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Vecchio 07-12-09, 20:06   #1 (permalink)
cav. De Coccius
 
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La nuova faccia di Reggio

di Carlo Vanni
La nuova faccia di Reggio
Ugo Ferrari

Il settore dell'edilizia è da sempre, nel nostro Paese, volano dell'economia del territorio nel momento in cui c'è crescita, e forse il primo a risentire delle contrazioni del mercato finanziario ed economico in tempi di vacche magre. I problemi generalizzati legati alla profonda crisi finanziaria globale degli ultimi tempi, si vanno sommando a quelli di un settore che, di fronte alle importanti trasformazioni del tessuto sociale e demografico che stiamo vivendo, non ha mostrato al momento di sapersi trasformare con sufficiente rapidità per adattarsi al nuovo corso delle cose. Ora, le molte criticità della situazione sono sotto gli occhi di tutti: logiche urbanistiche che, pensate in anni di sviluppo differente, ora appaiono superate, disordinate e ridondanti; come conseguenza, aumenta l'invenduto, e in forza di ciò, in mancanza di profitto, vanno di pari passo la perdita di posti di lavoro e l'accentuarsi di logiche che vanno dall'illegale al criminoso, per mantenere aperti ed attivi i cantieri a costi altrimenti impossibili. E' un problema estremamente complesso, sul quale abbiamo intervistato l'Assessore all'Urbanistica Ugo Ferrari, secondo il cui punto di vista l'edilizia non sta ancora uscendo dal tunnel.
"A Reggio si è vissuto in modo più accentuato che altrove la concomitanza della crisi ciclica locale e la pesantissima crisi globale. Dalla metà degli anni 90 sino al 2005 - 2006 si è registrata una espansione edilizia e un investimento delle famiglie reggiane sulla casa senza precedenti né analogie con le città vicine. Questo avrà ripercussioni ancora per un po' anche perché, c'è da smaltire l'invenduto e sbloccare i canali del credito anche e soprattutto in questo settore. Il Comune incassò, nel 2004, circa 28 milioni di oneri legati all'edilizia e nel 2008 18,9 mln e nel 2009 stanno calando ancora."

Pessimismo per il futuro, quindi?
"Realismo. Usciremo da questa crisi molto diversi da come ci siamo entrati. Non ritroveremo le attuali 13.500 imprese presenti in provincia, di cui 10.000 individuali. Stiamo assistendo ad una selezione silenziosa e dolorosa; lavoratori senza ammortizzatori sociali e artigiani che dispongono di scarsi capitali familiari e aziendali. Nel I° semestre 2009 in provincia il saldo fra imprese cessate e iscritte segna un meno 350 circa. E' indicativo anche il calo di fatturato degli studi professionali e delle agenzie immobiliari. Il futuro in questo settore, si giocherà nella capacità di proporre e governare operazioni complesse di riqualificazione e di rigenerazione di parti di città e del patrimonio edilizio esistente. Risparmio idrico ed energetico - antisismica, fonti rinnovabili, nuovi materiali ecologici, case intelligenti e flessibili, abbattimento della barriere architettoniche e buona architettura sono le scommesse del futuro. Su questo si spera riparta la voglia di investimento delle famiglie e delle imprese, favorito anche ad importanti contributi, dal costo crescente delle bollette e dalle ripercussioni ambientali dovute ad un patrimonio edile obsoleto".

Ma quali sono le azioni anticrisi a sostegno di questa prospettiva, le proposte concrete?
"Favorire il recupero e l'ammodernamento dell'esistente aumentando del 10% le volumetrie per chi risparmia energia e acqua ed utilizza fonti rinnovabili. Gli edifici esistenti non tutelati possono, seguendo alcuni criteri, essere aumentati del 10% o del 20% . Dunque, centralità del progetto e capacità di risolvere problemi di marginalità urbana favorendo più forti relazioni, coesione sociale e sostenibilità ambientale. Investimenti come nel recente passato sul potenziamento di edilizia residenziale sociale ma anche un pacchetto puntuale anticrisi, che presenteremo presto con l'Assessore Grasselli, su azioni puntuali di incentivi e sgravi fiscali concentrati in questa fase. Ma la scommessa vera sta nella capacità del sistema di imprese di corrispondere meglio ad una domanda di abitare che sta cambiando.". Però, il settore, ormai è cosa di dominio pubblico, è stretto nella morsa delle logiche dell'illegalità e della criminalità organizzata. Il caporalato, il lavoro nero, il riciclaggio di materiale da costruzione illecito e di denaro sporco, le infiltrazioni mafiose..."
Su questo terreno credo la crisi favorirà un selezione, un cambiamento. Perché pur non sottovalutando il problema, la nostra comunità ha molti anticorpi e Reggio viene considerata dalla mafia come una "terra ostile".

