Ma e' vera 'sta storia del Comune di Roma??? - Pagina 12
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  1. #111
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    Citazione Originariamente Scritto da NeoDinox Visualizza Messaggio
    dunque:
    nel 2011 viene affibbiato il pacco con tanto di certificato di qualità firmato da una società svizzera.
    la finanza se ne occupa verso agosto 2018.
    la corte dei conti "mette in guardia" (è un'altra falsità: non c'e' nessuna guardia nel comunicato) già ad aprile 2018.
    dunque per 8 anni tutte le amministrazioni capaci e intelligenti hanno ritenuto di avere in cassaforte 50 milioni in nichel.

    ma secondo te, solo quella ****** della Raggi avrebbe dovuto scoprire la truffa.

    tutto ciò -romana de roma- ha un solo nome: disonestà intellettuale, ma così agra che vien fatto di pensare addirittura a questioni personali.
    Citazione Originariamente Scritto da ale.v Visualizza Messaggio
    Veramente i rilievi erano solo di tipo tecnico: prima vendi, poi metti in bilancio.

    I revisori non sono certo entrati nel merito della truffa.

    C'è un abisso di differenza, te sulla raggi sei meno oggettiva di una tifosa della Lazio che parla della roma... ...inutile parlarne...


    Aggiungo che sarebbe curioso sapere se i revisori dal 2011 al 2018 avevano espresso gli stessi rilievi o se si sono svegliati nel 2018 dopo un sonno pluriannuale.
    ripetiamo, per i cocci-de-coccio

  2. #112

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    "Deve 36 milioni al Comune. Il giallo del nichel in pegno
    Il metallo in fili sottili custodito in un caveau varrebbe 55 milioni di euro. L’imprenditore aspetta un compratore kazako. Il Campidoglio vuole i soldi

    Il Campidoglio, i milioni e il "marchese del nichel". Il titolo è da commedia all’italiana, ma contiene tutti i protagonisti e gli ingredienti di una storia vera, intricata e delicata. Quella di un credito di 36 milioni di euro, che dal lontano 2011 aspetta inutilmente di rientrare nelle casse dissestate del Comune di Roma. Di un finanziere nato a Reggio Calabria, Giovanni Calabrò detto "il marchese", che vive all’estero, commercia in materie prime e quei soldi - secondo l’avvocatura del Campidoglio - non li ha ancora restituiti malgrado infinite proroghe. E infine di un pegno curioso, un lotto di nichel del valore stimato di 55 milioni e mezzo di euro, offerto a suo tempo proprio dal "marchese" a garanzia della somma dovuta: l’ultima speranza a cui il Comune si appiglia per non veder sfumare i soldi che aspetta da tanto tempo di recuperare.

    Procediamo con ordine. E torniamo al 1997. Fu allora che la giunta Rutelli decise di espropriare un grande terreno agricolo a Tor Pagnotta per realizzare un deposito dell’Atac. L’immobiliare Cometa srl, proprietaria del bene di diversi ettari, fece ricorso in sede civile pretendendo un indennizzo di 65 miliardi di lire. La richiesta, accolta in primo grado e in appello dal tribunale, fu invece riconosciuta illegittima dalla cassazione nel 2005.

    Nel frattempo però Cometa aveva ceduto più volte il credito che riteneva di vantare con il comune di Roma a vari soggetti, tra cui una società del "marchese" Calabrò. Il quale, a differenza degli altri acquirenti del credito, con un decreto ingiuntivo nel 2004 aveva fatto pignorare presso la Tesoreria comunale trenta milioni di euro trasferendoli poi sui conti della società Calfin.

    Nel 2011 la cassazione dopo un lungo contenzioso ha però stabilito che i soldi usciti dalle casse pubbliche per andare a finire sui conti della Calfin devono essere restituiti a Roma Capitale. La cifra dovuta, come spiega la stessa avvocatura del Campidoglio, arriva appunto ai famosi 36 milioni di euro.

    È a quel punto che, invece di saldare subito, la Calfin ha strappato al Comune la possibilità di fornire in garanzia la partita di "nichel wire". Un filo di metallo incredibilmente sottile (0,025 millimetri di spessore, inferiore a quello di un capello), della lunghezza di 197 mila metri e del peso complessivo di 868 grammi, diviso in cinque rocchetti, puro al 99,98 per cento ed esposto alle fisiologiche oscillazione di mercato. Non si tratta certamente di un metallo pregiato, anche se viene largamente impiegato in vari settori (per esempio per la fabbricazione di parti di dispositivi elettronici).

