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Data registrazione: Nov 2008
Messaggi: 4,235
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2010: pioggia di case degli enti
ENASARCO: DA SETTEMBRE DISMISSIONE IMMOBILI PER 4,5 MLD
(ANSA) - ROMA, 19 GEN - La Fondazione Enasarco, la cassa di previdenza degli agenti e dei rappresentanti di commercio, conta di dare operativamente il via alla dismissione del proprio patrimionio immobiliare a partire dal prossimo settembre. Si tratta di circa 18 mila alloggi (17 mila a Roma, un migliaio a Milano), da cui punta ad incassare "circa 4,5 miliardi di euro (il valore in bilancio è 3 miliardi)". Lo ha spiegato il presidente Brunetto Boca, a margine di un'audizione in commissione Lavoro alla Camera. Alla base della vendita degli asset immobiliari, è stato sottolineato, "le difficoltà gestionali ed il basso rendimento che è intorno all'1%" insieme all'obiettivo di "investire in stabili di pregio e a più alta redditività", come la Fondazione ha già fatto per la Galleria Alberto Sordi a Roma. (ANSA). |
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Data registrazione: May 2009
Messaggi: 13,938
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Sul patrimonio immobiliare dismissioni a passo lento
Venerdí 29 Aprile 2011 La partita immobiliare delle casse privatizzate resta tutta da giocare. Con una sola eccezione importante, quella dei farmacisti, a dieci anni dalla legge che imponeva una robusta dieta dimagrante agli enti previdenziali pubblici i patrimoni sono rimasti enormi, in qualche caso pesantemente sbilanciati. E con redditività ancora basse nonostante qualche progresso. La lezione delle dismissioni di Inps, Inpdai, Inpdap e Inail, insomma, non ha fatto scuola. Il confronto, realizzato sulla base di una rilevazione effettuata dal Sole 24 Ore in relazione al bilancio 2000 di alcune casse professionali, è impietoso. Solo notai e farmacisti hanno ridotto il peso del mattone. Enasarco e ragionieri stanno iniziando ora e l'Inpgi ha avviato una una mini dismissione da 28 milioni, il 4% degli asset. Questo quadro indica una pericolosa tendenza al rinvio di problemi molto seri. Gli enti hanno assolto per molto, troppo tempo, la funzione di stanza di compensazione delle tensioni abitative, obbligati ad applicare l'equo canone dal 1980 al 1992, e hanno dovuto poi destreggiarsi in una lunga (e tutt'altro che terminata) fuoriuscita dal regime vincolistico dopo la prime liberalizzazioni. Sempre senza affrontare il nodo dismissioni. La questione era stata invece avviata dall'Enpaf (farmacisti) proprio in contemporanea con le operazioni Scip (le cartolarizzazioni degli immobili degli enti previdenziali pubblici), all'inizio del secolo. Così, dopo aver superato numerosi contenziosi che miravano all'applicazione dei benefici previsti per gli inquilini Scip (sconti sino alla metà e valore di vendita di parecchi anni prima), l'Enpaf è riuscita a liberarsi di oltre metà del suo patrimonio abitativo. «Siamo riusciti a cedere gli immobili che costavano molto e rendevano poco - spiega Marco Lazzaro, direttore generale dell'Enpaf -. E abbiamo impiegato la liquidità in un fondo chiuso di cui siamo l'unico quotista e che ha un rendimento del 5% sul valore di mercato». Gli altri immobili, al 75% abitativi, sono stati locati quasi tutti a canoni concordati. «Ma proprio perché si trattava di edifici ben tenuti abbiamo potuto scegliere la fascia più alta, che in certi quartieri ci garantisce un affitto di poco inferiore a quello di mercato e uno sfitto di solo il 3%». Il resto del gioco lo fanno gli sconti fiscali, ed ecco l'Enpaf in testa nelle redditività lorda (7,98%) e netta (3,02%). Ma se altri enti si sforzano di diversificare, le dismissioni restano un tabù. «Nel Cda si sta discutendo proprio ora - spiega il presidente dell'Inpgi Andrea Camporese - ma si tratterà di un percorso lungo. La nostra strategia è di investire in fondi immobiliari, come abbiamo fatto con Hines, e non più di immobilizzare nel mattone. Sappiamo bene di essere sovraesposti, con il 57% del patrimonio nell'immobiliare, ma non è facile uscire da decenni di scelte poco dinamiche». Tra le Casse con quote di immobiliare al di sotto del 10% c'è quella dei dottori commercialisti. «Un punto non abbastanza rilevato – spiega il presidente, Walter Anedda – è che per anni quasi tutte le "vecchie" Casse hanno seguito logiche non redditizie. Erano i ministeri a "indirizzare" gli acquisti per finalità sociali: alloggiare a canoni concordati gli impiegati pubblici o le guardie giurate. Per dismettere questa pesante eredità ci vuole tempo. Attualmente siamo al 7% di immobiliare. E solo nel 2010 abbiamo ripreso a investire dopo anni di inattività». Un piano di dismissione si prepara alla Cassa ragionieri. Spiega il presidente, Paolo Saltarelli: «Il Cda di maggio selezionerà la Sgr al cui fondo conferiremo il patrimonio residenziale da alleggerire gradualmente. Troppe 1600 unità da gestire. L'adeguamento quadriennale a scaglioni dei canoni di mercato non è completo e non mostra ancora la redditività attesa». «È sempre difficile la comparabilità delle redditività tra lordo e netto – sottolinea Paola Muratorio, presidente di Inarcassa – ma la bassa redditività la spieghiamo con un parco immobili di alta qualità, gravato da imposte e manutenzione importante. Il 15% è in ristrutturazione (non a reddito, quindi). Buona parte è affittato a ministeri, commissioni tributarie o questure, con pagamenti resi difficili dalla mancanza di risorse pubbliche». «Il combinato disposto – ha concluso Fausto Amadasi, presidente della Cassa geometri – di contratti di locazione datati e importanti interventi di ristrutturazione hanno inciso sul rapporto canone/valore dell'intero portafoglio» che al netto è all'1,32 per cento. «Anche per questo stiamo lavorando a un possibile parziale conferimento ad un fondo immobiliare». © RIPRODUZIONE RISERVATA Venerdí 29 Aprile 2011 |
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