile al suo furgone per la consegna dei fiori a Caronno Pertusella (Varese). Manzi che ha poi contattato i sette membri del Consiglio direttivo e insieme hanno deciso la chiusura dell'associazione. «Negli ultimi tre mesi - spiega - questo è la terza pesante intimidazione che riceviamo, dopo che hanno sparato contro un chiosco a Parabiago e hanno messo una bomba carta nel chiosco di Nerviano, senza contare ovviamente le telefonate ricevute. Ma non è per paura che chiudiamo, ma per la totale impossibilità di lavorare in condizioni di sicurezza». Manzi spiega di non sapere da dove provengano tutti questi atti intimidatori «viste le decine d'inchieste aperte in tutta Italia in conseguenza alle nostre denunce» ma non intende mettere a rischio «le decine di volontari che collaborano con un'associazione alla quale non è stata trovata neanche una sede sicura».
LA «SIGNORA GABETTI» - Una delle ultime denunce di Sos Racket e Usura ha portato all'arresto di Giovanna Pesco, detta «la signora Gabetti», e di altre persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'occupazione abusiva di appartamenti, alcuni di proprietà dell'Aler, in via Padre Luigi Monti, nella periferia nord di Milano. «Dopo questa denuncia - ricorda Manzi - si sono interrotti completamente i rapporti con la Regione Lombardia, mentre da gran parte delle istituzioni milanesi non abbiamo mai avuto nessun appoggio: il sindaco Moratti non ha mai detto una parola, il vicesindaco De Corato ci ha delegittimati in pieno».

QUARTIERI «PROIBITI» - Da quando Sos Racket e Usura si è occupata del racket delle case popolari a Milano, «non possiamo più entrare in alcuni quartieri della città senza essere bersagliati da insulti e minacce», prosegue Manzi. «Questo non è tollerabile in un paese civile, come non è tollerabile che parte delle istituzioni milanesi abbiano con noi avuto un atteggiamento non d'appoggio ma di scontro e delegittimazione, dopo che noi abbiamo dimostrato che, per la loro inerzia, hanno creato a Milano dei quartieri ghetto, permettendo di fatto alla criminalità organizzata di sostituirsi allo stato». Collaborazione è arrivata dalle forze dell'ordine ma «per il resto siamo stati totalmente lasciati allo sbando. Non ce la sentiamo più di andare avanti in questo stato - aggiunge - sembra di essere nel quartiere Zen di Palermo, non a Milano». Sul sito dell'associazione, un video che proviene dagli abitanti di via Padre Luigi Monti: «Questo sarà l'ultimo documento che noi pubblicheremo». Cancellato anche il presidio per la legalità organizzato dall'associazione per sabato 13 febbraio in via Ciriè a Milano.

http://milano.corriere.it/milano/not...20909181.shtml
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Vecchio 09-02-10, 06:45   #2 (permalink)
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È finito il lavoro in italia solo bamboccioni vogliono gente che on capisce un capzo.....
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Vecchio 27-05-10, 08:59   #3 (permalink)
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L'INCHIESTA

Case popolari, ragazze madri cacciate
ma nessuno sgombera i signori del racket


I sindacati e l'associazione antiracket “Sos usura” chiedono interventi anche sui clan
Organizzato un presidio in via Ciriè: “Il quartiere deve vincere la paura della mafia”


di SANDRO DE RICCARDIS

Se cerchi i boss di Niguarda, se cerchi la famiglia Pesco, basta andare in via Val Cismon – uno dei primi palazzoni della via – e suonare il campanello. I Pesco, anche dopo l’operazione della squadra mobile che ha arrestato a novembre Giovanna Pesco, la “signora Gabetti”, sua figlia e il genero, sono sempre lì. Basta cercare il nome sul citofono e suonare.

