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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Feb 2008
Messaggi: 3,792
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Gross guai per l’europa - il capo di pimco bill gross
, IL MEGA-FONDO D’INVESTIMENTI CHE MUOVE CENTINAIA DI MILIARDI, SPARA A ZERO CONTRO I TASSI ZERO DELLE BANCHE CENTRALI - “CON IL DENARO CHE NON RENDE NULLA, GLI INVESTITORI SI SENTONO Più SICURI A TENERE 100$ (NOTA BENE: DOLLARI) SOTTO IL MATERASSO CHE A INVESTIRLI IN BANCHE CHE NON GENERANO PROFITTI E CREANO SOLO RISCHI” - ECCO LE PROVE: FUGA DEGLI AMERICANI (E NON SOLO) DALL’EURO, FALLIMENTO DI GIGANTI COME MF CAPITAL, E MANCATA RIPRESA ECONOMICA…
Bill Gross, fondatore e capo di Pimco, il fondo di investimenti con il più grande portafoglio di obbligazioni al mondo, interviene oggi sul "Financial Times", e si schiera apertamente contro le politiche recenti delle banche centrali di tutto il mondo, che stanno cercando di far uscire l'Europa e gli Stati Uniti dalla crisi finanziaria a suon di tagli di tassi e "quantitative easing" (per i profani: iniezioni di contanti nel mercato). Secondo Gross, che è coinvolto in prima persona data la quantità immensa di bond che gestisce, non sono solo i "soldi cattivi a cacciare via i soldi buoni" (come diceva Gresham) ma anche "i soldi a basso costo", cioè il denaro senza tassi di interesse con cui le banche centrali stanno inondando i mercati per cercare di placarli. Storicamente, gli istituti centrali hanno adottato questo modello: rendimenti via via più bassi stimolano la domanda aggregata e, nel caso dei mercati finanziari, spostano gli investimenti su asset sempre più rischiosi, unico modo per continuare a fare utili. Stampando denaro e tenendo i tassi a zero, stanno però facendo il contrario di quello che vorrebbero: invece di aumentare la predisposizione al credito, questa si sta restringendo. Gross fa l'esempio del crac di MF Capital, fondo che opera nel suo stesso settore. Se un investitore ha depositato i suoi soldi in una banca d'affari o presso un broker che non solo sembra a rischio (come era MF Capital vista la sua esposizione verso i paesi dell'Eurozona), ma non genera profitti visti gli interessi zero, perché mantenere il deposito? Forse si sentirebbe più a sicuro con una banconota da 100$ sotto il materasso piuttosto che con la stessa somma presso un broker. |
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#2 (permalink) |
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ciao belli
Data registrazione: May 2011
Messaggi: 6,963
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infatti chi aveva qualcosa con MF ha perso una Bella fetta del.capitale. anche chi pensava di avere dei metalli preziosi depositati con MF , lì ha persi ! meglio avere tutto in mano piuttosto che in queste banche tipo MF
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#4 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Dec 2009
Messaggi: 614
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Secondo il premio nobel 2008 per l' economia Paul Krugman, l' argomentazione esposta da Gross è insensata.
