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Visualizza versione completa : perchè le case costano così tanto?


greenriver
13-07-05, 15:40
a questo punto voglio aprire questa discussione su di un tema direi importantissimo ; quali sono i motivi per cui le case costano così tanto? e inoltre, qual'è il peso che ha l'alto costo delle case e degli immobili ai fini dell'inflazione?

greenriver
13-07-05, 15:44
queste sono sempre le mie teorie:

si parla sempre di stato, ma nel momento in cui non è lo stato a controllare la emissione della moneta e soprattutto a controllare il sistema del credito, parlare di stato inteso come una cosa pubblica è una barzelletta;sappiamo benissimo che ci sono interessi enormi che spingono per fare andare male lo stato, che hanno spinto al fallimento le aziende statali, le aziende dell'iri; ci osno interessi enormi che spingono affinchè lo stato stia fuori da grandissimi affari come le assicurazioni e soprattutto dal mercato immobiliare e dal mercato delle case; il risultato è sotto gli occhi di tutti, aziende private che fanno utili enormi(vedi assicurazioni , aziende real estate) e prezzi delle assicurazioni e delle case alle stelle; ma cosa succede se i prezzi delle case vanno alle stelle? semplicissimo, si scatena una enorme inflazione, la vera grande inflazione, che a cascata costringe ad aumentare gli stipendi dei dipendenti anche se inutilmente in quanto per arrivare a colmare gli aumenti degli immobili ci vogliono altro che 50-100 euro al mese; risultato, tutto bloccato , crisi, recessione, soldi che mancano, gente che non sà dove sbattere la testa; e intanto , chi controlla i grossi capitali, i soci della banca d'italia e i loro amici si possono comprare pezzi dello stato e immobili dello stato per pochi soldi; alla faccia di tutti noi;

help4desk
13-07-05, 18:01
a questo punto voglio aprire questa discussione su di un tema direi importantissimo ; quali sono i motivi per cui le case costano così tanto? e inoltre, qual'è il peso che ha l'alto costo delle case e degli immobili ai fini dell'inflazione?

Vuoi ridere? Nel paniere inflazionario le case non ci sono!
Ecco perche' l'inflazione e' tenuta artificialmente bassa sia qua che negli USA.

Quali le cause? L'immenso ammontare di moneta pompata nel mercato tramite stampaggio di cartaccia e concessione di prestiti grazie ai tassi piu' bassi degli ultimi 3 secoli (negli USA si e' arrivati a fare mutui in cui si compra una casa senza soldi -solo mutuo- e per un anno non si paga rate di capitale perche' cosi' puoi ripagare il tutto con il solo aumento di valore dell'immobile rivendendolo l'anno dopo!!!).

Il futuro? O il 2000 americano (inizio di recessione e contrazione dei valori soprattutto immobiliari stavolta) o il 1991 giapponese (stagflazione per 15 anni).

O forse un altro, ma non riesco davvero ad immaginarlo, scusa se ti rispondo in due righe ma ho poco tempo oggi.

Ciao Help4desk

balabiott
13-07-05, 19:38
? O il 2000 americano (inizio di recessione e contrazione dei valori soprattutto immobiliari stavolta) o il 1991 giapponese (stagflazione per 15 anni).


abbastanza d'accordo sull'analisi, pero' la "stagflazione" in giappone non so' dove la vedi... quella e' deflazione pura e semplice:
- l'indice dei prezzi 2004 e' inferiore rispetto a quello '95
- l'indice di borsa e' giu' del 40% (del 70) rispetto al '90)
- l'indice dei prezzi degli immobili e' giu' del 30% (del 40% rispetto al '90)
dove sta' la stagflazione?
:)

deltamarco
13-07-05, 20:03
abbastanza d'accordo sull'analisi, pero' la "stagflazione" in giappone non so' dove la vedi... quella e' deflazione pura e semplice:
- l'indice dei prezzi 2004 e' inferiore rispetto a quello '95
- l'indice di borsa e' giu' del 40% (del 70) rispetto al '90)
- l'indice dei prezzi degli immobili e' giu' del 30% (del 40% rispetto al '90)
dove sta' la stagflazione?
:)

Eh si peccato il debito pubblico, al 165% del PIL....
Chissa perchè...saranno tutti evasori fiscali e pensionati quarantenni...

balabiott
13-07-05, 20:18
Eh si peccato il debito pubblico, al 165% del PIL....
Chissa perchè...saranno tutti evasori fiscali e pensionati quarantenni...

