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Vecchio 04-01-10, 03:09   #1 (permalink)
ScusaMaVadoDiFretta
 
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Colpo di scena...

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero

03 gennaio 2010
Svolta Fed: usare anche i tassi contro le bolle sui mercati
dal nostro inviato Mario Platero

ATLANTA – Il Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha chiarito che se non vi saranno nuove regole adeguate a prevenire il formarsi di bolle speculative, l'istituto centrale statunitense potrà, e dovrà, agire sui tassi di interesse, alzandoli, per sgonfiare d'anticipo una possibile bolla prima che presenti un pericolo sistemico. Bernanke non aveva ancora mai fatto dichiarazioni così forti su come la politica monetaria può diventare uno strumento per prevenire il formarsi di bolle finanziarie. Si tratta dunque di una svolta storica per la gestione e per l'interpretazione del ruolo della Fed. Il suo è anche un messaggio diretto soprattutto al Congresso, che cerca di mettere delle redini alla Banca centrale americana. Ma è anche un messaggio per il mercato: se il suo discorso è strategico e non di breve termine, ci sarà qualcuno sul mercato che sconterà le parole di Bernanke come un possibile riscaldamento per un rialzo dei tassi di interesse a breve, atteso non prima dei prossimi sei mesi.

"Se riforme adeguate non saranno adottate, o se saranno introdotte per risultare poi insufficenti a prevenire una forte accumulazione di rischi finanziari, dovremo restare aperti all'idea di usare la politica monetaria come strumento supplementare per rispondere a quei rischi, procedendo con cautela e tenendo sempre presenti le difficoltà implicite in quell'approccio".
Una piccola rivoluzione dunque. Quando in un'altra epoca il suo predecessore alla guida della Fed Alan Greenspan parlò di "esuberanza irrazionale" e cercò di contenere la bolla di fine anni Novanta, fu attaccato dal Congresso e accusato di interferire con il normale corso dello sviluppo economico e de mercati finanziari. Ora Bernanke dichiara che la crisi degli ultimi anni e' stata la "peggiore dell'era moderna", una crisi che ha chiaramente creato un problema nel percorso di crescita sostenibile, una delle responsabilità primarie della Fed, generando così la necessità di interventi preventivi.

Bernanke ha fatto le sue dichiarazioni ad Atlanta, dove si tiene la riunione annuale degli economisti americani, un crocevia annuale, forse il più importante, per fare il punto sulle teorie economiche e sugli sviluppi della teoria attorno alla crisi.
La Fed secondo alcuni è corresponsabile della crisi per aver lasciato tassi di interesse troppo bassi troppo a lungo subito dopo l'attacco dell'11 settembre e per non aver controllato adeguatamente gli istituti bancari. Bernanke ha tuttavia difeso l'operato della Fed, pur ammettendo alcuni errori: se è vero che la Fed ha forse tenuto i tassi di interesse troppo bassi e troppo a lungo fra il 2002 e il 2006, "una regolamentazione più severa e una supervisione più incisiva delle prassi di sottoscrizione e della gestione del rischio sarebbero stati più efficaci nel contenere la bolla immobiliare di un generico aumento dei tassi di interesse" ha detto Bernanke. La colpa insomma è degli strumenti derivati incontrollati, dell'uso che le banche ne hanno fatto e della mancata supervisione da parte di varie autorità, non soltanto della Fed.

Finora, inoltre, la Fed, sempre su pressione dei politici e del Congresso, limitava l'intervento su possibili formazioni di bolle speculativa usando lo strumento dei tassi. La teoria dice che è difficile stabilire quando una bolla diventa davvero una bolla e soprattutto quando questa bolla è pericolosa; la Fed perciò in genere vigilava intervenendo a posteriori con forti diminuzioni dei tassi di interesse. A questo punto, in aggiunta alla tradizionale analisi ciclica (surriscaldamento dell'economia, inflazione), la questione-regole diventa centrale in un contesto di mercato globale e visto che spesso non sono osservate, la decisione della Fed aggiunge uno strumento da usare con decisione se e quando necessario, stumento che sarà temuto dai mercati. Ma necessario visto che gli stessi mercati hanno dimostrato di non sapersi autoregolamentare.
03 gennaio 2010
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Vecchio 04-01-10, 08:23   #2 (permalink)
cav. De Coccius
 
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A corollario del tuo articolo affianco questo di comedonchishiotte; di solito li ignoro ma stavolta faccio una eccezione per cogliere uno spunto di riflessione.