    Il lotto in questione ha un numero identificativo, che se inserito nel catalogo di Alfa Aesar (società del gruppo "Johnson Matthey" leader nella produzione e fornitura di prodotti chimici) rivela la sua quotazione aggiornata.

    Questo pegno, assai prezioso ma non immediatamente liquidabile, doveva essere una via d'uscita provvisoria, in attesa che il finanziere - che le ultime notizie di stampa descrivono come residente nel Principato di Monaco, con ville a Londra e al Cairo e con relazioni commerciali ben avviate soprattutto in Russia - trovasse il denaro necessario a rifondere il Campidoglio vendendo qualche altra partita di metallo".

    Non solo. La Calfin, all’indomani della sentenza della cassazione, ottenne anche dai responsabili dell’avvocatura del Comune dell’epoca che il pegno a garanzia - invece che in qualche banca italiana - venisse conservato in Svizzera, nel porto franco dell’aeroporto di Ginevra. Non esattamente a portata di mano, qualora l’amministrazione capitolina avesse deciso di esigere il pegno.

    Il resto è storia recente. Con i termini assegnati per il pagamento ormai ampiamente scaduti (e le casse del Comune desolatamente vuote) gli attuali responsabili dell’ufficio legale dell’amministrazione Marino hanno iniziato il pressing su Calabrò per ottenere i 36 milioni. Il 16 ottobre 2013, in un incontro tenutosi in Campidoglio faccia a faccia con gli avvocati del Comune, il finanziere arrivato con autista e limousine si era impegnato ad «onorare l’accordo transattivo definito con Roma Capitale» entro la fine dell’anno, previa chiusura di un accordo di compravendita con un cliente estero «interessato all’acquisto di nikel wire». Si sarebbe trattato, come filtra dall’Amministrazione, di un cliente kazako.

    A garanzia della futura liquidità, sarebbe stato anche esibito ai legali dell’Amministrazione capitolina un contratto in cirillico con una banca russa disposta a scontare la partita di metallo.

    Rassicurazioni ribadite dallo stesso legale del finanziere, che in una comunicazione a inizio 2014 all’ufficio legale del Campidoglio dava ormai per «sostanzialmente già acquisita la certezza della provvista, come documentato dall’inoltro del contratto MURAJOL, ed ormai, oltre alla certezza, anche pervenuti alla prossima maturazione e disponibilità della stessa provvista».

    Il Comune, aveva concesso una proroga ulteriore fino a marzo 2014, nel frattempo però i soldi non sono spuntati fuori. E le giustificazioni addotte dal "marchese" per il ritardo (tra cui alcune difficoltà burocratiche nell’ottenere i visti per il Kazakistan a causa delle tensioni seguite al caso Shalabayeva) non hanno più convinto i legali del Campidoglio.

    Ad aprile il responsabile dell’avvocatura Rodolfo Murra ha deciso di correre seriamente ai ripari. Riuscendo - non senza le immaginabili difficoltà - nell’impresa di far uscire il plico con il nichel dalla Svizzera grazie a una procura firmata direttamente dal sindaco Marino. Il nichel è stato portato a Roma, ed è attualmente custodito e sorvegliato a vista nel caveau segreto di un istituto di vigilanza.

    Il metallo "sotto scorta" sta costando peraltro alle casse di Roma Capitale 20 mila euro al mese di assicurazione."


    Questa era la situazione nel 2014. Ora, nel 2019, lo stato dell'arte :

    "Maxi-truffa in Campidoglio: il «tesoro» del nichel in realtà non vale niente

    Una colossale fregatura, un “pacco” da 55 milioni di euro, regolarmente iscritto nel bilancio del Comune di Roma e invece non valeva nemmeno un centesimo di quella roboante cifra. Un po’ Totò truffa, un po’ Pacco, doppio pacco e contropaccotto. Il “pacco” in questione ha le fattezze di un tronchetto di nichel, un filo sottilissimo che srotolato supererebbe i 200 chilometri, spacciato – a questo punto si può dire – per «materiale preziosissimo» e rifilato all’amministrazione della Capitale nel 2011, al posto del cash, per ripagare un vecchio credito.

    Solo che al posto di avere nel forziere una pregiatissima fibra, il Campidoglio ora scopre di avere in mano un materiale di scarsissimo valore. 40mila euro al massimo. Bazzecole in confronto al clamoroso prezzo stimato al momento della cessione, con tanto di certificato di qualità firmato da una società svizzera. Carta straccia, alla prova dei fatti. E della serie oltre al danno la beffa, il Comune, in questi anni, ha pure speso la bellezza di 200mila euro per far sorvegliare un tesoro che valeva poco o nulla, con tanto di guardie giurate per scortarlo e proteggerlo. Ora si rischia perfino il danno erariale, oltre al fatto che quei soldi, inseriti nelle manovre finanziarie da anni, creano una discreta falla nei conti capitolini.

