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#1 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jan 2009
Messaggi: 3,286
Popolarità: 42949676 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
l'aumento delle materie prime..aria di ripresa
Il greggio europeo – principale riferimento per i contratti di fornitura energetica nel Vecchio continente – non ha smesso di correre neanche ieri. Le quotazioni hanno guadagnato un altro punto percentuale, salendo per la quarta seduta consecutiva, e portandosi ai massimi dallo scorso ottobre: 74,28 dollari al barile.
Il prezzo, ormai raddoppiato rispetto ai minimi pluriennali di fine 2008, si muove di pari passo con il ritrovato ottimismo degli investitori: come in Borsa, così anche sui mercati delle materie prime, è l'euforia per una ripresa che a molti sembra ormai a portata di mano a guidare gli acquisti. L'appetito per il rischio cresce, a danno del dollaro – che si indebolisce – e a vantaggio degli asset ritenuti capaci di restuire le migliori performance. Il fiume di liquidità che continua a riversarsi sui mercati è tornato già da tempo a prediligere le commodities anche in chiave anti-inflazione: così, per proteggere il portafoglio dai futuri rincari, i fondi potrebbero in realtà accelerarne l'arrivo. Mettendo a rischio, nel contempo, la stessa ripresa. «Se i prezzi del greggio salgono ancora – ha avvertito Fatih Birol, capo economista dell'Agenzia internazionale per l'energia – potrebbero strangolare la ripresa dell'economia». L'interesse per le materie prime sembra essere tornato in modo indiscriminato, ulteriormente incoraggiato dal fatto che nel primo semestre sono state l'asset class più redditizia per gli investitori. I metalli non ferrosi – dal rame allo zinco, dall'alluminio al nickel – hanno tutti riguadagnato i livelli di prezzo dello scorso autunno, sostenuti dall'accumulo di scorte strategiche da parte dei cinesi, ma anche – forse soprattutto – dalla speranza che l'economia globale si riprenda rapidamente, magari proprio al traino del gigante asiatico. L'oro, sia pure in modo meno sfrenato, sta anch'esso recuperando: grazie all'indebolirsi del dollaro, ieri le sue quotazioni sono tornate a superare 970 $/oncia. Meglio è andata al palladio, balzato ai massimi da undici mesi. Gli ordini di acquisto piovono anche sui mercati agricoli. Lo zucchero raffinato, su cui pesa un'effettiva carenza di offerta, è ai massimi storici. I semi di soia, grazie all'import cinese, non smettono di correre. E anche i cereali sono di nuovo in forte rialzo, nonostante sul mercato fisico vi sia un'ampia disponibilità. Anche il petrolio non manca, nel mondo reale. La domanda, specie nelle economie sviluppate, è ancora ben lontana dal riprendersi: negli Stati Uniti, dove si consuma un quarto della produzione globale di greggio, la domanda nelle ultime quattro settimane restava inferiore del 10% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, le scorte di carburanti si sono avvicinate di recente ai massimi da 25 anni e le raffinerie stanno lavorando tuttora a poco più dell'80% della loro capacità produttiva, perché i margini di lavorazione sono troppo bassi, ma anche perché gli automobilisti americani consumano troppo poco. Eppure, a galoppare non sono soltanto le quotazioni del greggio europeo Bernt. Il riferimento americano, il Wti, ieri è comunque arretrato di appena lo 0,2% rispetto ai massimi da dieci mesi e vale tuttora ben 71,41 dollari al barile: se il suo prezzo è un po' più basso di quello del Brent, il motivo – spiegano gli analisti – risiede molto probabilmente nel fatto che la produzione di petrolio nel mare del Nord (da cui provengono il Brent e gli altri greggi assimilati a quest'ultimo, come il Forties) è attualmente rallentata dalle manutenzioni di alcuni giacimenti. Inoltre, comincia forse a farsi sentire anche il timore per il giro di vite annunciato dal governo Usa contro gli speculatori. In Gran Bretagna le autorità di vigilanza sui mercati non sembrano altrettanto aggressive nel voler imporre dei limiti alle contrattazioni sui mercati dei futures, anche il problema è più che mai all'ordine del giorno. Il ministro del Tesoro britannico Alistair Darling e la Financial Services Authority (Fsa), l'equivalente della Consob italiana, hanno dato appuntamento per oggi ad una trentina di rappresentanti dell'industria petrolifera e finanziaria, per sondare le loro opinioni sul tema petrolio e speculazione. 5 agosto 2009 http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero |
