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cav. De Coccius
Data registrazione: May 2009
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Appello a tutti i tenants del forum ...
Il destino del paese e' nelle vostre mani; non sottraetevi ulteriormente a fare il vostro dovere: comprate casa o sara' il disastro
![]() ![]() tecnoborsa1 tecnoborsa2 Bankitalia, mercato immobiliare italiano un quinto del Pil 14/12/2009 - 13:35 Bankitalia, mercato immobiliare italiano un quinto del Pil (Teleborsa) - Roma, 14 dic - In Italia il comparto immobiliare (investimenti in costruzioni, spesa per affitti e servizi di intermediazione) rappresenta quasi un quinto del PIL. Le attività immobiliari costituiscono oltre il 60% della ricchezza delle famiglie. Il credito erogato al settore (mutui alle famiglie, prestiti alle imprese di costruzioni e dei servizi connessi con le attività immobiliari) è un terzo degli impieghi bancari totali. E' quanto si legge nel rapporto "L'andamento del mercato immobiliare italiano e i riflessi sul sistema finanziario" pubblicato dalla Banca d'Italia. Il mercato immobiliare influenza l'attività economica attraverso molteplici canali. Variazioni del valore degli immobili si riflettono sull'accumulazione di capitale sia nel settore delle costruzioni, in quanto alterano la redditività degli investimenti, sia nel resto dell'economia, laddove si accompagnino a mutamenti nelle condizioni di accesso al credito. Le variazioni dei prezzi delle abitazioni influenzano inoltre i consumi delle famiglie proprietarie, soprattutto se percepite come permanenti. Peraltro, un peggioramento del ciclo immobiliare, data la riluttanza delle famiglie a cedere la proprietà delle case, viene riassorbito soprattutto attraverso un calo delle compravendite e degli investimenti in nuove costruzioni, piuttosto che dei corsi immobiliari. Il sistema finanziario è anch'esso esposto all'evoluzione del mercato immobiliare. Il principale canale di trasmissione è la variazione del valore delle garanzie bancarie indotta dai corsi immobiliari, che influenza sia il costo e la disponibilità di credito, sia la qualità dell'attivo delle banche. Effetti rilevanti discendono inoltre dal legame tra i prezzi degli immobili e la capacità di onorare il servizio del debito da parte delle imprese, soprattutto quelle di costruzioni. L'esperienza storica mostra come le fluttuazioni delle quotazioni immobiliari possano ripercuotersi pesantemente sulla solidità degli intermediari creditizi e su quella dell'intero sistema finanziario. Le più gravi crisi dell'ultimo ventennio, quali le crisi bancarie dei paesi del Nord Europa nei primi anni novanta, delle economie del Sud Est asiatico nel 1997 e del Giappone in varie fasi dello scorso decennio, sono state provocate o aggravate dagli effetti che le oscillazioni dei prezzi degli immobili hanno provocato sui bilanci bancari. Negli anni più recenti l'innovazione nel mercato dei mutui immobiliari e negli strumenti finanziari hanno accresciuto l'esposizione del sistema finanziario al ciclo immobiliare. La stessa crisi globale che ha preso avvio nell'agosto del 2007 ha alla sua radice la sopravvalutazione e la successiva perdita di valore degli immobili negli Stati Uniti e in altri paesi. Questi sviluppi hanno dato nuovo impulso alla riflessione sugli obiettivi della politica monetaria, con particolare riferimento al ruolo dei prezzi delle case sia per la misurazione dell'inflazione, sia come indicatore di squilibri reali e finanziari Negli anni più recenti si è interrotta la lunga fase di espansione del comparto immobiliare avviatasi alla fine degli anni novanta. Dal 2006 le compravendite di case hanno segnato una flessione, divenuta via via più intensa; dal 2008 gli investimenti in costruzioni hanno registrato una contrazione. E' quanto si legge nel rapporto "L'andamento del mercato immobiliare italiano e i riflessi sul sistema finanziario" pubblicato