I Pesco non solo decidono a chi assegnare a caro prezzo gli appartamenti negli stabili popolari, ma li occupano abusivamente loro stessi. Ne hanno quattro in un palazzo di via Val Cismon, e sei nella parallela via Padre Luigi Monti. E quando l’inchiesta della procura gli ha tolto la disponibilità di quelli dove abitavano, loro si sono spostati negli altri locali del loro personale patrimonio — circa venti alloggi — di case popolari a Niguarda. Alcune sono pronte a essere abitate, altre blindate dai lucchetti per custodiscono il vero business dei clan, la droga.

VIDEO Le immagini che hanno fatto scattare l'inchiesta

La storia dei Pesco in un pezzo del quartiere Niguarda, è uguale in ogni periferia della città. Mentre l’Aler va avanti al ritmo di uno sgombero al giorno, le case dei clan non vengono toccate, se non quando sono le forze dell’ordine a procedere a sequestri e arresti. Appena due giorni fa, in via Abbiati, a San Siro — uno dei pochi quartieri dove le occupazioni non sono gestite dalla criminalità organizzata — a essere sfrattata da un alloggio occupato abusivamente è stata una ragazza e la sua bambina di sei anni. La donna, che ha perso il marito in un incidente, era seguita dai servizi sociali. Il Comune le ha offerto un posto in una casa alloggio a Cremona anche se la donna ha a Milano un lavoro da 700 euro al mese e la figlia frequenta le scuole a San Siro.

Quello che non viene toccato dagli sgomberi comunali è il potere delle famiglie locali di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Ancora al Niguarda, dieci appartamenti in due stabili di largo Rapallo, sono nella diretta disponibilità dei Feola, famiglia napoletana che ne gestisce una trentina. In quattro palazzi di via Ciriè e in uno in via Racconigi le famiglie pugliesi dei Carella e dei Di Nuzzi occupano personalmente dieci appartamenti tra le due vie — hanno anche la luce allacciata abusivamente — ma ne controllano circa 70. Nel quartiere tutti lo sanno: basta andare in un bar di via Moncalieri per chiedere una casa. Servono duemila euro per entrare. Qui i clan sostituiscono l’Aler anche nella riscossione degli affitti: dagli extracomunitari che vivono in sette o otto per appartamento, pretendono ogni mese 300 euro ciascuno. Un business enorme.

«Dal 2005 gli stabili di via Ciriè hanno un unico amministratore che ha fatto solo denunce generiche di spaccio — accusa da tempo Frediano Manzi, fondatore di Sos Racket e Usura, che con le sue denunce ha dato il via a diverse inchieste contro i clan nei quartieri — Della stessa società di amministratori di condomini è stata socia fino al 2006 la moglie, che è una funzionaria dell’Aler». Documentazioni che Manzi ha già portato in questura. Come l’ultima denuncia, ieri pomeriggio: un video di 50 minuti in cui una inquilina di Quarto Oggiaro racconta di un altro ispettore della Gefi — dopo quello arrestato pochi giorni fa — che chiede sesso per evitare sgomberi, d’accordo con alcune portinaie.

Per distrazione o connivenza di chi dovrebbe controllare, i clan gestiscono il racket indisturbati. Al Giambellino, in via Vespri Siciliani, 28 appartamenti su 30 di uno stabile sono controllati dai Grimaldi, famiglia di calabresi che assegnano le case Aler tra via Bellini, Vespri Siciliani e Bruzzesi. In via dei Cinquecento, al Corvetto — dove venerdì scorso, è stata sgomberata una donna coi suoi figli di uno e sei anni — il mercato delle occupazioni è affare degli Schettino (napoletani) e dei Dapone (pugliesi), che oltre ad avere occupato in vent’anni 15 appartamenti controllano persino le occupazioni delle cantine: le affittano agli spacciatori maghrebini per duemila euro. A Quarto Oggiaro, i Tatone (casertani) e i Carvelli (crotonesi) hanno la disponibilità diretta di tre appartamenti in via Capuana e uno in via Pascarella.