Il tasso zero si applica a asset o depositi sicuri ed è applicato per invogliare gli investitori a convogliare in altre direzioni il denaro in modo che l' economia venga stimolata. ( Infatti noto io, ci sono conti di deposito che riconoscono un interesse nettamente superiore zero. La FED presta soldi alle banche a tassi prossimi a zero , ma gli interessi sui mutui e sui prestiti non sono a zero. Se una banca ottiene denaro dalla banca centrale e paga un interesse bassissimo, può guadagnare prestando soldi a privati cittadini e aziende ad un tasso di interesse contenuto ma comunque più alto di quello fatto pagare dalla banca centrale alle banche. Se il denaro depositato presso una Banca Centrale ottiene un interesse prossimo a zero , gli istituzionali sono invogliati a cercare altri impieghi per il denaro. Se i tassi fossero più alti ,in una fase economicamente difficile, gli investitori , invece di fornire denaro al sistema produttivo lo metterebbero in depositi presso la banca centrale o in titoli di stato AAA) In certe fasi economiche il tasso appropriato applicato da una Banca Centrale può essere zero o prossimo a zero. I problemi dell' area Euro sono connessi ai difetti di struttura dell' Euro che provoca squilibrio nella bilancia dei pagamenti di vari stati senza che ciò possa essere corretto dalla svalutazione di alcune monete, perchè senza unità politica, senza titoli di debito comuni dell' Euro Zona e senza un prestatore di ultima isanza, è stata creata una moneta unica che provoca perdita di flessibilità negli stati periferici. December 20, 2011, 8:31 am Gross Confusion People have been asking me for reactions to this op-ed by Bill Gross, arguing that low interest rates are hurting the economy — an argument that he’s been making for a while now. The short answer is that I don’t understand his argument, and I suspect that he doesn’t either. What he seems to be saying is that low rates discourage lending, and hence make funds scarcer than they would be at a higher rate, e.g., at the zero bound, banks no longer aggressively pursue deposits because of the difficulty in profiting from their deployment. But there’s nothing stopping banks from making loans at profitable rates to firms that want more credit; the zero bound applies only to safe official assets. The zero rate isn’t a price ceiling; it’s what happens when you push rates on safe assets as low as possible, precisely to encourage people to buy other things instead. Gross seems to have joined the group of people who view current low rates as somehow unnatural, the result of policies that distort the market. But actually it’s quite clear that the “natural” rate of interest in the economist’s sense — the rate of interest that would match desired savings with desired investment at full employment — is negative. The zero bound is in fact a price floor rather than a price ceiling, enforced not by law but by the fact that people can always just hold cash. So I don’t think this makes any sense. Yes, he’s very rich and I’m not — but the last time we disagreed on monetary matters, he wasn’t the one who got it right, Gross Confusion - NYTimes.com Ultima modifica di piccola_Tam : 20-12-11 alle ore 23:10 |
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#5 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Dec 2009
Messaggi: 614
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L’austerità è un errore
di Paul Krugman. L' Euro può essere salvato? Non molto tempo fa si diceva che la crisi poteva portare, nel peggiore dei casi, al default della Grecia. Ora si profila l'evenienza di un disastro di proporzioni assai maggiori. È vero che la pressione sui mercati si è un po' allentata mercoledì. si è allentata dopo il sensazionale annuncio dell'estensione delle linee di credito da parte delle banche centrali. Ma persino gli ottimisti ormai considerano l'Europa avviata alla recessione, mentre i pessimisti lanciano l'allarme sull'eventualità che l'euro diventi l'epicentro di una nuova crisi globale. Come mai siamo arrivati fin qui? La risposta più comune è che l'origine della crisi dell'euro va individuata nell'irresponsabilità fiscale. In tv è un gran vociare di esperti: in assenza di tagli alla spesa pubblica l'America finirà come la Grecia. Ma è vero quasi l'opposto. Benché i leader europei identifichino il problema nella spesa pubblica troppo alta dei Paesi debitori, la realtà è che in Europa la spesa è troppo bassa. E imporre una maggiore austerità è stata una mossa negativa, che ha peggiorato la situazione. Riassumendo. Negli anni precedenti alla crisi del 2008 in Europa, come in America, il sistema bancario era fuori controllo e il debito galoppava. In Europa però, gran parte dei prestiti erano transfrontalieri, i fondi tedeschi finivano