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Vecchio 24-10-09, 01:53   #1 (permalink)
ScusaMaVadoDiFretta
 
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Violento attacco del Sole24Ore alla Bolla Milanese

dopo la bufala dei mutui al 40%, nuovo violentissimo "j'accuse" della voce degli industriali... sottotesto: "le banche la smettano di giocare a monopoli e sgonfino sto quazzo di bolla che i soldi servono a salvare le imprese produttive"

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...ero&fromSearch

22 ottobre 2009
Milano Santa Giulia, i sogni infranti della old new town
di Marco Alfieri

Più che la Città Ideale dei manifesti "6x3" un cratere vuoto, abbandonato in mezzo ad una periferia pasoliniana a due passi da Linate, dal Passante e dall'Alta Velocità. Paradossale, no? L'area di Rogoredo sud ti sbuca davanti appena fuori dalla fermata della Metropolitana. La scena è quella di una specie di "new town", di una L'Aquila senza terremoto, nel senso che il sisma dell'ultimo biennio qui è tutto finanziario e ha lasciato ferite e monconi anche in quello spicchio di Santa Giulia già costruito, dove un tempo c'erano le vecchie acciaierie Redaelli. Sostanzialmente i 1.800 appartamenti a edilizia calmierata e la sede di Sky. Manca però l'ultimo lotto, che è fermo, e la grande mensa della tv di Murdoch, oggi liofilizzata in un baracchino da cantiere color crema e poco frequentato, ribattezzato esoticamente "the Cube".

Per il resto, si procede a isole smozzicate: manca ancora il grande albergo e la piastra commerciale di fronte alla stazione Fs di Rogoredo, mancano i 52mila metri quadrati di residenze per studenti, manca la struttura socio-sanitaria, manca il parcheggio pubblico da 800 posti che procede a rilento. E manca l'asilo. Sarebbe pronto per marzo, se solo Risanamento pagasse le fatture per l'ultima tranche: un milione e mezzo di euro, non di più. Tutte opere private in carico al developer ma ferme per le vicende finanziarie e processuali che coinvolgono le società di Luigi Zunino. «Pochi soldi, pochi operai», riassume un passante che abita all'angolo di via Cassinis. In effetti.

«Nel 2003, quando partì il progetto Santa Giulia, ci consideravano i cugini poveri al carro dell'edilizia deluxe. In realtà siamo gli unici ad aver consegnato i nostri appartamenti già a fine 2008», spiega Marco Borsani, consigliere di amministrazione del consorzio Le Residenze del parco di Santa Giulia che raccoglie i 24 operatori che hanno acquistato da Risanamento i diritti volumetrici a costruire sulle aree ex Redaelli comprensivi di bonifica e opere di urbanizzazione. I famosi 1.800 alloggi a prezzo calmierato (dai 2.400 ai 3.500 euro al metro quadrato) che in un lampo sono andati venduti. «Il problema piuttosto è il commerciale, dove andiamo a singhiozzo». Ovvio. Non è certo il massimo vendere un paesaggio di cartapesta del genere. Molte opere pubbliche a scomputo di oneri di urbanizzazione vanno ancora completate. E sulle opere secondarie, dal parco alla scuola alla promenade, il Comune non ha ancora nominato i collaudatori. L'unica isola già chiavi in mano è viale del Futurismo. Da un lato edilizia convenzionata, dall'altro libera. All'ora di pranzo è piena di auto in sosta perché senza il grande parcheggio i dipendenti Sky le lasciano lungo la via. Ma di sera lo stradone ben curato e con le aiuole e i lampioni a posto si svuota e diventa un torsolo spettrale.

Un po' più in là il cratere si riapre in mezzo a via Cassinara. Nella brochure patinata di Risanamento sarebbe la passeggiata, la promenade che nemmeno a Cannes, solcata da un'immaginifica metrotranvia. Doveva essere pronta da un anno. Ma la ditta che ha vinto l'appalto non viene pagata da mesi e manda a Rogoredo qualche operaio ogni tanto, giusto per non far marcire il cantiere. Ieri pomeriggio due signori grassottelli facevano andare un muletto e poco altro. Sui lati, invece, le palazzine sono quasi tutte abitate, a pianterreno ci sono 45 attività commerciali: alcune già aperte, altre solo vendute ma ancora sgombre, altre da vendere.

Paolo R. è il titolare del Carpe Diem, il lounge bar in testa alla via. «Come va? Lavorare lavoro». In fondo c'è poco altro nei paraggi e 800 famiglie già ci abitano, soprattutto coppie giovani. Le stanze del Carpe Diem sono belle e moderne, l'arredo è simile ai locali alla moda di Brera o Garibaldi. Con l'immancabile schermo al plasma fisso su Skytg24, ca va sans dire. «Però c'è polvere, c'è casino, non ci sono parcheggi, dura andare avanti così», chiosa.