IL 2010 SARA’ PEGGIORE
Postato il Sabato, 02 gennaio @ 11:00:00 CST di davide

Economia FONTE: MONTY PELERIN
americanthinker.com

Il 2010 sarà probabilmente l'anno di svolta in cui esperti smetteranno di riferirsi alla recessione e cominciano a parlare apertamente di depressione. Il problema economico è piuttosto semplice da descrivere: c'è troppo debito rispetto al reddito e / o alla ricchezza prodotta. Di seguito è riportato il grafico che rappresenta la situazione dell’ economia americana, nel quale viene mostrato il debito complessivo degli Stati Uniti come percentuale del PIL dal 1870 in avanti. I dati sul debito comprendono tutti i debiti pubblici e privati, non comprende gli oneri legati al mandato del governo come la Social Security e la Sanità che non vengono finanziate. (Nota: Secondo i depositari di questi fondi fondazione negli Stati Uniti il valore attuale delle passività sarebbe di circa 106 mila miliardi di dollari, che se venissero incluse farebbero aumentare il rapporto Debito/PIL fino al 1.000%).



L'ammontare percentuale del debito in rapporto al PIL dal punto di vista storico è veramente sconcertante. Vale la pena di fare alcune considerazioni sul grafico:

* Sul lungo periodo la "norma" del rapporto sembra essere di circa il 150% e le linee rosse delimitano la "norma" compresa tra il 130% e 170% rispettivamente.
* Il rapporto non è mai superato la fascia superiore eccetto due periodi di impennata: nel 1920 e nel 1980,.
* Ogni intersezione delle linee ha comportato un enorme boom nel settore del credito. Il primo si concluse con la Grande Depressione. Il secondo produrrà una catastrofe simile se non peggiore. (siamo solo agli inizi).
* L'espansione del credito che ha portato alla Grande Depressione non è stata così rilevante come quella attuale.
* Il picco del credito si è verificato dopo che la depressione era cominciata. L’andamento della spesa pubblica e la contrazione del PIL hanno continuato a condizionare il rapporto fino all'inizio della Grande Depressione.
* Dopo la pubblicazione di questo grafico, il rapporto è cresciuto ed attualmente ha raggiunto quasi il 380%, quasi il doppio del livello raggiunto dagli Stati Uniti all’inizio della depressione.
* Mentre sembra che i prestiti privati abbiano raggiunto attualmente il picco, l’enorme finanziamento del disavanzo pubblico continua a far innalzare il rapporto , così come la contrazione del PIL.

Nessuna teoria economica riesce a razionalizzare una vera e propria "norma", ma intuitivamente, sappiamo che un tale valore limite esiste. Il debito non deve superare una certa percentuale di reddito, altrimenti non vi può essere un prestito. Per oltre un secolo il settore bancario ha utilizzato il concetto dei rapporti equivalenti come criterio per l’erogazione di prestiti ai singoli e alle imprese. Per varie ragioni, nel corso degli ultimi due decenni le banche hanno trascurato queste linee guida contribuendo notevolmente alla bolla del credito.

Il governo ha deciso che la cura per l'eccessivo indebitamento consiste nel fare più debito. Questa soluzione non può funzionare, soprattutto quando il credito è già così sovraesposto. I redditi e la ricchezza prodotta non possono sostenere gli attuali livelli di indebitamento..Il credito tornerà ai livelli medi, indipendentemente dagli intenti del governo, che questo avvenga attraverso il pagamento ordinato o l’insolvenza, la riduzione del debito sarà inevitabile.
Ludwig von Mises ha affrontato i limiti del credito nella Teoria della moneta e del credito, originariamente pubblicato nel 1912. In lavori successivi così si esprimeva sulla questione:

Non vi è alcuna possibilità di evitare il collasso finale derivante dal boom dall’espansione del credito [debito]. Una alternativa vi è solo se la crisi dovesse arrivare prima, come il risultato di un abbandono volontario di ulteriore espansione del credito [debito], o più tardi come una catastrofe finale e totale del sistema monetario in questione.