al sud. L'operazione veniva considerata a basso rischio. I destinatari in fondo facevano tutti parte dell'area dell'euro, che cosa mai poteva succedere? In massima parte, detto per inciso, i prestiti non erano diretti ai governi, ma al settore privato. Solo la Grecia ai tempi d'oro presentava gravi deficit di bilancio statale. La Spagna, alla vigilia della crisi, vantava addirittura un surplus. Poi la bolla scoppiò. La spesa privata nei Paesi debitori crollò. I leader europei avrebbero dovuto riflettere su come impedire che questi tagli alla spesa provocassero una recessione in tutta Europa. Invece risposero all'inevitabile conseguente crescita del deficit imponendo a tutti i governi – non solo a quelli dei Paesi debitori – di tagliare la spesa pubblica e aumentare l'imposizione fiscale. Non tennero conto dei moniti di chi pronosticava un aggravarsi della depressione. «La tesi secondo cui le misure di austerità potrebbero innescare un processo di stagnazione non è corretta», dichiarò Jean-Claude Trichet, all'epoca presidente della Bce. Il motivo? Perché «da politiche che stimolano la fiducia verrà un impulso, non un ostacolo alla ripresa economica». Ma questa magica fiducia non si è materializzata. E c'è di più. Negli anni del denaro facile, i salari e i prezzi in Europa meridionale sono cresciuti assai più velocemente rispetto al nord Europa. Ora bisogna ridurre il divario calando i prezzi al sud o, in alternativa, alzandoli al nord. E la scelta è importante: se l'Europa meridionale è costretta a ridurre la propria competitività pagherà un caro prezzo in termini di occupazione, e vedrà aumentare il debito. Si avrebbero possibilità di successo maggiori se il divario venisse ridotto aumentando i prezzi a nord. Ma per far questo i policymaker dovrebbero accettare temporaneamente un aumento dell'inflazione nell'intera eurozona, mentre hanno già ribadito di non averne alcuna intenzione. Ad aprile, la Bce ha iniziato ad aumentare i tassi di interesse, pur essendo palese a gran parte degli osservatori che l'inflazione, semmai, era troppo bassa. Non è stata una coincidenza che proprio ad aprile la crisi dell'euro sia entrata in una nuova, terribile fase. Lasciamo stare la Grecia. Come economia, confronto all'Europa, è paragonabile all'area di Miami rispetto agli Stati Uniti. A questo punto i mercati hanno perso la fiducia nell'euro in generale, portando i tassi di interesse a salire anche in Paesi come l'Austria e la Finlandia, non certo noti per la loro sregolatezza. L'appello all'austerità generale associato al morboso terrore dell'inflazione da parte della banca centrale fanno sì che ai Paesi indebitati sia impossibile sfuggire alla trappola del debito. Questa accoppiata è quindi garanzia di default sul debito, corsa al ritiro dei depositi bancari e crollo finanziario generale. Mi auguro, sia per il bene dell'America che dell'Europa, che gli europei invertano la rotta prima che sia troppo tardi. Ma, in tutta sincerità, non credo che lo faranno. È molto più probabile che noi li seguiamo sulla strada della rovina. Perché negli Usa , come in Europa, l'economia è trascinata nel baratro dai debitori morosi, nel caso americano soprattutto proprietari di casa. E anche in questo caso c'è assoluto bisogno di politiche fiscali e monetarie espansionistiche a sostegno dell'economia, mentre i debitori lottano per rimettersi finanziariamente in salute. Ma, da noi come in Europa, il dibattito pubblico è dominato dalle ramanzine sul deficit e dall'ossessione dell'inflazione. La prossima volta che vi diranno e che in assenza di tagli alla spesa l'America farà la fine della Grecia, rispondete pure che tagliando la spesa in corso di depressione economica faremo la fine dell'Europa. (4 dicembre 2011) L’austerità è un errore - micromega-online - micromega |
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Data registrazione: Oct 2002
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Citazione:
Lo spettro del Giappone post boom è vicino... |
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Data registrazione: Jun 2009
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Avere una moneta propria e cambi flessibili presenta vari vantaggi e può alleggerire il debito estero, come insegna il caso inglese. Ad esempio scarica sui creditori esteri una parte delle perdite dovute alla svalutazione
