Da
ilgiornale.it
"(...) In 12 mesi, da luglio 2008 al luglio di quest’anno, è stato di due punti percentuali secchi l’aumento del tasso di disoccupazione, a conferma del potere distruttivo della recessione. A conti fatti, in appena un anno la crisi ha allungato di 3,2 milioni di unità le file dei
disoccupati in Eurolandia, nel complesso superiori ai 15 milioni, e di oltre 5,1 milioni nell’intera Ue (21,7 milioni in totale), dove a essere privo di un posto è il 9% della popolazione attiva. Il quadro all’interno del Vecchio continente è tuttavia disomogeneo. Ci sono Paesi in cui la disoccupazione è tutto sommato fisiologica considerato il ciclo economico, come l’Olanda (3,4%), l’Austria (4,4%) e Cipro (5,5%); altri, invece, sono
in piena emergenza lavoro. Soprattutto
la Spagna (18,5%), che paga a caro prezzo lo scoppio di quella bolla immobiliare su cui si reggeva il boom degli anni scorsi.
La situazione in Italia è ferma ai dati del primo trimestre (7,4%), ma le cifre rese note ieri dall’Istat mostrano come nelle grandi imprese la situazione non si sia ancora stabilizzata. In giugno, la perdita di posti di lavoro rispetto a maggio è stata dello 0,3% al netto dei dipendenti in cassa integrazione e del 4,2% su base annua, con punte del 9,7% (sempre al netto della cig) nell’industria, dove nel mese di maggio la variazione era stata ancor più negativa (9,8%). In un momento di contrazione economica, le imprese hanno inoltre fatto un uso intensivo degli ammortizzatori sociali. Proprio il ricorso alla cassa integrazione ha toccato in giugno il livello massimo da quando l’istituto di statistica ha inaugurato nel 2000 la serie storica che misura l’incidenza della cassa sul totale delle ore lavorate. (...)"