Nel 2009, non è stato possibile finanziare le richieste di capitale negli Stati Uniti attraverso i mercati tradizionali. Il governo è stato in grado di finanziare il suo deficit del 2009 solo attraverso Quantitative Easing [1] esplicite (e occulte) della Fed. In Discutendo del 2009, Zerohedge ha dichiarato:

Vi è stato un credito enorme e una crisi di liquidità, e poi c'era il Quantitative Easing, questo'ultimo equivale per la Fed al band-aiding [2] di uno zombie e di un organismo infettato dagli schemi di Ponzi, meglio conosciuto come “l'economia americana”. It worked for a while, but now the zombie is about to go back into critical, followed by comatose, and lastly, undead (and 401(k)-depleting) condition. Ha funzionato per un po ', ma ora la zombie è in procinto di tornare in crisi, seguito da uno stato comatoso e, infine, ridotto in condizioni di non morte (e con una riduzione della linea 401 k)[3] .

Zerohedge ha stimato che negli USA, per poter finanziare le esigenze di capitale nel 2010, la domanda (il finanziamento) di titoli a rendita fissa dovrebbe aumentare di undici volte. Intanto continua a declinare la partecipazione straniera nei titoli a rendita fissa sui mercati finanziari americani che contribuirà a rendere impossibile tale finanziamento.

Per quanto riguarda le esigenze di finanziamento del 2010 esitono solo tre possibilità:

- La Fed continuerà il suo Quantitative Easing oltre la loro cessazione prevista nel marzo 2010.

- La Fed alza i tassi di interesse a livelli che potrebbero attirare i capitali necessari per finanziare le operazioni di governo attraverso i mercati del credito tradizionale.

- La Fed non prende alcuna iniziativa e allora si avrebbe un insolvenza del governo su alcune sue obbligazioni.


Nessuna di queste alternative è attraente. Le scelte sgradevoli derivano dalle politiche adottate precedentemente dalla Fed e dal Governo. Per evitare la recessione, il governo nel corso degli ultimi cinquant'anni ha abusato e poi alla fine ha esaurito tutte le opzioni ragionevoli. Dopo anni di cattiva gestione, il governo è in imbarazzo di fronte a quello che deve fare e non può sfuggire. Tutte le alternative saranno molto dolorose, e nessuna è in grado di garantire la possibilità di una ripresa di tipo tradizionale. Non importa quale alternativa si scelga, il paese non può evitare una depressione. A questo punto la politica dovrebbe preoccuparsi di "non nuocere ulteriormente". Delle tre alternative, ciò che è meglio economicamente è peggiore politicamente. Questo conflitto naturale tra buona economia e una buona politica non è insolito.Il paese subirebbe un grave danno economico se si attuasse la alternativa n 2.. Da un punto di vista politico, le alternative 2 e 3 sono probabilmente inaccettabili. Pertanto, è probabile che venga tentata (ancora!) la 1° alternativa. It is precisely the continual overuse of this alternative that has led to the current sad state. Ma è stato proprio il continuo abuso di questa alternativa, che ha portato a questo stato penoso.
Alternativa 1 non può funzionare, non riuscirà ad evitare una depressione, anzi peggio ancora, porterà probabilmente all'iperinflazione. Così, finiremo probabilmente con l’avere una situazione peggiore, infatti con l’iperinflazione, il denaro cesserà di essere un mezzo di scambio, i mercati cesseranno le loro attività, se non basandosi sul baratto, verrà spazzata via la classe media i cui risparmi perderanno valore come il dollaro. Alla fine si verificherà ciò che Mises ha previsto molti anni fa.
In una qualsiasi delle alternative si corre il rischio di perdere la nostra forma di governo, cosa che porterà a disordini ed alle lotte. All are probably more likely under alternative 1 because of the corrosive effects of high inflation combined with a depression. Tutto ciò risulterebbe possibile se si adottasse l’alternativa 1 per gli effetti corrosivi provocati da inflazione elevata unita ad una depressione.
Attenzione al calendario. Le cose si stanno facendo sempre più interessanti e probabilmente molto presto.