I clan hanno ville fuori città, appartamenti sparsi tra l’hinterland e il centro, ma scelgono di restare nel quartiere per controllare il territorio, gestire il traffico di droga, dare case ai soldati del proprio esercito. «Una politica di sgomberi che intervenga sui potenti prima che sulla povera gente serve a sradicare il controllo criminale dei clan nei quartieri — dice Carmela Rozza, consigliere comunale del Pd — A Niguarda invece lo spaccio è in aumento, così come le occupazioni abusive a Quarto Oggiaro. La strada dev’essere chiara: Aler e Comune devono scacciare i delinquenti e assegnare le cinquemila case vuote».

Questo chiederanno di nuovo i residenti e le associazioni al presidio di Sos Racket in via Ciriè 1. Una settimana fa, in via Padre Luigi Monti, la parte onesta dei caseggiati ha avuto il coraggio di compilare decine di questionari, sfidando gli uomini dei clan, fermi a controllare dal marciapiede opposto. Ora gli organizzatori sperano che anche oggi il quartiere vinca la paura e scenda in strada contro la mafia delle occupazioni abusive.

(26 maggio 2010)

Fonte: la Repubblica
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Vecchio 27-05-10, 09:32   #4 (permalink)
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Che tristezza...ancora una volta vince l'illegalità!
Ma che scendere in strada...!! Con questi vanno usati i loro stessi mezzi! Eliminazione. Eradicazione. Se ne fregano che scendi in strada (a fare che poi?!). Su queste cose io divento un nazista.
Ah gia...noi siamo un paese democratico. Non si può. Che vincano loro allora.
Sos Racket ha fatto bene a ritirarsi. Chi glielo fa fare di saltare in aria per proteggere chi gli sputa contro.
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Vecchio 27-05-10, 16:46   #5 (permalink)
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ASSURDO!
Che schifo!

E poi tutti concentrati sul 5% di riduzione dello stipendio ai parlamentari: sono l'illegalità e l'assenza dello Stato (dove realmente serve) i maggiori problemi italiani!
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Vecchio 29-05-10, 15:38   #6 (permalink)
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IL CASO

Denuncia racket delle case
picchiata dalla custode


La donna ha segnalato alla polizia un ispettore della Gefi e cinque portinaie. Che l´hanno riconosciuta in un´intervista tv


di SANDRO DE RICCARDIS

Due giorni fa ha denunciato in un video, finito in questura, un ispettore della Gefi per averle chiesto prestazioni sessuali per evitare lo sgombero e cinque portinaie complici del racket delle occupazioni abusive. Poche ore dopo la donna, un´occupante romena di 28 anni, madre di due bambini, è stata aggredita da una delle portinaie e da altre donne del caseggiato, vicino a viale Certosa. Sono le 22.30 di giovedì sera. La donna esce di casa con la spazzatura e viene colpita con uno schiaffone dalla custode e da altre donne, finché altri inquilini non mettono fine all´aggressione. «Se fai denuncia sei morta» le urlano. La donna, sotto choc, viene medicata al Sacco, poi va in questura e sporge denuncia. Ora la squadra mobile procede per ingiurie e lesioni. «È una notizia gravissima - dice Frediano Manzi, dell´associazione Sos Racket e usura, che con le sue denunce ha dato il via a inchieste sulle occupazioni abusive - molta gente non parla perché ha paura». Una settimana fa la squadra mobile aveva arrestato un altro ispettore della Gefi che aveva chiesto sesso a un´inquilina per evitarle lo sgombero. E in questo video-denuncia la donna aggredita l´altra sera accusa le portinaie di alcuni stabili tra via Pizzigoni e Console Marcello di avere avuto accesso agli archivi della Gefi per individuare abusivi e morosi.