Nel concreto, però, che misure si stanno mettendo in atto, specie nelle procedure di appalto per ridurre questo fenomeno?

"L'Amministrazione comunale da anni non trascura alcuno strumento che possa ostacolare il nascere, lo svilupparsi e l'insediamento di forme di criminalità organizzata. Il Comune applica fin dal 2005 il Protocollo provinciale d'intesa sottoscritto con le organizzazioni sindacali e imprenditoriali di categoria, per contrastare il lavoro nero e l'evasione contributiva nell'esecuzione dei lavori pubblici; nel 2007 ha aderito anche al Protocollo d'intesa per la regolarità delle assunzioni e per la sicurezza nei cantieri, predisposto dalla Prefettura di Reggio Emilia insieme a Provincia, Comuni, CCIIA ed Organizzazioni Sindacali di Categoria. I Servizi comunali preposti, infine, adottano le procedure consentite dalle norme per effettuare tutti gli accertamenti possibili a carico delle ditte, ad es. in merito alla richiesta del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) o in materia antimafia, che prevede norme molto rigorose di competenza prefettizia; operano poi in sinergia con Enti quali: INPS, INAIL, AUSL e Direzione Provinciale del Lavoro."

E venendo a questioni più specifiche? La polemica con Becchi, presidente di Legambiente, che ha accusato il PSC di essere poco rispettoso del verde? L'area Reggiane, le posizioni dell'Amministrazione Comunale per il quadrante di città costituito dall'Area Nord?
"Ho ricordato più volte che di suo il PSC incrementa l'urbanizzazione solo dello 0,8% del territorio comunale e dimezza il trend di alloggi costruiti negli anni passati. Si contiene la dispersione urbana, non si aggiunge nulla sull'asse della Via Emilia, si inverte la tendenza alla costruzione di case, villaggi e fabbriche in territorio agricolo... Ho richiamato l'attenzione di Becchi sulle considerazioni finali contenute nella valutazione dell'Università di Venezia, che dà un giudizio largamente positivo, pur permanendo naturalmente ambiti di miglioramento nelle fasi attuative.
Circa l'Area Reggiane, l'elaborazione del progetto urbano ha subito una battuta di arresto a seguito delle note vicende del cambio di proprietà del gruppo Fantuzzi-Reggiane. Tuttavia il Masterplan, ampiamente condiviso, sta già dando i primi frutti: l'Accordo di Programma per la collocazione del Tecnopolo, il blocco 18 è stato aperto al pubblico, lo studio di riqualificazione di Piazzale Europa, i lavori al Centro internazionale dell'infanzia, il recupero del grande archivio storico delle Reggiane. Quindi si va avanti, coerenti sulla strada tracciata, che presuppone un progetto di grande respiro, fortemente relazionato con la città e i suoi bisogni. E, per quanto riguarda le polemiche sull'Area Nord, stiamo parlando di un contesto che ha pochi eguali in Italia e in Europa. E' la grande porta di accesso alla città del XXI secolo - uno dei simboli di Reggio che meglio può raccordarsi con le grandi reti e flussi internazionali creando le condizioni per un più avanzato posizionamento competitivo di Reggio. Il PSC, che deve guardare avanti 15/20 anni, propone una svolta: il passaggio dai "retini" disomogenei attuali alla progettazione unitaria dell'intero ambito; immaginando da un lato la sua relazione con l'area vasta dall'altro, con le 6 polarità di eccellenza che costituiscono una rete e non episodi isolati. In questo contesto Reggio deve giocare le sue carte migliori. Abbiamo visto cosa accade in Europa nei territori dove arriva una nuova stazione dell'Alta Velocità: o si crea una nuova piccola città, o si genera integrazione con quella esistente rafforzandola con funzioni di scala almeno regionali. Noi perseguiamo questo secondo modello, con funzioni per il tempo libero, per il buon vivere, sedi di grandi imprese pubbliche e private, servizi pubblici integrati con una nuova generazione di centri per il commercio in grado di intercettare una domanda che sta cambiando. Questo richiede però a tutti, un cambio di scala, rispetto a come siamo abituati a discutere. Il futuro di Reggio va immaginato oltre la crisi, le paure, le attuali dinamiche economiche e sociali che non si ripresenteranno uguali a se stesse".
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Vecchio 07-12-09, 20:23   #2 (permalink)
cav. De Coccius
 
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Imola: la crisi vista dai cantieri

Un viaggio tra case costruite, ma invendute, e lavori fermi perché il Comune non può pagare.

