Sergio Cesaratto economista vicino al PD: Letta inetto, uscire dall'euro - Pagina 3
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  1. #21
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    Senza investimenti pubblici che creino un volano non vai da nessuna
    parte.
    ma cosa dici mai???
    loro pensano che le condizioni per fare impresa le creano l'impresa e non lo stato... lo stato per loro deve solo dire "fate come vi pare" e loro creano economia... si quella dei disastri economici mondiali... porelli
    Ultima modifica di nerocicuta; 23-06-13 alle 17:58

  2. #22

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    21 giugno. Un importante articolo di Sergio Cesaratto (nella foto). Sergio —economista di fama che non ha mai nascosto di essere di sinistra nonché la sua attenzione a quanto accade nel pianeta Partito democratico—, è noto per la sua titubanza rispetto ad un'uscita dall'eurozona. In questo articolo fresco di stampa, non solo denuncia duramente il governo Letta, supino alla tirannia mercantilista euro-tedesca. Egli prende atto che l'euro è sulla via della dissoluzione e per la prima volta, pur tra le righe, sostiene che l'uscita dall'eurozona è oramai il minore dei mali.


    1. Come recentemente denunciato da Giorgio La Malfa su Il Sole, nel governo e nel paese appare emergere una mesta rassegnazione a un futuro in cui ci si dovrà adeguare a standard di vita sempre più modesti e in cui l’emigrazione sarà il premio per i più bravi.
    Le contorsioni della politica, dalle fumosità di Enrico Letta, alle purghe del M5S, alle sparate di Berlusconi, testimoniano un mix d'impotenza e d'ignoranza.
    Gli elettori percepiscono questo senso d’impotenza della politica e di qui l’esteso sentimento di anti-politica. Finché la politica aveva risorse da distribuire gli elettori italiani non si erano sentiti così diffusamente Soloni. Ma errato sarebbe concluderne, come si fa spesso soprattutto in area PD, che troppo si è sperperato nel passato per cui la crescita potrà solo tornare quando avremo tutti imparato a scialare meno. E’ un moralismo pernicioso che non porta da nessuna parte.
    Sostenere che se fossimo stati virtuosi come la Germania ora non saremmo nei guai è un ragionamento da “se mio nonno avesse le ruote”. E trascura il fatto che se tutti i paesi si comportassero come la mercantilista Germania solo l’apertura di mercati su Marte consentirebbe un generalizzato sviluppo export-led. Le vere occasioni il nostro paese le ha probabilmente perdute quando mezzo secolo fa, per inadeguatezza della classe dirigente, i frutti del boom economico non furono utilizzati per indirizzarlo su un sentiero di sviluppo moderno e socialmente equo. Ma basta piangere, ognuno a modo suo, sul latte versato. Guardiamo ai problemi dell’oggi.

    2. A fronte di questi problemi il governo Letta appare persino più inetto del governo Monti – che ci aveva addirittura illuso a un tratto di voler alzare la voce con Berlino, prima di relegarsi nella spazzatura della storia. L’impotenza del governo è palese, malamente mascherata con un gran parlare di disoccupazione giovanile, quasi che quella adulta non fosse parimenti grave e non facendo comunque nulla per entrambe.
    L’ipocrisia di Letta nel rivendersi immaginari successi al G8 è sfacciata, e chissà quanto fumo ci rivenderà dopo il prossimo vertice europeo. Il decreto “del fare” è un “facite ammuina”. C’è in questo un inquietante misto d’ignoranza e cinismo verso il futuro del nostro paese. Eppure il precisino Enrico Letta ha a disposizione fior fiore di economisti internazionali a mostrargli quanto la situazione sia tragica mentre ormai quasi più nessuno difende l’ossimoro delle “austerità espansive”. Non hanno, tuttavia, a mio avviso, neppure ragione coloro che se la prendono con i vincoli europei come tali, invitando il governo a sforarli. Prima che l’Europa sarebbero i mercati a punirci per aver tentato un’espansione in un paese solo. La verità è che questa espansione non è possibile nell’ambito di un’unione monetaria che è un vero e proprio gold-standard (come diverse ricerche hanno messo in luce istituendo un parallelo fra sistema aureo e Unione Monetaria Europea).