29 maggio 2010

Fonte: la Repubblica
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Vecchio 29-05-10, 15:44   #7 (permalink)
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la ndrangheta comanda e i leghisti ubidiscono
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Vecchio 01-07-10, 10:38   #8 (permalink)
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'INCHIESTA

Nelle case fantasma di Milano
così i clan espropriano il Comune


Cinquemila alloggi controllati dai boss. E "riassegnati" attraverso una vera e propria graduatoria parallela
Un business da 20 milioni: capi bastone controllano interi caseggiati grazie a funzionari pubblici infedeli

di PAOLO BERIZZI e SANDRO DE RICCARDIS

Gli alloggi comunali a Milano non sono più un problema: basta scendere a patti coi boss delle "case fantasma" e, grazie anche a funzionari "amici", un tetto si trova. Un bilocale a Niguarda. Tre vani a Quarto Oggiaro. Due stanze a Baggio. Luce-acqua-gas compresi nell'"affitto". Prendere e pagare. All'ombra del Duomo, nella nebulosa dei lunghi silenzi di Palazzo Marino, per avere una casa "convenzionata" non devi nemmeno aspettare il tuo turno nella lista per l'assegnazione: c'è una graduatoria parallela, molto più rapida ma a pagamento. La gestiscono i burattinai del racket degli alloggi pubblici. I capi bastone delle occupazioni abusive e i dipendenti infedeli dei gestori pubblici. Che nella città della finanza contano più di un consigliere comunale, più di un assessore.

Donne-boss che hanno in mano interi caseggiati; portinai che sparano per chiudere la bocca a chi protesta o a chi non paga; funzionari e dirigenti dell'Aler - l'azienda lombarda per l'edilizia residenziale - conniventi. Bene oliati dagli "amministratori-scassinatori" con l'unico passpartout che apre tutte le porte: le "stecche". Pagate soprattutto dagli inquilini a chi, per potere conquistato con metodi da gangster, si è sostituito al Comune nell'amministrazione dei pubblici alloggi. "La lista parallela esiste ed è il risultato di troppi anni di inefficienza da parte delle amministrazioni - denuncia Aldo Brandirali, consigliere comunale Pdl e già assessore allo sport - Palazzo Marino continua a non conoscere la situazione di illegalità diffusa: e questo è un grosso problema".

Un business da 20 milioni di euro all'anno, 5mila case controllate da una decina di clan della malavita organizzata di origine campana, pugliese, calabrese e siciliana. Finiscono nelle loro casse le mazzette scucite alle famiglie che aspettano da anni. Da 1.000 a 7.000 euro. Accordi a domicilio o attraverso inserzioni su giornali e online. "Affittasi bilocale in viale Fulvio Testi"; "appartamento a Corvetto, privato, telefonare a...". Si vendono, in pratica, i contratti di affitto. Si sfondano porte di acciaio e si mette a reddito la casa. L'ultimo l'hanno beccato un mese fa: cercava di piazzare su Ebay un appartamento in via Forze Armate, 25mila euro con la possibilità, in futuro, di passare all'acquisto.

Come si è arrivati a questa situazione lo spiegano bene le parole pronunciate dal pm Antonio Sangermano nell'udienza dello scorso 11 maggio contro il clan Pesco-Cardinale. Che al quartiere Niguarda controlla decine di immobili. "Il Comune ha tollerato per anni una sacca purulenta, è inutile che i cittadini facciano segnalazioni se poi si resta inerti". Chi denuncia o si oppone alla legge dei furbetti riceve un trattamento "dedicato": minacce, aggressioni, colpi di pistola. Come nella notte tra il 4 e il 5 aprile.

Dieci spari contro una finestra in via Console Marcello. Per "avvertire" una donna che doveva testimoniare a un processo per pestaggio. L'accusato è il figlio della portiera, L. A., donna boss alla quale l'Aler ha affidato il controllo degli appartamenti sfitti di un palazzo a Niguarda: lei disinnesca gli allarmi e fa salire la gente a dormire dietro compenso. È lei l'alter ego di Anna Cardinale, appena tornata in libertà, figlia della "signora Gabetti" Giovanna Pesco, chiamata così perché è stata un vera e propria agenzia immobiliare di alloggi da occupare. Tutte e due arrestate dalla polizia che mesi dopo ha pure pizzicato un ispettore Gefi che chiedeva sesso per evitare lo sfratto.