Quaranta anni fa – il 15 agosto del 1971 – il sistema di Bretton Woods, basato sui cambi fissi, è crollato. Da allora la quasi totalità dei paesi del mondo è passata a un sistema di cambi flessibili. L’Europa – e l’Europa continentale in particolare – ha opposto una tenace resistenza ai cambi flessibili, resistenza che si è tradotta prima, nell’ormai lontano 1979, in un sistema europeo di cambi fissi, lo Sme, e poi, vent’anni dopo, in un irreversibile sistema di cambi “superfissi”, la moneta unica. Un sistema di cambi flessibili presenta, rispetto a un sistema di cambi fissi, due principali caratteristiche. La prima è quella di consentire un aggiustamento automatico della bilancia dei pagamenti di parte corrente. Il meccanismo è semplice e immediatamente comprensibile: quando si manifesta uno squilibrio (per esempio un deficit) nella bilancia dei pagamenti la moneta si svaluta, di conseguenza le importazioni (più care) diminuiscono, le esportazioni (più competitive) aumentano e l’equilibrio si ricostituisce. La seconda caratteristica, assai più in ombra e meno discussa, è quella di consentire una “flessibilità” anche del debito pubblico. Se qualcosa va male nell’economia del paese – e non solo la bilancia dei pagamenti, ma anche ad esempio qualcosa che riguardi la sostenibilità del debito, fallimenti bancari ecc. – la moneta si svaluta e con essa il debito: un nuovo equilibrio viene ricostituito con un costo economico e sociale modesto. Questo “meccanismo”, anch’esso automatico, è stato, ed è tuttora, considerato in Europa “disdicevole” e soprattutto impraticabile. Se con la svalutazione ci si autoriduce il debito, chi vorrà poi mai sottoscrivere nuovo debito del paese in questione? La sua credibilità sarà minata per sempre e il default sarà inevitabile. Questo “mantra” ci è stato ripetuto dalle nostre Autorità monetarie con tenace insistenza per vent’anni e più. Bisogna dire semplicemente che è falso e che le esperienze di trent’anni e più di storia finanziaria lo dimostrano. Quando una moneta si svaluta il suo debito, per i detentori esteri, si svaluta: subiranno una perdita e si leccheranno le ferite, ma ciò fa parte delle regole del gioco che i mercati hanno ormai digerito. Svalutandosi la moneta e quindi il debito, il prezzo dello stesso per i compratori esteri diminuisce e quindi i rendimenti aumentano: a un certo punto potenziali compratori esteri giudicheranno che a quei livelli il debito pubblico di quel paese è diventato un buon affare e rientreranno e anche il cambio si stabilizzerà: chi avesse comprato nel punto di minimo avrà fatto un ottimo affare. Non è teoria: è quanto è successo, ormai tante volte negli ultimi decenni. Prendiamo a conferma due recenti esempi, di segno opposto. Tra l’agosto del 2007 e il gennaio del 2009 la sterlina, sull’onda della grande crisi finanziaria di cui Londra è stata uno dei due epicentri, è passata da una quotazione contro euro di 1,47 a una di 1,02: si è svalutata dunque del 30% circa. I detentori esteri di debito inglese hanno quindi subito una perdita ingente. Certamente il debito pubblico inglese è parecchie volte più grande di quello greco e certamente la quota di esso posseduta dall’estero è, in valore assoluto, assai maggiore di quella del debito greco posseduto dall’estero. Eppure la cosa è passata, direi, sotto silenzio: non ci sono stati alti lamenti o deprecazione e rampogne verso l’Inghilterra, la sua politica economica, il suo welfare ecc. La ragione è semplice: la sterlina aderisce a un sistema di cambi flessibili e l’eventualità di una sua svalutazione era da mettere in conto (come pure l’eventualità di una sua rivalutazione: tra parentesi, successivamente la sterlina ha riguadagnato un 10%). I detentori esteri di debito inglese hanno sofferto in silenzio. Diciamo poi, per inciso, che certamente la svalutazione della sterlina ha alleviato di molto la gestione della crisi inglese che era, ed è, assai difficile. Diciamo pure che la consistente svalutazione non ha avuto effetti apprezzabili sulla inflazione interna: la sterlina non si è certamente avvitata in quella spirale svalutazione-inflazione che i nostri guru evocano con tenacia. Il secondo esempio è, ovviamente, quello greco. Se la Grecia avesse avuto una sua moneta e un cambio flessibile certamente la moneta greca si sarebbe svalutata, alleggerendo l’onere del debito e portando la sua bilancia dei pagamenti verso un rapido miglioramento, il che, ricordiamolo, vuol dire anche attaccare alla radice la causa di creazione del debito estero. Probabilmente una svalutazione del 30%, pari cioè a quella subita senza clamore dalla sterlina, sarebbe stata sufficiente a rimettere le cose a posto e a evitare alla Grecia l’inferno in cui essa ora si trova. Ma per la Grecia questo aggiustamento automatico e relativamente indolore non è stato possibile perché la Grecia ha il “privilegio” di aderire all’euro. 10/08/2011 fonte: Le virtù di monete proprie e cambi flessibili / globi / Sezioni / Home - Sbilanciamoci Se si ha una moneta autonoma è più facile svalutare il debito. Se si ha la stessa moneta di Germania, Finlandia, Olanda etc. è più complicato |
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