    3. In un sistema aureo i livelli di occupazione di ciascun paese sono vincolati al pareggio della bilancia dei pagamenti: tanto oro guadagni esportando, tanto ne puoi spendere per importare. Ogni espansione in solitudine porterebbe a maggiori importazioni e fuoriuscita del metallo prezioso solo temporaneamente sostenibile attraverso l’indebitamento estero. Nel gold-standard se un paese ha uno squilibrio commerciale, l’unico aggiustamento possibile è attraverso una caduta di occupazione, salari e prezzi (deflazione) che diminuisca le importazioni – più incerto essendo l’effetto positivo sulle esportazioni. Per questo l’opzione per la piena occupazione, che la sfida sovietica impose ai paesi occidentali, comportò il ripudio del gold-standard a favore di un sistema di cambi fissi ma aggiustabili quale quello di Bretton Woods. In esso gli aggiustamenti del cambio s’incaricavano della risoluzione di squilibri esterni “fondamentali”. L’assenza di tale possibilità assimila l’UME al sistema aureo. Qui come lì (e come nell’esperienza argentina del currency board) copiosi flussi di capitale dai paesi in surplus, rassicurati dalla fissità del cambio, sembrarono illudere di una natura di tale sistema favorevole allo sviluppo della periferia. Ma qui come lì
    l’esito è stato una crisi debitoria della periferia. Vero che nell’UME quando i flussi di prestiti esteri vengono meno, la BCE in un qualche modo li sostituisce (la famosa questione attorno ai saldi Target 2), ma questo può solo procrastinare il redde rationem degli squilibri esterni, e alla lunga gli aggiustamenti sono inevitabili. E, coerentemente con il sistema aureo, la deflazione è la via di aggiustamento prescelta dall’Eurozona.

    4. Ma se respingiamo l’opzione A della deflazione come strumento di aggiustamento degli squilibri europei, in quanto controproducente, insostenibile socialmente e che non può che culminare nella desertificazione produttiva della periferia, cosa rimane? L’opzione B è quella di una garanzia della BCE sui debiti sovrani che riduca drasticamente il rischio di default di questi paesi (e/o di fuoriuscita dall’euro) determinando un immediato calo dei tassi di interesse. A seguire vi dovrebbe essere un’espansione della domanda aggregata in Europa, guidata dalla Germania, con gli obiettivi della piena occupazione e del riequilibrio delle bilance dei pagamenti dei paesi periferici. Alternativamente o congiuntamente, opzione C, la Germania si dovrebbe impegnare a sussidiare gli squilibri esteri della periferia, come essa fa con i suoi land orientali, o fa la Lombardia con la Calabria (nella sostanza è questa l’Europa federale vagheggiata dai radicali). L’opzione A è inaccettabile per la periferia europea, quelle B e C lo sono per la Germania. Essa non è stata (se non nella triste parentesi Hitleriana), non è e non sarà mai un paese keynesiano, e tantomeno si può chiedere al contribuente tedesco di sostenere un’immensa periferia (sebbene i proventi del sostegno tornerebbero in Germania come acquisto di prodotti). Il keynesismo i tedeschi l’han sempre lasciato volentieri fare agli altri a sostegno del proprio mercantilismo. Che fare dunque?