Fonte: www.americanthinker.com/
Link: http://www.americanthinker.com/2010/..._be_worse.html
2.0.1.2010

Traduzione a cura di ANTONIO PAGLIARONE

NOTE

1 - Il termine anglosassone Quantitative Easing si traduce in italiano con alleggerimento quantitativo ed indica la creazione di moneta da parte della banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico
2 - “band-aiding” significa aiutare a mantenere entro i limiti massimi le fluttuazioni dei tassi di cambio del dollaro rispetto ad un'altra valuta
3 - Il tipo di pensionamento 401k è stato progettato in modo tale che esso incoraggi i dipendenti a risparmiare una notevole somma di denaro per il periodo post-pensionamento.
Immagini allegate
 
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Vecchio 04-01-10, 21:41   #3 (permalink)
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La nuova crisi europea del 2010
Mauro Bottarelli

mercoledì 30 dicembre 2009

La guerra, ora, è quella contro il debito. E se da un lato il 2010 sarà l'annus horribilis del corporate debt, ovvero aziende che subiranno ristrutturazioni feroci tali da cambiare la loro fisionomia e che già nella City vengono appellate come “zombie firms”, saranno gli Stati a mettere in campo le mosse principali da qui al prossimo mese di aprile, quando in molti temono che i ricaschi sociali della crisi economica toccheranno un po' dappertutto il punto più critico.

Nel silenzio generale, dovuto anche alla nuova emergenza terrorismo negli Usa che ha silenziato ogni altra decisione, il Senato statunitense ha rialzato di altri 290 miliardi di dollari il tetto di indebitamento del governo, portandolo a 12.394 miliardi di dollari: hanno votato a favore di tale mossa 60 senatori e contro in 39.

Cosa significhi questo è presto detto: l'iniziativa consentirà infatti al governo di emettere altre obbligazioni sul debito e avere due ulteriori mesi di operatività. Siamo, cioè, all'emergenza bella e buona. Segnale che negli Usa, a differenza che in Europa, la politica sta guardando in faccia la realtà e non sta nascondendosi dietro il dito del “ormai si vede la luce in fondo al tunnel”: ricordatevi, infatti, che con ogni probabilità quelle luci sono di un treno in arrivo.

Di più. Sempre nel silenzio la Federal Reserve ha messo in campo una mossa strategica nella lotta a quello che sarà il potenziale nemico del domani, ovvero l'inflazione, creando il “term deposit facility”, un meccanismo con il quale si è in grado di prelevare denaro dal sistema bancario in caso la politica decida per una rafforzamento della politica monetaria.

Attraverso questo, le banche potranno guadagnare interessi sui prestiti basati su maturities lunghe e si vedranno accordato un interesse anche sulle riserve overnight. Insomma, le riserve bancarie, la liquidità degli istituti diviene un nuovo strumento per la Fed al fine di supportare un'implementazione effettiva della politica monetaria. Ovviamente, le somme prestate alla Banca Centrale non possono essere ritirate dagli istituti se non sui tempi voluti dallo schema.

Insomma, se Francoforte dorme il sonno degli incoscienti, Washington lavora e si prepara alla ripresa evitando che l'ormai prossimo rialzo dei tassi d'interesse si trasformi in una trappola iper-inflattiva ingestibile in una tale situazione di debolezza e instabilità dell'economia. Questo, inoltre, pone rimedio al problema delle riserve in eccesso, una sorta di bolla creata negli anni che ha portato a un esubero di credito verso il sistema bancario di 2,2 trilioni di dollari: come trasformare un problema, in una soluzione.