Imola. Alcuni cantieri riescono a finire i lavori nei tempi prestabiliti, altri ritardano, altri ancora sono fermi del tutto. Questi ultimi sono un segnale evidente della crisi. Ma ad oggi quanti sono in una città come Imola?
Se per i cantieri comunali si riesce ad avere un numero anche se non precissimo, una decina quelli importanti, per i cantieri normali anche averne solo un'idea è impossibile.
Per capire quale sia la situazione reale abbiamo chiesto chiarimenti al responsabile della pianificazione urbana di Imola, l'ingegner Fulvio Bartoli del Comune. Nemmeno lui, però, ha potuto darci una risposta precisa. Ci ha spiegato infatti che “ogni anno il Comune di Imola riceve un centinaio di richieste di permessi di costruire, questi hanno una durata di tre anni. Se nell'arco dei tre anni i cantieri hanno dei problemi finanziari o si fermano per qualsiasi altro motivo, il Comune lo viene a sapere solo al termine del permesso - ed aggiunge – sicuramente negli ultimi anni sono state ditte minori ad aprire nuovi cantieri ed è facile che con la crisi siano fallite o abbiano bloccato i lavori fino a che la situazione finanziaria non si sia stabilizzata”. Conferma la posizione del Comune anche l'ingegner Valeria Taroni, responsabile della gestione urbanistica di Imola. “Noi del Comune non sappiamo con precisione la situazione dei cantieri, ci sono dei permessi di costruire che non sono stati ritirati dopo essere andati in decadenza, ma possono essere rinnovati in ogni momento”.
Le aziende che vincono gli appalti non sono quindi tenute a far sapere a nessuno se i lavori stiano procedendo oppure no, a nessuno, nemmeno al Comune è dato sapere cosa accade sul suo territorio.
Più chiara invece la situazione riguardante i cantieri dei lavori pubblici. “I canteri fermi di una certa rilevanza sono circa una decina, tra questi c'è il cantiere del teatro Comunale, quello nel Palazzo Comunale, a Sesto Imolese sono stati fermati i lavori per la nuova ala della scuola, i lavori di ampliamento dei magazzini in via Poiano e la rotonda del Famila. Tutti questi cantieri sono fermi perché il Comune non ha la possibilità di pagare le imprese a causa del patto di stabilità. Il patto ha difatti messo un tetto alle spese che il Comune può sostenere, ma molti cantieri erano già stati avviati, ed anche se il Comune ha i soldi per pagare le imprese, non può utilizzarli.” In breve i lavori si fermano per mancanza di fondi.
La mancanza di fondi è alla base anche del blocco cantieri civili, come ci spiega Luigi Albonetti della Filca di Imola. “Il discorso è semplice, normalmente le imprese vendono gli appartamenti sulla carta, non riuscendo a vendere, i cantieri si fermano. In generale nella provincia di Bologna c'è un calo delle iscrizioni alle casse edili del 20%, è una discreta chiusura che coinvolge soprattutto le imprese più piccole, quelle che hanno due o tre dipendenti. Alcune di queste riescono a sopravvivere licenziando qualcuno, altre invece falliscono”.
Vendere un appartamento oggi è complicato, ma c'è stato un errore di valutazione di chi le abitazioni le costruisce. “Oggi solo nell'imolese ci sono tra 2000 e 2500 unità abitative invendute, se confrontiamo questo numero con quello degli abitanti di Imola capiamo subito che è un numero enorme e sproporzionato. Per questo le imprese non sono riuscite a vendere le abitazioni e di conseguenza le banche che appoggiavano le imprese hanno bloccato i finanziamenti. La situazione edilizia nel circondario è quindi ferma”.