    5. Un governo minimamente consapevole della tragicità della situazione almeno tenterebbe di mettere la Germania con le spalle al muro delle proprie responsabilità, che non sono peraltro solo verso l’Europa poiché le politiche deflazionistiche che essa impone si riverberano anche sugli equilibri commerciali globali. E questi sono vieppiù esposti ai venti dell’instabilità, come accade in questi giorni in seguito ai tentennamenti della politica monetaria americana, della tenuta del modello cinese, dell’incerto successo dell’Abenomics e, appunto, delle assurde politiche europee. Ragioni politiche e intellettuali – la sopravvivenza del modello sociale europeo e la stabilità mondiale – depongono dunque per una posizione forte e autorevole. C’è da essere pessimisti circa le reazioni tedesche. E allora l’avvio di trattative segrete per un esito diverso può diventare ineludibile. Lo faremmo sotto un inaudito ricatto di Germania e, ahimè, Francia di ritorsioni commerciali. Ma un po’ di schiena dritta si dovrà pur cominciare a mostrarla. In questo quadro e con poche eccezioni, il dibattito congressuale nel PD appare poco più di una lotta fra conventicole che ambiscono al potere, mentre la segreteria appare inadeguata a sollevare il livello del dibattito volta com’è a non far mancare il sostegno a un governo inetto.

    sollevazione: LA GERMANIA NON CAMBIERA' LA SUA POLITICA, QUINDI.... di Sergio Cesaratto
    condivido praticamente tutto

    anche il punto che le politiche espansive e redistributive attuate nel novecento dai paesi occidentali siano ANCHE il frutto indiretto dell'Unione Sovietica, con il paradosso che il comunismo ha fatto la sventura dei popoli dove si è instaurato ma in qualche modo ha fatto la fortuna di quelli che ne sono rimasti immuni

    le élites economiche occidentali non avrebbero mai accettato poliriche di crescita economica e di redistribuzione della ricchezza se non ci fosse stata la necessità di fidelizzare le proprie masse popolari in funzione anticomunista

  3. #23
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    ma cosa dici mai???
    loro pensano che le condizioni per fare impresa le creano l'impresa e non li stato... lo stato per loro deve solo dire "fate come vi pare" e loro creano economia... si quella dei disastri economici mondiali... porelli
    Basta che gli fai una semplice: loro investirebbero in calabria?

  4. #24
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    qualunque sconosciuto professorucolo diventa un'autorità economica se solo abbraccia la causa cervellotica dell'uscita dall'euro

  5. #25
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    qualunque sconosciuto professorucolo diventa un'autorità economica se solo abbraccia la causa cervellotica dell'uscita dall'euro
    Vuoi mettere quel luminare di Mario Monti.

    Poi scusa, anche Krugman e' un professorucolo ?

  6. #26
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    Vuoi mettere quel luminare di Mario Monti.

    Poi scusa, anche Krugman e' un professorucolo ?
    krugman no, è pagato bene

  7. #27
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    krugman no, è pagato bene
    Vero, complotto propagandistico contro l'Europa e l'euro ...
    avanti con l'austerity

  8. #28

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    Citazione Originariamente Scritto da Sir Wildman Visualizza Messaggio
    Vero, complotto propagandistico contro l'Europa e l'euro ...
    avanti con l'austerity
    se ben ricordo pure Dornbusch aveva messo in guardia dalla moneta unica indicando con precisione, con anticipo di 15 o 20 anni i difetti strutturali che sono poi effettivamente affiorati

    Poveretti i popoli senza € , chissà che danno da mangiare ai loro figli

  9. #29
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    Piddini, anche a sx dicono che l'euro e' finito

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da i.p.i.s Visualizza Messaggio
    condivido praticamente tutto

    anche il punto che le politiche espansive e redistributive attuate nel novecento dai paesi occidentali siano ANCHE il frutto indiretto dell'Unione Sovietica, con il paradosso che il comunismo ha fatto la sventura dei popoli dove si è instaurato ma in qualche modo ha fatto la fortuna di quelli che ne sono rimasti immuni

    le élites economiche occidentali non avrebbero mai accettato poliriche di crescita economica e di redistribuzione della ricchezza se non ci fosse stata la necessità di fidelizzare le proprie masse popolari in funzione anticomunista
    Ringraziamo baffone, allora

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