E l'Italia, costretta a muoversi tra le tenaglie dell'Ue e la cronica mancanza di fondi per intervenire, si lancia ancora sul mercato. È infatti italiana l'ultima emissione di titoli pubblici del 2009 nella zona euro. L'asta di oggi dei titoli a medio lungo termine della Repubblica - il maggior emittente di Eurolandia - cade in un momento di nervosismo del mercato internazionale per la grave situazione finanziaria di un Paese ad alto debito come la Grecia, non certamente nostro gemello ma non molto dissimile se prendiamo il puro dato del rapporto di indebitamento, almeno quello percepito.

Peccato che la percezione, così come i giudizi delle agenzie di rating, spesso siano fallaci. Il nervosismo imperante nell'eurozona - come sottolineava l'altro giorno il Wall Street Journal - non si infatti è riversato sull'Italia anche perché quest'anno il deficit pubblico del Paese è stimato a circa il 5% del Pil contro l'oltre 12% previsto per la Grecia. L'asta italiana riguarderà i Btp e i Cct con gli ammontari indicativi e le caratteristiche dei titoli che saranno pubblicati nell'ultimo giorno lavorativo pieno dell'anno.

Ma l'asta non sarà - segnalava il quotidiano statunitense - pienamente indicativa di come i mercati accolgano il debito pubblico italiano a causa del probabile basso volume in emissione. Per i titoli pubblici ma anche per le obbligazioni societarie, intanto, gennaio si preannuncia come un mese di fuoco. L'attenzione del mercato si concentra sulla Germania visto che il governo di Berlino ha programmato quattro aste per un totale di 22 miliardi di euro, oltre un decimo dell'ammontare in emissione per l'intero 2010 escludendo i titoli indicizzati all'inflazione.

E la Germania si candida a essere uno dei protagonisti del mercato, considerando che l'ammontare nominale complessivo delle emissioni programmate per il prossimo anno sarà superiore del 35% rispetto all'anno in corso a causa dell'esigenza di copertura del maxi-piano di spesa pubblica a sostegno dell'economia, prima che venga iniziata l'opera di rientro del deficit.

Insomma, Berlino tenta la carta della maxi-emissione perché sa che - come diciamo da mesi su ilsussidiario.net - o si dà vita entro marzo alla bad bank o il sistema bancario - con a cascata quello assicurativo - salterà come un tappo di spumante a Capodanno. Meno chiaro è se la Grecia tenterà di testare i mercati con nuove imminenti emissioni in asta.

Le previsioni infatti indicano il ricorso a consorzi di collocamento bancari senza, dunque, calendari prefissati: negli ultimi giorni i titoli della Repubblica ellenica sono stati sommersi dalle vendite dopo il doppio declassamento subito da Fitch lo scorso 8 dicembre a BBB-plus e successivamente da Standard & Poors. Mosse che, però, hanno fatto festeggiare la Borsa di Atene con un rialzo di quasi il 5%: miracoli del mercato e degli avvoltoi che già si aggirano sopra i cieli del Pireo.

In generale, per quest'anno le emissioni complessive di titoli pubblici di Eurolandia dovrebbero toccare il record di 920 miliardi di euro, 50 miliardi in più dell'anno scorso secondo le stime della banca tedesca WestLb.

Stime che prevedono comunque una buona accoglienza da parte del mercato anche grazie all'opera della Banca Centrale Europea che sta assicurando una sufficiente liquidità al mercato: speriamo, poiché WestLB è tecnicamente fallita e potrà salvarsi solo se parzialmente nazionalizzata - quindi i suoi giudizi potrebbero essere, diciamo così, un po' orientate ed eterodiretti da uno Stato che, come già detto, si prepara ad emissioni record per il 2010 - e la politica monetaria della Bce non appare sufficientemente strutturata per garantire un flusso sia costante che pienamente votato a una politica che cerchi di salvare tutti o quantomeno evitare sacrifici statali per salvare i figli e non i figliastri.

La lezione di interventismo della politica Usa e della Fed dovrebbe insegnarci qualcosa. Purtroppo, non lo farà.






P.S. L'oro oggi ha toccato un nuovo massimo storico
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Vecchio 04-01-10, 22:10   #4 (permalink)
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E la fine del mondo.
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...questione di contesto... in realta la news su bernanke volevo postarla sul thread di borsa ma ho sbagliato a fare click ... sorry...
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