Tra Aler e Comune sono 93 mila le case pubbliche a Milano. Cinquemila vuote. Quattromila occupate abusivamente. E i tempi di attesa (20 mila domande) si allungano. "Dal primo ottobre il Comune ci ha riaffidato la gestione del suo patrimonio (30 mila case) che prima era in mano a tre privati (Gefi, Romeo, Pirelli Re) - dice Domenico Ippolito, direttore generale dell'Aler - Stiamo cercando di eliminare le sacche di illegalità laddove è possibile".

Ma le case fanno gola a tanti. Dietro i meccanismi dell'assegnazione "parallela" c'è l'affare dei servizi di manutenzione e ristrutturazione. Mafia da una parte, sponde istituzionali dall'altra. Uno degli arrestati nell'inchiesta "Parco-Sud" sui rapporti tra 'ndrangheta, politica, e imprese edili, il consigliere comunale Pdl di Trezzano, Michele Iannuzzi, intercettato con un imprenditore "accenna alla possibilità di ricevere dei lavori dall'Aler per tramite dell'interessamento di Marco Osnato", consigliere comunale milanese del Pdl e funzionario Aler (non indagato).

Un altro spaccato riguarda i rapporti tra l'Aler e lo studio De Luca. Che dal 2005 amministra 600 appartamenti popolari tra via Ciriè e via Racconigi. La moglie di Antonio De Luca, Anna Bubbico, socia nel suo studio fino al 2006, siede nell'ufficio di presidenza dell'Aler e si occupa di lotta all'abusivismo. Quanto basta all'associazione "Sos racket e usura" per denunciare connivenze e opacità. Il materiale raccolto attraverso 500 questionari nei quartieri più problematici è diventato un dossier, ora in Procura. Una fotografia in chiaroscuro dei rapporti ambigui tra controllati e controllori. Con più di una sorpresa. A chi spetta il compito di fronteggiare il potere dei mammasantissima delle periferie? L'Aler ha mandato in trincea quindici ispettori. Tutte donne. Dicono all'Aler che "sono più convincenti di noi uomini".

(01 luglio 2010)

Fonte: la Repubblica
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Vecchio 20-07-10, 09:00   #9 (permalink)
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19 luglio 2010

La mafia delle case popolari, un racket alimentato dal silenzio della politica

Ogni quartiere ha il suo padrone degli alloggi abusivi. Sta scritto in un esposto presentato da Frediano Manzi, presidente dell'associazione Sos racket e usura

Esiste un elenco parallelo di case popolari nel comune di Milano gestito dalla criminalità organizzata e non solo. Ne è convinto Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos racket e usura che da più di un anno sta raccogliendo le denunce dei cittadini vittime di questo sistema e che proprio oggi ha presentato un nuovo esposto alla procura della Repubblica. Il racket degli alloggi ha dei numeri impressionanti: sui 90mila alloggi popolari del territorio della città, circa 5000 appartamenti risultano essere gestiti direttamente dalla mafia, in barba a quei 20.000 milanesi bisognosi che ancora aspettano un posto in cui vivere.
Anche se, secondo le testimonianze, il fenomeno dura da più di dieci anni, la prima inchiesta sull’argomento risale al 28 agosto dell’anno scorso, quando la magistratura ha deciso di raccogliere le segnalazioni che arrivavano all’indirizzo di Sos usura e racket e di emettere otto ordinanze di custodia cautelare in carcere e di indagare altre dodici persone. La sentenza sul traffico di case di via Padre Luigi Monti è attesa per domani pomeriggio.