    LO SCAMBIO
    La storia comincia più di vent’anni fa, 1997, quando il Comune di Roma decide di espropriare un grande terreno agricolo per costruirci un deposito di bus. I proprietari dell’appezzamento chiesero un indennizzo di 65 miliardi di lire. Ricorso accolto sia in primo grado che in appello, ma giudicato illegittimo dalla Cassazione nel 2005. Prima che si arrivasse al ribaltamento in terzo grado, i proprietari avevano ceduto il credito a un’altra società, che faceva capo al finanziere Giovanni Calabrò, detto “il marchese”. Il quale con un decreto ingiuntivo, nel 2004, era riuscito a incassare la somma dal Campidoglio. Somma che però, dopo la sentenza del Palazzaccio, avrebbe dovuto essere restituita per intero.

    E cos’è il genio? Fantasia, intuizione e velocità d’esecuzione. Ecco allora la pensata: trovandosi in difficoltà finanziarie, la società offrì al Comune una partita di “nichel wire” «in garanzia». Insomma il famoso nastro da 200 chilometri, presentandolo appunto come preziosissimo, tanto che le sue quotazioni, a sentire il Campidoglio, erano rapidamente schizzate dai «36 milioni» iniziali fino a «55.644.344,00 euro». Così si legge nelle carte dell’asta, poi fallita sei volte di fila, con cui il Comune ha provato a piazzare il lotto al miglior offerente, dopo avere ottenuto la «specifica attestazione» di un notaio. Già il fallimento ripetuto della vendita avrebbe dovuto insospettire, ma tant’è.

    A metà del 2018, in gran segreto, è intervenuta la Guardia di Finanza. Il nucleo di Polizia economico-finanziaria di Vicenza, su mandato della Procura vicentina, ha messo il nichel sotto sequestro. In Veneto stavano già indagando sul crac di una società del “marchese” Calabrò, che aveva venduto un altro filo di nichel a un’azienda di Montecchio Precalcino. Dopo una perizia, si è scoperto che quel cavo non valeva 15 milioni, come stimato all’inizio, ma poco più di 20 mila euro.

    Ed è scattato il campanello d’allarme: vuoi vedere che anche il filo affibbiato al Comune di Roma era un “bidone”? Risposta: sì. Lo ha accertato una nuova, recente perizia. Di cui in Campidoglio sembrano non sapere nulla, se è vero che ancora il 30 gennaio scorso il Comune ha rinnovato un appalto da 57mila euro per «la custodia» del tesoro farlocco, addirittura «fino al 2021
    ».

    Anche qui, se non fosse intervenuta la GdF, non si sarebbe saputo nulla. Raggi & C. : dove siete quando rinnovate gli appalti?
    ANDATEVENE.

  3. #113
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    Citazione Originariamente Scritto da chantal_bbb Visualizza Messaggio

    Il lotto in questione ha un numero identificativo, che se inserito nel catalogo di Alfa Aesar (società del gruppo "Johnson Matthey" leader nella produzione e fornitura di prodotti chimici) rivela la sua quotazione aggiornata.

    Zak

    Il nichel è stato portato a Roma, ed è attualmente custodito e sorvegliato a vista nel caveau segreto di un istituto di vigilanza.

    Zak

    Il metallo "sotto scorta" sta costando peraltro alle casse di Roma Capitale 20 mila euro al mese di assicurazione."

    Zak

    Questa era la situazione nel 2014. Ora, nel 2019, lo stato dell'arte :

    ANDATEVENE.

    quindi si poteva sapere il valore di questa roba quando si voleva tramite numero di serie.

    ma per vent'anni a nessuno è saltato il ticchio di controllare

    se il giornalista non ha sbagliato €20000 al mese di assicurazione che fanno €240000 l'anno per 4 o 5 anni

    Più altri €200000 per la società di vigilanza...

    ******* che affare questi Capaci e competenti...

    Andatevene, Sì... in galera...!!!

  4. #114
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    Citazione Originariamente Scritto da chantal_bbb Visualizza Messaggio
    Ripeto.
    Che sai ripetere l'abbiamo visto.

    Il problema, però, è che non capisci cosa ripeti.

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