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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Dec 2008
Messaggi: 175
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Strategie difensive: analogie con default Argentina e SONDAGGIO contromosse...
Ciao a tutti!
Torno sull'argomento DEFAULT, un po' per scaramanzìa, un po' perché mi piace affrontare i problemi alla radice.. Ecco cosa succedeva in Argentina qualche anno fa (i presupposti sono simili): http://www.ilrelativista.it/?q=node/313 ...Quando nel dicembre del 2001 le strade dell’Argentina si riempirono di folla riottosa era accaduto l’imprevedibile. Nessuno si fidava più della possibilità di mantenere un cambio unico con il dollaro come moneta di riferimento, chiedendo la restituzione dei risparmi in valuta effettuato tramite le banche. E nessuno ottenne nulla. Neanche i nostri concittadini che avevano creduto nelle obbligazioni di stato di quel paese, dal bel nome di un agente segreto, bond. In Argentina era successo che, poichè il paese esportava più verso l’Europa che verso gli Usa, il cambio in rialzo della moneta statunitense aveva trascinato in profonda crisi l’industria, prevalentemente primaria, su cui si basava l’economia di quel paese. Rendendo non competitivi i prodotti per i prezzi troppo alti con cui figuravano, grazie al dollaro, e spingendo gli industriali argentini a delocalizzare le industrie nell’intorno sudamericano. Oggi, in Italia, paghiamo lo stesso scotto, grazie all’aggancio con l’euro che non ci permette più quelle sane svalutazioni tanto utili al nostro export, meno alla nostra finanza pubblica. Sembra quasi che sanare una cosa danneggi l’altra. E, come in Argentina, la nostra industria primaria è tutta spostata nei paesi dell’est europeo e in Cina. Come è uscita dalla crisi l’Argentina? Rivalutando il suo rapporto con il dollaro, portandolo dalla parità a un rapporto uno a tre; ristrutturando l’industria con una nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria delle imprese e sulla gestione; ripristinando il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative. Così l’Argentina si è ritrovata una industria basata su tecniche innovative, con un ottimo export in agricoltura e con un’industria da oltre 4 milioni di clienti all’anno: quella del turismo. Dovremo passare attraverso la nuova annunciata austerity dei prossimi anni, prima di poter vedere un governo in grado di favorire queste trasformazioni in Italia e nel Sud. Questa invece è la drammatica cronaca economica, scritta un anno dopo (2002) Ora va un po' meglio, ma ancora stanno sospesi...: http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=211 ...Il 19 dicembre 2001 migliaia di persone iniziarono ad assalire i supermercati, le banche, sfociando nelle piazze di tutte le città più importanti della nazione. Giunsero fino a Plaza de Majo a Buenos Aires, sede della Casa Rosada e dimora dell’allora presidente De La Rua. Alle 23 di quello stesso giorno fu dichiarato lo stato d’assedio e il giorno successivo, il ministro dell’economia Cavallo, uno dei principali responsabili della crisi argentina a causa della sua azzardata politica monetaria, si dimise dal suo incarico. Negli scontri di quel giorno persero la vita ventidue persone. Il 24 dicembre il presidente provvisorio, Rodriguez Saa, assecondò le agenzie di rating (quelle che dicono se chi emette delle obbligazioni riuscirà a ripagarle), che dal 6 novembre 2001 avevano assegnato al debito dell’Argentina la lettera D (ovvero “default”, fallimento, in poche parole ne avevano sancito l’impossibile ripagamento) dichiarando il definitivo crack finanziario dell’Argentina. Dal 2 gennaio 2002 il presidente del paese sudamericano è Eduardo Duhalde, uno dei principali esponenti del peronismo (movimento che detiene la maggioranza nel parlamento argentino), e acerrimo nemico dell’ex-presidente Menem. Da allora l’Argentina versa in una profonda crisi economica e sociale. Il tasso di disoccupazione reale è in crescita e a livelli superiori al 30%. I poveri sono circa il 37% della popolazione in un paese che conta circa 36 milioni di abitanti. Il debito estero ammonta a 142 (!) miliardi di dollari. Il corralito (il blocco dei conti correnti bancari e dei depositi con più di 30000 dollari, per evitare la fuga di