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#5 (permalink) |
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Io vi IMUnizzerò
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Per la Casa Bianca il vero pericolo è una nuova bolla
Qual è l'arma più pericolosa, a parte le atomiche della Corea del Nord e le quasi atomiche dell'Iran? Il prezzo del petrolio. Parola di Barack Obama, che l'estate scorsa si fece la domanda e si diede la risposta in uno dei tanti discorsi tenuti durante la campagna elettorale. Il futuro presidente disegnò uno scenario inquietante, con il gallone a 12 dollari e un paese sempre più bisognoso di importare greggio. Ma era luglio, e Obama parlava con il barile a 147 dollari che aveva appena toccato il suo record. «Non me ne intendo di petrolio ma occhio alle bolle», aveva scritto nell'occasione George Soros, uno che se ne intende, richiesto di un parere dalla Harward Business Review. Fin qui però ci arrivava anche l'anonimo automobilista imprecante davanti alla pompa. Poi, per il sollievo di tutta l'economia già in recessione, l'altrettanto precipitoso calo fino ai 33 dollari di dicembre, tale però da non generare illusioni sul suo perdurare. Troppo basso, oltretutto, anche per favorire la verde metamorfosi verso le energie rinnovabili che, nonostante ultimamente parli solo di riforma della sanità, resta uno dei capisaldi dell'agenda di Obama. Perché per il petrolio esiste una banda di oscillazione tra i 65 e gli 80 dollari, sopra e sotto la quale gli effetti sono comunque nefasti. Per esempio, troppo in basso comporta che automaticamente gli americani tornano a comprare Suv e auto di grossa cilindrata vanificando il loro forzato rivolgersi ai modelli più piccoli e più ecocompatibili. Oltre a rendere la ricerca di fonti alternative economicamente costosa. Se troppo alto, tutta l'industria ne soffre, non solo quella direttamente esposta come le compagnie aeree. Infatti, da gennaio, la corsa riprende fin oltre i 70 dollari con aspettative (qui l'inquietudine si fa incubo) di un ritorno del barile alle tre cifre entro fine anno. Ed è allarme popolare. Protestano tutti, dalle casalinghe ai manager delle aereolinee, dai tassisti ai dirigenti delle Big Three di Detroit, ribattezzate Big Small, perché il danno nasconde la beffa: il governo ha appena concesso e poi rifinanziato gli incentivi alla rottamazione, ma se sale il prezzo della benzina il loro fascino viene largamente vanificato. Siccome, dopo i disastri di Wall Street, i colpevoli sono sempre gli speculatori, l'indice accusatorio è puntato contro il New York Mercantile Exchange, dove dall'andamento dei future si capisce quanto freddo o caldo sarà il prossimo inverno. Un commissario dell'autorità di controllo, la Commodity future trading commission, avverte che si continua a scommettere a ritmi sostenuti, tant'è che a ogni barile realmente consumato ne corrispondono 27 di carta, pura finanza insomma. Ma se Obama mostra indecisione nell'usare la mano pesante con i banchieri, perché mai dovrebbe farlo con chi scommette sulle materie prime? Più del prezzo, preoccupare però la sua estrema volatilità – mai così alta dalla crisi energetica dei primi anni 70 – che vanifica le «coperture», con le aziende che stipulano contratti future a lungo termine sul petrolio cercando in qualche modo di proteggersi da tanta aleatorietà. Ma il tema riguarda anche e soprattutto i consumatori, molti dei quali sono parte integrante di un'altra bolla, quella della disoccupazione, che