Lungo la promenade ci sono in teoria altri bar, agenzie viaggi, studi professionali ma soprattutto tanti gusci vuoti con il cartello fuori "Vendesi". Un villaggio a metà che costringe la gente ad uscire di casa e a sbattere il muso addosso alle transenne del cantiere attaccate al marciapiede. Dall'altra parte della passeggiata Giulia S., titolare del bar Crystal, aperto anche la domenica, ha dovuto addirittura mettere l'insegna su un palo montato fuori dal locale: la griglia del cantiere è talmente vicina che ci passi a fatica e non lo vedresti.

«Come committenti/pagatori pressiamo perché siano completate le opere pubbliche per rendere socialmente sostenibile vivere in un posto dove le case sono state consegnate ma manca tutto il resto», s'immalinconisce Borsani. Dodici o quindici milioni di euro, non un'enormità, per fornire i servizi minimi.

«Fosse per me organizzerei una class action per quelle 1.800 famiglie che hanno comprato a Santa Giulia pensando diventasse un quartiere deluxe, come ci hanno raccontato per anni Zunino, le banche, il comune, gli eleganti masterplan e le griffe pronte a sbarcare in periferia. Io ho comprato casa a mio figlio, ci ho messo i risparmi...», s'arrabbia Nino Buscemi, di professione consulente. «Ma lo vedete, qui si vive da terremotati…».


Nel frattempo, nel grande parco che dà sul parcheggio di fronte a Sky e sul futuro asilo, ci stanno lavorando due operai due con la cariola. Tutt'intorno, piante che appassiscono. «Finirà mai la spirale?», chiosa Borsani. E dire che questa è la parte edificata di Santa Giulia. L'area buona, costruita dalle coop, che vale il 25% della superficie totale del mega progetto zuniniano.

Appena di là dal ponte doveva nascere la città perfetta disegnata dalla matita visionaria di Sir Norman Foster: un masterplan che ha fatto il giro del mondo in pompa magna, da Cannes a Venezia, dal Canada a Parigi, in teoria pronto a lotti tra il 2008 e il 2011. Doveva, appunto. Perché oggi di questa utopia urbanistica alla periferia di Milano non resta che un grande recinto circondato dal nastro di ferro. In mezzo un enorme cratere di ghiaia triste, cumuli di terra e pietre e tante, tante erbacce. Del grande polmone verde; della corona terziaria a lambire il muro della tangenziale con Rinascente, Dolce & Gabbana, Esselunga, Feltrinelli e le 12 sale di Uci Cinemas; e dell'avveniristico quartiere Ellisse, con quei 600 appartamenti chic da 8mila euro al metro quadrato, nemmeno l'ombra. Tutto rimasto nei rendering patinati dell'archistar inglese. Di quel sogno da 1,7 miliardi di euro, pompato a debito dalle banche negli anni del denaro facile, solo qualche squarcio di svincolo sulla tangenziale.

Eppure il recupero dell'area ex Montedison è roba vecchia. Ventidue anni fa se ne occupò già la giunta socialista di Paolo Pillitteri. Poi Tangentopoli inabissò tutto e tutti, mentre le nuove giunte Formentini e Albertini puntarono politicamente su Pirelli-Bicocca. Così Montecity rimase alcuni anni in panchina finché non spuntò la stella di Luigi Zunino. Tra Mediobanca e i milioni di metri cubi da costruire nella Milano lanciata verso l'Expo per un po' si sono misurate le quotazioni dell'immobiliarista piemontese nel ring del potere ambrosiano. Tra uno shopping parigino e l'altro, tra un Norman Foster a Santa Giulia e un Renzo Piano a Sesto San Giovanni, Zunino da del tu alle banche e bordeggia il salotto del Corsera. Tempi eroici. Ci penserà la crisi internazionale fondata sulla finanza a leva debitoria, elo sboom della bolla immobiliare, che si sgonfia come un sufflè, a travolgere la città perfetta del cavalier Zunino.

Il colpo di grazia arriva un anno fa, quando il comune rompe la convenzione a costruire il nuovo centro congressi cittadino nel nuovo quartiere, volano decisivo per portare il terziario a Rogoredo, che a quel punto si sfila. Meglio farlo a Fieramilano city, c'è la Fondazione fiera, forte di molti appoggi politici, da aiutare. Al massimo, palazzo Marino oggi è disponibile a spostarci la Città della giustizia, sperando di puntellare un progetto che fa acqua a pochi anni da Expo 2015. Il resto è cronaca. L'agonia di Risanamento, il pressing del Tribunale, e gli arresti per vicende legate alla bonifica dell'aree. Ma soprattutto, il grande rompicapo di come uscire dal cratere: non più Norman Foster, ma almeno un quartiere vivibile.
22 ottobre 2009
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