Qual'è dunque il futuro di questi cantieri?
Secondo Albonetti le possibilità sono due. “Una eventuale ripresa dei lavori nei cantieri si avrà quando la crisi si concluderà, ma se c'è troppo invenduto il motivo è che si è costruito troppo. D'altra parte chi è disposto ad accendere un mutuo oggi? In più il prezzo delle case non è calato a sufficienza e le imprese sono andate in crisi di liquidità. Per le grandi imprese edilizie i lavori continueranno man mano che riusciranno a vendere le unità abitative sulla carta, per le imprese più piccole il discorso è diverso. Sono queste ultime che falliscono per prime, così gli immobili da loro costruiti vengono messi all'asta se sono ad un buon punto, capita anche che il valore del terreno superi quello di ciò che vi è stato costruito sopra, in quel caso viene venduto il terreno e con ogni probabilità vi verrà costruito sopra qualcosa di nuovo”.
Ma cosa capita invece ai cantieri delle opere pubbliche? “Negli appalti pubblici le imprese edilizie vanno spesso in sofferenza, se normalmente i pagamenti avvengono a sessanta o novanta giorni al massimo, nel caso degli appalti pubblici i pagamento possono arrivar fino a 270 giorni, il risultato è che la piccola impresa fallisce ed il Comune provvederà poi a cercarne un'altra. Sono appalti che riescono ad essere portati a termine solamente da grosse imprese”.

Tiziano Mainieri
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Vecchio 08-12-09, 13:41   #3 (permalink)
grazie condottiero!!
 
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Oggi son a Febbio località sciistica Reggiana,dalla scorsa stagione i Bungalow con su scritto vendesi son dimezzati e il prezzo esposto è sembre 30k euro.

Abitazioni sempre sono
il prezzo richiesto è invariato e l'invenduto notevolmente ridotto..
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Vecchio 08-12-09, 13:46   #4 (permalink)
cav. De Coccius
 
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Oggi son a Febbio località sciistica Reggiana,dalla scorsa stagione i Bungalow con su scritto vendesi son dimezzati e il prezzo esposto è sembre 30k euro.

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Non abbiamo mai parlato del mercato dei bungalow (che io mi ricordi); certo che, da quello che dici, capisco che l'entry level sia molto basso, non credo che assisteremo ad un crollo dei prezzi

Sarebbe interessante avere commenti anche su quelli al mare ...
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Vecchio 08-12-09, 13:54   #5 (permalink)
grazie condottiero!!
 
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Non abbiamo mai parlato del mercato dei bungalow (che io mi ricordi); certo che, da quello che dici, capisco che l'entry level sia molto basso, non credo che assisteremo ad un crollo dei prezzi

Sarebbe interessante avere commenti anche su quelli al mare ...
Già non si sa mai se il prossimo anno riapriranno gli impianti o falliranno,non è una località molto rinomata

Sentivo che sablavano pure di un decreto che li escluderebbe dalle comunità montane con conseguente taglio totale dei contributi a fondo perduto

Non saprei a quale legge decreto o che ne so si riferissero ma sarà difficile ne vendano altri secondo me..
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Vecchio 08-12-09, 14:03   #6 (permalink)
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Già non si sa mai se il prossimo anno riapriranno gli impianti o falliranno,non è una località molto rinomata

Sentivo che sablavano pure di un decreto che li escluderebbe dalle comunità montane con conseguente taglio totale dei contributi a fondo perduto

Non saprei a quale legge decreto o che ne so si riferissero ma sarà difficile ne vendano altri secondo me..
Si, lo letto anch'io del decreto dei tagli. Mentre di la, nella sezione di macroeconomia (se mi ricordo bene), avevo letto tempo fa un articolo che parlava della crisi degli impianti sciistici, dove molti sono stati gia' chiusi ed altri erano pronti a chiudere dopo un'ultima stagione. Il guaio degli impianti sciistici e' che "lavorano" pochi mesi all'anno e hanno alti costi di manutenzione; senza un corposo afflusso di turisti paganti sara' dura che reggano. Secondo me nei prossimi anni si manterranno solo i piu' famosi, poi magari si riprendera' pian piano dopo il 2015 (anche in passato ci sono stati flussi e riflussi)
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Vecchio 08-12-09, 14:34   #7 (permalink)
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Allora reggiani,
x capire, datemi un ordine di grandezza per l'affitto di un bilocale nuovo , 5 -10 km dal centro.

Sono + vicini i 300 o i 500 ?

Ultima modifica di Milordpiero : 08-12-09 alle ore 14:39
Milordpiero non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 08-12-09, 15:33   #8 (permalink)
grazie condottiero!!
 
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x capire, datemi un ordine di grandezza per l'affitto di un bilocale nuovo , 5 -10 km dal centro.

Sono + vicini i 300 o i 500 ?
AAAAAAAAAAAAAAAAH REGGIANI...

Io ho un amico che stà in affitto al buco del signore,paga 600 ma è arredato.
Un altro a Scandiano 500 sempre arredato ma son entrambi nè vecchi nè nuovi. Entrambi hanno il garage per un'auto

A 300 secondo me devi salire almeno fin a Casina
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