capitali all’estero), che doveva durare fino a febbraio 2002, è ancora in atto. I cittadini non possono prelevare da ogni conto più di 250 dollari a settimana e non possono trasferire all’estero più di 1000 dollari al mese. I salari pubblici, già un anno e mezzo fa, vennero decurtati del 13%. Le pensioni sospese a quasi 1 milione e mezzo di persone. Il peso, la moneta argentina, non è più ancorata al dollaro in parità di 1 a 1 ed è stato svalutato. Questo, se da un lato è un vantaggio per le esportazioni perché i prodotti argentini costano meno, dall’altro crea un ulteriore pressione sui prezzi dei prodotti all’interno, alimentando l’inflazione che è uno, se non il principale, problema dell’economia argentina. Il governo, per l’incapacità di far fronte alla crisi di liquidità, emise dei titoli provinciali del debito (come i nostri B.O.C.) per 1 miliardo di dollari dal nome poco rassicurante di patacones, che raggiunsero una diffusione simile a quella della moneta; tanto che Mc Donald’s creò un menu appositamente chiamato patacombo. Parte dell’economia nelle province si basa sul baratto, in luoghi simili a mercati dove la gente si incontra per lo scambio dei generi di prima necessità. Il 22 febbraio scorso 3 delle principali obbligazioni con scadenza 2002 del banco hypotecario (il colosso argentino dei mutui) vennero swappate (sostituite con obbligazioni a scadenza più lunga). Il 2 aprile Telecom Argentina decise di pagare gli interessi sulle sue obbligazioni ma di non rimborsare il capitale. ___________________ Questo è quello che ci aspetta? Riusciremo ad evitarlo? Come farà il singolo cittadino a difendere la sua famiglia? Se qualcuno avesse un po' di sudati risparmi e liquidità per scelta (attesa per ricomprare immobili a meno), farebbe meglio a ricomprare piccoli immobili da reddito oppure oro, tutti e due carissimi? Mettiamo in BOT stranieri? Tutto in brasiliane? ![]() Commentate gente, è quasi un sondaggio.... Cesarito Ultima modifica di cesarito2 : 13-12-09 alle ore 22:25 |
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#2 (permalink) |
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Data registrazione: Apr 2009
Messaggi: 7,175
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Sarebbe interessante vedere cosa fecero le varie classi di investimento in argentina durante il crollo. I bond andarono a zero o quasi, gli immobili persero l'80% del valore... l'oro veniva trattato? Le azioni?
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#3 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Dec 2008
Messaggi: 175
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Citazione:
http://www.economics.harvard.edu/fil..._Aftermath.pdf uno studio di due professori di economia di Harvard (Reinhart & Rogoff) dove oltre ad un ottimo testo puoi trovare a pag. 5 un grafico in cui si tratta delle percentuali di ribasso dei beni immobili nei Paesi che hanno attraversato una grave crisi bancaria o addirittura default, l'Argentina non è dei peggiori, con il -25% in quattro anni... Ultima modifica di cesarito2 : 13-12-09 alle ore 23:10 |
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#4 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Dec 2008
Messaggi: 175
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Guardate qui:
http://investitoreaccorto.investireo...mobiliare.html ..toglie ogni ragionevole dubbio.. Ciao Cesarito |
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#5 (permalink) | ||
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Io vi IMUnizzerò
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Citazione:
![]() Significativo il pezzo finale Citazione:
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#6 (permalink) |
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In adversa ultra
Data registrazione: Feb 2005
Messaggi: 1,126
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Veramente i miei parenti argentini si salvarono un po' perchè avevano risparmi in Italia in titoli di stato Italiani.
Inoltre riuscirono a vendere in dollari all'inquilino americano un bell'appartamento liberty di 150 mq in una laterale dell' Avenida de Mayo (Della serie a Milano in zona Magenta, a Roma ai Parioli una casa .. la vendi sempre) |
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