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Leningradese
Data registrazione: Feb 2007
Messaggi: 19,199
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Cade un altro mito dei match-holders romani...
i rumeni che acquistavano biloculi e con il mercato di scambio facevano crescere i valori immobiliari
![]() Le piccole sberle del 2009 prese dagli illusi match-holders saranno niente a confronto con le legnate del 2010 La crisi colpisce anche i romeni: meglio casa, qui non conviene più stare di Luca Monaco ROMA ( 30 novembre) - «Finalmente torno in Romania». Lo dice con un filo di voce, Micaela Toader, 38 anni, e una vita di sacrifici alle spalle. Lei, alle 10 di domenica mattina, insieme a molti suoi connazionali era in fila davanti ai bus che ogni domenica partono dal parcheggio dell’Anagnina, diretti in Romania. «Questa volta - giura - ci resto per sempre». E non ha ancora concluso la frase quando una lacrima le scivola lentamente sulla cornea, prima di incastrarsi tra le folte ciglia dei suoi occhi chiari. Occhi che hanno visto e vissuto sette anni di storia del nostro Paese. Sette anni in cui quello stesso sguardo, ora duro, ora commosso, a seconda delle emozioni che prova mentre si racconta, ha vegliato su di un’80enne signora del Trionfale. Settecento euro al mese - questo il suo stipendio da badante - qualche anno fa compensavano lo sforzo. Ora non più. «Non vale più la pena di starmene qui da sola - dice Micaela - Preferisco tornare a Focsani (Transilvania), da mia figlia». Perché in Italia l’effetto della crisi mondiale è forte, mentre in Romania, nonostante la crisi, la qualità della vita inizia, seppur lentamente, «a crescere». Così Micaela e molti altri, decidono di salire su un bus e tornare a casa. Domenica, all’Anagnina, erano in 250, a bordo di cinque pullman. E non importa se il viaggio dura poco meno di tre giorni, perché l’autobus «è il mezzo più economico». L’offerta è ampia, i prezzi variano dai 60 agli 80 euro, a seconda della compagnia. La prenotazione va fatta per telefono. I recapiti sono reperibili su internet, tramite il passa parola, o per mezzo degli annunci affissi per strada. I bus arrivano semivuoti dalla Romania, fanno una sosta di qualche ora nella capitale, giusto il tempo di caricare a bordo passeggeri e bagagli, e poi ripartono. Così, «ogni domenica mattina dell’anno», per qualche ora i parcheggi delle stazioni della metro di Tiburtina e Anagnina si animano di centinaia di viaggiatori smaniosi di riabbracciare i propri cari, in Romania. Un trend che si è invertito da poco. Prima accadeva l’esatto contrario: l’Italia, per loro, rappresentava l’America. Adesso non è più così. «Quindici anni fa, quando sono arrivato a Roma – dice George, 40 anni – gli stipendi italiani erano di quattro volte superiori a quelli rumeni. Oggi non valgono neppure il doppio». Lui è riuscito ad aprirsi una bottega di barbiere sulla Tuscolana. Si è sposato sei anni fa. «Mio figlio è nato qui - afferma - e voglio che cresca qui». Ma George è un’eccezione. Nicolae Aschilean, 49 anni, da sette in Italia, con una moglie e tre figli laureati a Cluji grazie ai suoi sforzi, ha già fissato la data del rientro: «Il primo aprile, per il compleanno di mia moglie - dice - voglio essere a casa. E questa volta ci resto per sempre». Nicolae fa il parquettista, e la domenica arrotonda tagliando i capelli ai suoi connazionali che si radunano all’Anagnina. «E’ la mia vera professione - dice - ho imparato quando avevo 14 anni». Per lavorare gli sono sufficienti un pettine, una forbice, e un piccolo sgabello da campeggio. Durante la settimana, invece, lavora sodo, spende poco, e ogni mese riesce a mandare a casa più di mille euro. «Per me - afferma - trattengo solo 500euro». Quanto basta per coprire le spese correnti: un posto letto, bollette e cibo. Con i suoi risparmi a Cluj ha già acquistato «una rosticceria e un negozietto di vestiti». E mentre sogna la sua terra, sotto la pensilina di un gabbiotto Cotral in disuso che lo ripara dalla fitta pioggerellina, taglia l’ultima ciocca e incassa il compenso. Ma ad Anagnina c’è anche chi, la scelta di andar via, l’ha già fatta da tempo. Nicolae Vasili sei anni fa ha lasciato Roma, dove per quattro anni aveva lavorato come muratore, e si è messo a fare il corriere. A bordo di un furgone a nove posti, munito di rimorchio per i bagagli, ogni settimana macina migliaia di chilometri. Parte dalla Transilvania, per fare tappa a Roma e Napoli, e poi il ritorno. Chiede 100 euro a persona per il viaggio, e, come i colleghi, un euro al chilo per ogni pacco da recapitare. La signora Maria M., 60 anni, romana, lo conosce da tempo, e domenica gli ha affidato i documenti da recapitare alle sua falegnameria: «Ho 200 dipendenti in Romania - afferma - Molti di loro hanno imparato il mestiere in Italia e poi sono tornati in patria a lavorare». Oggi vivere lontano da casa per lavorare non è più conveniente come prima, e allora, in molti, salutano l’Italia per fare ritorno nel loro Paese. |
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#7 (permalink) |
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Member
Data registrazione: May 2003
Messaggi: 2,316
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in romania la crisi è 10 volte peggiore che in Italia, stipendi da fame disoccupazione record, non credo che tornino in romania per prendere 100 € al mese quando qui le fanno al giorno
comunque il mercato immobiliare ( ma anche delle materie edili ed infissi ) à è letteralmente crollato, si costruisce a metà prezzo rispetto a 2 anni fa |
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#9 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Feb 2008
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Citazione:
![]() Sei il primo sx dichiarato che implicitamente ammette la pressione al rialzo sui prezzi degli immobili prodotta dalla domanda degli immigrati ( ovviamente a vantaggio dei grossi proprietari e detrimento di tutti gli altri ) Eri distratto ?
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