lascia scettici sui "barlumi di speranza" con cui Obama ha salutato l'inizio della fine della recessione. La media, a fine luglio, è abbondantemente sopra il 10 per cento. E quasi tutti i disoccupati, oltre al lavoro, hanno perso la casa, esaurito il plafond delle carte di credito con cui tiravano avanti, e sono agli sgoccioli dei sussidi statali oltretutto scarsi e spesso incassati in grande ritardo. «Provate a immaginare – scriveva settimana scorsa il New York Times – cosa vuol dire per questa gente l'aumento del prezzo della benzina, non solo per le bollette di luce e gas ma per la riduzione della loro già scarsissima capacità di spesa». Come se ne esce? Le soluzioni stanno quasi tutte nel mantra che sempre più spesso si sente ripetere: per stabilizzare i mercati occorre una forte e nuova sorveglianza che ne stronchi gli eccessi sul nascere. Gli occhi sono quindi tutti puntati sul Department of Energy. «Mi piacerebbe sapere come intendono muoversi per affrontare quello che per un'economia ancora debolissima può essere un altro macigno», si interroga con retorica rassegnazione Raymond Learsy, aurore di Over a Barrel: breaking Oil's Grip on Our Future, un best seller sul tema, «visto che George W. Bush ha infarcito i suoi uffici di vecchi petrolieri». Ma dà anche un suggerimento pratico: «Basterebbe fermare l'acquisto di petrolio per la riserva strategica a calmare la speculazione, almeno fino a interrompere la corsa del prezzo al rialzo. Intanto, al New York Mercantile Exchance, i contratti non sembrano cavalcare le grida di allarme: a dicembre prezzano infatti il barile a 75 dollari, che diventano 80 con data di consegna dicembre 2010. |
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#6 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 3,516
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Ma io non sarei poi tanto felice, il prezzo della benzina e del gasolio è alle stelle con il prezzo del petrolio praticamente a metà rispetto un anno fa, e già questo dovrebbe far riflettere us come vebiamo presi per il c**o, certo si comiacia a vedere qualche piccolo spiraglio in lontananza ma sono ancora bagliori lontani, la crisi nei prossimi mesi si farà sentire con la sua parte piu pericolosa, a settembre al reintro molte ditte dovranno fare i conti e decidere il da farsi, moltissimi ormai stanno cercando di tirare avanti sperando in una riprema ma tale ripresa è sempre piu lontana anche se molti con ottimismo vogliono farci credere che è vicina.
Da settembre a fine anno saranno i mesi piu critici e moltissime imprese salteranno, la crisi non è finita e non è ancora arrivata al suo apice!!!! ATTENZIONE nei prossimi mesi!!! saranno quelli cruciali!! |
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#7 (permalink) |
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cav. De Coccius
Data registrazione: May 2009
Messaggi: 13,938
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Per me il prezzo del petrolio ormai e' scorrelato dalle normali attivita' economiche umane e segue logiche commerciali tutte sue frutto di manovre lobbistiche-affaristiche-politiche internazionali.
Il prezzo continuera' a salire e scendere in barba a boom economici o megacrisi depressive. |
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#8 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2008
Messaggi: 1,515
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Il prezzo delle materie prime ricomincerà a scendere prima o poi; non c'è nessuna ripresa nei paesi occidentali; si tratta di un semplice rimbalzo determinato dall'enorme spesa pubblica di questi mesi; è stato giusto farlo per evitare la grande depressione ma non bisogna illudersi su una ripresa imminente; visto che il debito pubblico non può aumentare all'infinito voglio essere ottimista credendo di più ad una ripresa a W; speriamo non si arrivi ad uno sviluppo a L nei paesi Occidentali.
http://finanza.repubblica.it/News_De...codnews=305732 |
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