delta, tu hai il potere di riuscire sempre a spiazzarmi: francamente non riesco a vedere come un rapporto debito/pil in crescita possa essere ritenuto in contraddizione rispetto ad uno scenario deflattivo

mi pare anzi una cosa molto naturale e spiegabile: se il pil diminuisce in termini reali od addirittura nominali, e se un governo cerca di combattere la depressione economica con robusti aumenti della spesa pubblica in infrastrutture e tagli delle tasse (precisamente cio' che e' accaduto in giappone) senza pero' riuscirci... il risultato e' precisamente l'aumento del rapporto debito/pil

o no?

deltamarco
13-07-05, 20:24
Ti posto quest'articolo del mitico Blondet, su chi deve ringraziare il Giappone per la sua recessione.........
Leggilo bene, mi raccomando............
Ciao

A CINA SEGUIRA' IL GIAPPONE SUL VIALE DEL TRAMONTO FINANZIARIO?
di Maurizio Blondet


Come la Cina d'oggi, il Giappone degli anni '80 era in pieno boom.
Era, soprattutto, il grande esportatore di merci verso gli Stati Uniti.
E perciò, come oggi la Cina, aveva accumulato un poderoso surplus di dollari.

La lunga e trionfale crescita nipponica aveva prodotto sì delle bolle speculative (come oggi in Cina), ma la solidità, capacità innovativa e potenza industriale giapponese erano fuori discussione.
Di più: la stessa vitalità economica di Tokio stava già creandosi attorno una "zona di co-prosperità" asiatica – modello che il Giappone aveva perseguito invano nella seconda guerra mondiale – con le economie dei Paesi vicini che cominciavano spontaneamente a coordinarsi a quella egemone.
Di più ancora: il Giappone era diventato il massimo creditore mondiale.
Le banche giapponesi, forti del surplus di riserve valutarie, avevano cominciato ad acquisire un'intraprendenza nuova sul piano internazionale. In breve, stavano cominciando a soppiantare il monopolio globale della finanza anglo-americana – e l'egemonia politica che consegue - dalla totale libertà di manovra del credito e dei cambi valutari.
Londra e Wall Street non potevano tollerare un terzo incomodo.

Le merchant banks della City presero a lamentarsi della "concorrenza sleale" che facevano loro le banche giapponesi "sottocapitalizzate" sul loro terreno, fusioni-acquisizioni, privatizzazioni, emissioni di debito; l'Economist dei Rotschild e il Financial Times agitarono ben bene la questione.
Ma naturalmente non ci si fermò a questo.
Ignoriamo in quali conciliaboli, in quali felpati salotti fu deciso di decapitare finanziariamente il Giappone e di espellerlo dalla scena mondiale.
Conosciamo solo il meccanismo della decisione che ricacciò Tokio al rango di potenza locale, provocandone per di più la recessione che dura tutt'ora.

L'anno, 1988.
Il luogo: la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) a Basilea.
Qui un diktat chiamato "Basle Capital Adequacy Accord" impose alle banche del mondo di elevare le loro riserve all'8 % dei depositi (i "passivi" delle banche) entro il 1992.

Nel sistema fittizio del credito frazionale, la percentuale della "riserva" obbligatoria, ossia del capitale da accantonare, determina la quantità di prestiti che le banche possono fare.
Una riserva del 3 o 5 % rende il credito abbondante; elevarla all'8 % significa provocare una drammatica contrazione del credito.
Infatti le nazioni asiatiche, che avevano nel loro sistema bancario le riserve minori del mondo, subirono immediatamente una tragica restrizione del credito; boom economici furono strozzati mentre avanzavano in piena salute, dall'improvvisa scarsità di denaro liquido.