dalla Banca d'Italia. Come in precedenti fasi cicliche, i prezzi degli immobili residenziali hanno reagito con ritardo alla debolezza del settore: il ritmo di variazione è progressivamente diminuito, divenendo lievemente negativo solo nella prima metà di quest'anno. L'indebolimento del comparto immobiliare ha interessato tutte le principali aree del paese, ma è stato più accentuato nelle regioni del Centro. Le informazioni più recenti forniscono segnali di attenuazione della fase recessiva. Il clima di fiducia delle imprese di costruzioni ha mostrato un rialzo dall'inizio dell'estate; la produzione dei settori industriali che forniscono i principali input intermedi al comparto delle costruzioni ha interrotto la pesante caduta segnata in primavera. Le prospettive restano tuttavia incerte. Secondo il sondaggio svolto lo scorso settembre dalla Banca d'Italia presso un campione di imprese operanti nel comparto delle costruzioni, il saldo tra le attese di aumento e quelle di riduzione della produzione nel 2010 è negativo per le imprese che operano prevalentemente nel settore residenziale, pressoché nullo nel resto del comparto. La dinamica dei canoni di locazione in rapporto ai prezzi delle case e quella delle condizioni di accesso alla proprietà immobiliare da parte delle famiglie suggeriscono che le quotazioni negli anni più recenti si sarebbero mosse in linea con l'evoluzione del quadro economico generale e delle condizioni di accesso al credito. Non emergono sviluppi che denotino fenomeni di sopravvalutazione degli immobili. Peraltro, i giudizi degli agenti immobiliari censiti nell'inchiesta condotta dalla Banca d'Italia e da Tecnoborsa segnalano che le tendenze al ribasso dei prezzi potrebbero essersi attenuate nei mesi più recenti. L'insieme di questi elementi riduce il rischio che i prezzi delle case possano subire in prospettiva brusche flessioni. Dal 2007 i prestiti bancari al comparto immobiliare hanno decelerato, fino a collocarsi nel settembre del 2009 su un ritmo di crescita appena inferiore all'1 per cento sui dodici mesi. Il rallentamento è ascrivibile prevalentemente ai mutui alle famiglie, la cui espansione (corretta per l'effetto contabile delle cartolarizzazioni) si è affievolita, fino al 2,9 per cento nello scorso ottobre. Nell'area dell'euro l'andamento del credito alle famiglie per l'acquisto di abitazioni è negativo, seppur di poco. La decelerazione dei mutui registrata in Italia riflette in parte la debolezza ciclica della domanda di credito. Vi hanno contribuito, sino all'estate del 2008, i rialzi dei tassi di interesse, nonché, nel periodo più recente, l'irrigidimento dei criteri di offerta di prestiti da parte delle banche, in relazione all'aggravarsi della crisi finanziaria. Anche i finanziamenti bancari al settore delle costruzioni hanno rallentato dalla fine del 2007, riflettendo la debolezza degli investimenti in questo comparto; lo scorso settembre la crescita sui dodici mesi dei finanziamenti era appena negativa. Dall'autunno del 2008, in seguito alla riduzione dei tassi ufficiali e al conseguente generale calo dei rendimenti di mercato, in Italia il costo dei nuovi mutui è sceso in misura considerevole; rispetto al picco di agosto 2008 i tassi sono oggi inferiori di 3,4 punti percentuali per i prestiti a tasso variabile e di 1,1 punti per quelli a tasso fisso. Il confronto tra il costo dei mutui in Italia e nell'area dell'euro non fornisce risultati univoci. I tassi nel nostro paese sono inferiori a quelli medi dell'area per le operazioni a tasso variabile (2,3 contro 2,8 per cento). I mutui a tasso fisso rimangono però più onerosi (5,0 per cento in Italia contro il 4,4 nell'area per i prestiti con tasso determinato per almeno 10 anni). Nello scorso settembre, ultimo mese per il quale sono disponibili i dati, il costo dei finanziamenti bancari a breve alle imprese di costruzioni era pari al 5,8 per cento, in calo di oltre due punti rispetto alla fine del 2008. Dalla metà del 2008, la qualità del credito al settore immobiliare ha subito un progressivo deterioramento, in linea con quello dell'attività economica. Nel terzo trimestre di quest'anno il flusso delle nuove sofferenze rettificate in rapporto alla consistenza dei prestiti alla fine del periodo precedente ha raggiunto l'1,5 per cento per le famiglie consumatrici (dallo 0,9 nel periodo corrispondente del 2008) e il 4,1 per cento per le imprese di costruzioni (2,2 nel 2008); quest'ultimo valore è il più elevato dal 2000 |