Il caso esplode quando viene pubblicato sul sito dell’associazione un video in cui, sotto mentite spoglie, un suo esponente contratta la compravendita abusiva di un alloggio con un personaggio appartenente al racket degli alloggi. Si tratta di Giovanna Pesco, alias la gabetti perché in poche ore è in grado di reperire un appartamento: abusivo, ovviamente, a circa 3.000 euro, in nero naturalmente. Una novità? Non per quei residenti che la presenza della famiglia Pesca l’avevano denunciata al Comune più di quindici anni fa. Ci sono le prove e un esposto protocolatto addirittura dall’ufficio edilzia residenziale. La politica ha però taciuto. Per anni. E non è finita, perché solo pochi giorni fa il suo ex marito, Paolo Cardinale, ha occupato un altro appartamento. Si tratta della casa lasciata libera da un anziano deceduto in ospedale.

Da quel momento in poi cominciano ad arrivare centinaia di segnalazioni che dimostrano come il sistema fosse diffuso in numerosi quartieri di edilizia popolare della città. Per capire meglio il fenomeno, l’associazione decide di promuovere un questionario e di farlo compilare agli abitanti dei quartieri coinvolti: da Via Monti e Via Cirié, in zona ospedale Niguarda, alla zona di Via Padova, fino a Via Console Marcello alle porte di Quarto Oggiaro. La fotografia che emerge dai racconti di chi vive in quelle aree, è di una città con interi quartieri colpevolmente abbandonati al degrado e alla criminalità.

Il metodo usato grosso modo è sempre lo stesso: le organizzazioni entrano in un appartamento vuoto in attesa di assegnazione e lo “rivendono” a dei bisognosi disposti a tutto pur di avere un tetto. Anche a occupare un appartamento e a mettersi nelle mani dei criminali. Il prezzo della tangente varia dai 1500 ai 4000 euro e spesso gli occupanti abusivi pagano anche una sorta di affitto mensile a chi li ha fatti entrare illegalmente nelle abitazioni.

Dai questionari raccolti dall’associazione di Manzi emerge che a gestire il racket delle case popolari di proprietà del Comune sono personaggi legati a doppio filo con la criminalità organizzata: dalla famiglia Feola al clan dei Pesco-Priolo-Cardinale. A volte sono gli stessi amministratori degli stabili o addirittura i portinai che mantengono il loro controllo sugli inquilini abusivi con intimidazioni e minacce.

Nonostante gli esposti dei residenti segnalassero in maniera chiara la presenza di gruppi criminali che gestivano questo tipo di racket, nessuno prima di Sos racket e usura, era intervenuto nel segnalare all’autorità giudiziaria queste illegalità. Né ,l’Aler, l’istituto che amministra le case popolari milanesi, né l’ufficio per la Sicurezza del comune gestito dal vicesindaco Riccardo De Corato. In alcuni casi si è sfiorato quasi il paradosso. Come in via Cirié dove protagonista degli abusi è stato un amministratore condominiale, sposato con la responsabile del settore abusivismo dell’Aler che non ha mai mosso un dito per sanare le violazioni. In altri casi, i nomi e i cognomi dei protagonisti del traffico illegale, sono stati esposti direttamente al vicesindaco e al consigliere del Pdl Marco Osnato, che è anche dirigente gestionale dell’Aler. Ma nessuno si è interessato alla faccenda.

La figura di Osnato, uomo forte del Pdl meneghino e parente del ministro della Difesa Ignazio La Russa, è particolarmente interessante. Il suo nome, assieme a quello del direttore generale dell’Aler, Domenico Ippolito, è finito in un altro esposto presentato sempre da Manzi. In quel documento si riportava la testimonianza di un ex ingegnere dell’istituto che sosteneva che i due fossero coinvolti in un giro di tangenti, appalti e bandi di gara truccati. I due, ad oggi, non risultano indagati.

Quello che è certo, al di là delle responsabilità individuali, è che la politica locale sembra disinteressarsi completamente del racket degli alloggi, diventandone colpevolmente complice. Intanto l’illegalità prospera in questi palazzoni di Milano che ricordano sempre di più “le Vele” di Scampia o lo “Zen” di Palermo. Luoghi in mano alla criminalità e serbatoi di voti per i potentati politici locali.

Fonte: il Fatto Quotidiano
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