Ma questo era solo uno degli effetti perseguiti con l'innalzamento della riserva al valore arbitrario dell'8%.
Il peggio fu che le banche giapponesi, dovendo procurarsi il capitale necessario per rimpinguare le riserve obbligatorie, furono costrette a vendere con urgenza pacchi di azioni e partecipazioni che avevano nei loro portafogli-titoli.
Ciò depresse i corsi della Borsa di Tokio e delle altre Borse asiatiche; seguì il deprezzamento dei valori immobiliari (l'Economist salutò esultante lo "scoppio della bolla speculativa sugli immobili" del Giappone), insomma s'innescò una depressione immotivata di durata storica, che infatti dura anche oggi.
La crisi finanziaria cominciò immediatamente dopo il Basle Accord, nel 1989; e il Giappone non riesce ad uscirne.
Da allora il valore delle azioni giapponesi si è dimezzato, e quello degli immobili commerciali si è ridotto del 60%.
L'industria nipponica arranca e non tira.
La Banca Centrale giapponese ha abbassato i tassi d'interesse quasi allo zero % – praticamente regala il denaro nel tentativo di resuscitare gli spiriti animali dell'economia – ma la depressione giapponese resiste ad ogni cura.
Il Financial Times, di tanto in tanto, scrive articoli in cui addossa la colpa della crisi al cumulo di "cattivi prestiti" che le banche giapponesi hanno fatto a imprese e capitalisti insolventi.
Tacendo, ovviamente, che l'insolvenza giapponese è conseguenza della restrizione del credito del 1989, e che la colpa è della Banca dei Regolamenti Internazionali.

Il Financial Times biasima il governo di Tokio che non lascia fallire le banche gonfie di crediti inesigibili: consiglio in linea con l'ortodossia liberista ma, temiamo, non del tutto disinteressato.
Probabilmente torme di avvoltoi very british non aspettano che di andare, imbarcati sul panfilo "Britannia", a comprare per una ciotola di riso i motori finanziari della seconda potenza economica mondiale (1).

Ma perché Tokio accettò l'accordo di Basilea?
Perché mise il collo in quel cappio?
Il fatto è che nelle organizzazioni finanziarie sovrannazionali il potere degli Stati Uniti – benchè siano oggi un malconcio grande debitore – rimane totale, in ossequio a regolamenti stilati da Washington e Londra come vincitori della seconda guerra mondiale.
Sono sempre gli americani a fissare l'agenda di quel che si può e non si può discutere al Fondo Monetario, alla Banca Mondiale, alla BRI.
Se, come a Basilea, agli USA si allea la Gran Bretagna, le ex-potenze hanno carta bianca.
Ogni Stato che provasse ad opporsi ai loro diktat può incorrere in sanzioni aperte ed esclusioni occulte e informali, ancora più pericolose delle sanzioni nel business della finanza mondiale.

Nel 1988 il Giappone era il maggior creditore mondiale, ma Tokio restava una potenza politica locale.
La sua debolezza primaria fu nel fatto che la massima parte dei suoi prestiti erano andati agli Stati Uniti – la potenza da cui il Giappone dipende economicamente, ma più ancora militarmente.

Oggi, è la Cina a trovarsi in questa posizione: grande creditore, strapieno di dollari.
E grande prestatore al massimo debitore planetario, gli USA, a cui fornisce i dollari per comprare montagne di merci cinesi, ma anche – imperdonabile – per mantenere le forze armate più potenti del mondo.
Nei quattro anni del primo mandato Bush, il Pentagono ha speso in armamenti 1300 miliardi di dollari, cifra pari all'intero PIL cinese.
La spesa militare USA, superiore a quella di tutto il resto del mondo messo insieme, è pari al 4% del PIL americano.
Ora, il deficit commerciale americano, pari al 6% del PIL, è coperto dai prestiti in dollari che gli fa, soprattutto, la Cina.
La Cina finanzia dunque i cannoni e i missili che sono puntati contro di essa.
Ma c'è un particolare: Pechino sa. Pechino ricorda quel che è successo a Tokio.
Pechino non è militarmente subalterna a Washington.
E questo, forse, farà la differenza.



di Maurizio Blondet



Note

1) Nel giugno 1992, un folto gruppo di finanzieri della City, imbarcati sul "Britannia" - il panfilo della Regina - apparvero in vista delle coste italiane. E convocarono sullo yacht regale un altrettanto folto gruppo di potenti italiani per trattare (su suolo britannico) le "privatizzazioni", o le svendite, degli attivi migliori dell'industria di Stato e dell'IRI. Grandi organizzatori della subalternità nostrana alla finanza inglese, e delle svendite di veri gioielli pagati dagli italiani, furono Giuliano Amato, allora capo del governo, e Ciampi, allora ministro del Tesoro.

balabiott
13-07-05, 20:47
guarda, sara' che sono un povero bifolco, ma io sono abituato ad edificare prima le fondamenta di una casa, poi le mura ed infine il tetto

quindi, iniziamo a chiarirci sulle cose fondamentali... sei o non sei d'accordo con me che il giappone e' in deflazione?