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House of cards
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NUMBER ONE
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cav. De Coccius
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L'ho sempre detto che l'economia non fa per me
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House of cards
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mazzate su mazzate
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CASA: BANKITALIA, CALO PREZZI GIA' FINITO; NO RISCHIO BOLLE
(AGI) - Roma, 14 dic. - La tendenza al ribasso dei prezzi delle abitazioni osservata nella prima meta' di quest'anno (-0,5%) potrebbe gia' essere terminata. Il dato emerge da un'inchiesta condotta da Bankitalia e Tecnoborsa e pubblicata in uno studio di via Nazionale coordinato da Fabio Panetta. Nel dettaglio, le rilevazioni dell'Agenzia del Territorio indicano che i prezzi delle case sono cresciuti del 2,9% in termini nominali nella media del 2008 (+6,2% nel 2007), per poi flettere nei primi sei mesi del 2009 per la prima volta dall'inizio della serie storica nel 2002. Insomma, e' vero che la crisi ha colpito pesantemente il settore immobiliare ma "le informazioni piu' recenti forniscono segnali di attenuazione della fase recessiva". E sebbene la situazione resti "incerta", al momento non appaiono bolle all'orizzonte. Secondo Bankitalia, infatti, "non emergono sviluppi che denotino fenomeni di sopravvalutazione degli immobili" E dunque appare ridotto "il rischio che i prezzi delle case possano subire in prospettiva brusche flessioni". A testimoniare la debolezza del mercato e' anche l'andamento delle compravendite. All'espansione in atto dalla fine del 2000 e' subentrata, alla meta' del 2006, una contrazione divenuta via via piu' marcata, fino a toccare il ritmo del -15,6% nel primo semestre i quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2008. Il terzo trimestre del 2009 ha registrato un rallentamento della frenata all'11,3%. Il numero delle compravendite si colloca ora sugli stessi livelli del 1998. Tornando alle quotazioni, nel 2008 il ritmo di crescita dei prezzi delle abitazioni rispetto all'anno precedente, e' sceso dal 4,6 al 2,3% nel Nord Ovest, dal 4,3 all'1,3% nel Nord Est, dal 7,8 al 3,1% nal Centro e dall'8,3 al 4,6% nel Mezzogiorno. Nella prima meta' di quest'anno le quotazioni sono rimaste sostanzialmente stabili nel Nord e nel Mezzogiorno, mentre si e' accentuato il calo al Centro (-1%). Tra il 2000 e il 2007 la crescita cumulata delle quotazioni nominali e' risultata compresa tra il 52% del Nord Ovest e il 90% del Centro, con un picco nel Lazio dove le quotazioni sono piu' che raddoppiate. Il rialzo e' stato piu' contenuto nel Settentrione: nel Nord Est gli incrementi sono risultati compresi tra il 37% del Trentino Alto Adige e il 59% del Veneto; nel Nord Ovest la crescita e' stata del 42% in Lombardia e del 49% in Piemonte. Tra le regioni meridionali, l'aumento dei prezzi e' stato rilevante in Puglia (80%) e in Campania (68%). In totale, alla fine del 2008, il valore della ricchezza immobiliare delle famiglie ammontava a quasi 4.700 miliardi di euro. In rapporto al reddito medio disponibile, alla fine dello scorso anno la proprieta' immobiliare si collocava su un valore di circa 4,5. (AGI) . ![]()
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