delle cause poi se ne puo' discutere all'infinito, ma prima cerchiamo di capire se abbiamo una visione comune della situazione attuale, ti pare giusto?

grazie

deltamarco
13-07-05, 21:20
guarda, sara' che sono un povero bifolco, ma io sono abituato ad edificare prima le fondamenta di una casa, poi le mura ed infine il tetto

quindi, iniziamo a chiarirci sulle cose fondamentali... sei o non sei d'accordo con me che il giappone e' in deflazione?

delle cause poi se ne puo' discutere all'infinito, ma prima cerchiamo di capire se abbiamo una visione comune della situazione attuale, ti pare giusto?

grazie

Il Giappone sta attraversando una fase di depressione economica....in teoria dovrebbe attraversare un periodo deflattivo, per le ragioni sopra esposte, ma nel frattempo la BOJ ha stampato trilioni di yen ,carta ormai senza alcun valore, per cui, ad un estrema deflazione, per alcuni settori economici, come l'immobiliare, il settore azionario, ecc, ce ne sono altri, tipo i prodotti alimentari e i derivati dal petrolio, e quello obbligazionario, che invece aumentano di prezzo, anche in termini assoluti...il Giappone è una specie di laboratorio perverso, provocato dal mercato globale e dall'assenza di qualsiasi aggancio reale della valuta (tipo oro o altri metalli preziosi)...
Per cui abbiamo 2 fenomeni che sono all'opposto; deflazione e inflazione all'unisono, un po quello che accadrà in Europa, se si continua così....
Ciao

balabiott
13-07-05, 21:30
fai parecchie affermazioni discutibili

ora devo andare, mi limito per il momento a farti rilevare come la crescita del prezzo delle obbligazioni non sia affatto segno di inflazione, ma piuttosto, ancora una volta, di deflazione
infatti la diminuzione dei prezzi dei generi di consumo, delle azioni, degli immobili, etc, rende attraenti anche titoli con rendimento nominale bassissimo.

se non ricordo male, ad esempio, negli anni '30 in america i bonds andavano bene assai, ed i tassi erano bassini, ma nessuno se n'e' mai saltato fuori a dire che la crescita dei prezzi delle obbligazioni stesse ad indicare che ci fosse un problema di inflazione :D

arrivederci

cleopatra758
13-07-05, 21:38
a questo punto voglio aprire questa discussione su di un tema direi importantissimo ; quali sono i motivi per cui le case costano così tanto? e inoltre, qual'è il peso che ha l'alto costo delle case e degli immobili ai fini dell'inflazione?

I mercati finanziari sono ciclici, quello immobiliare non sfugge. La differenza è che i cicli immobiliari sono lunghissimi. Dal 1995 al 1998 il mercato immobiliare italiano era stagnante, e con esso tutte le attività satellite (imprese edili, immobiliari, finanziarie, imprese di ristrutturazione, imprese di trasloco, studi di architettura ed ingegneria). Poi sono intervenuti diversi fattori, tutti di stampo politico :

1) il mercato dell'affitto si è arricchito di nuove formule contrattuali che hanno affiancato il rigidissimo e sconveniente (per i proprietari) sistema de "l'equo canone";

2) il comune ha iniziato a sbloccare i piani urbanistici, a ridurre gli spazi destinati a verde, a moltiplicare le cubature edificabili : i costruttori hanno cominciato a costruire, a trovare i fondi, ad ottenere credito dalle banche. Molti costruttori "storici" sono stati riabilitati;

3) la catena imprevedibile di eventi politici degli ultimi anni ed il brainwashing mediatico hanno indotto molti investitori a dirottare i risparmi dalle borse al mattone.

Perchè le case costano tanto? Perchè c'è molta domanda. Ma c'è anche molta offerta. E i prezzi non sono, spesso, proporzionali alla qualità dell'immobile. Penso allora sia prevedibile, oltre al ciclo naturale di stabilizzazione del mercato, che data l'offerta molto alta (dovuta soprattutto all'eccesso di case in costruzione) i prezzi tenderanno inevitabilmente a scendere. Il 30% in assoluto mi sembra eccessivo (forse per le case scadenti o in periferie degradate), ma ci saranno migliori margini di trattabilità. E forse qualcuno (spero di no) non sarà in grado di sostenere mutui a tasso variabile e durate molto lunghe.

Cmq il mercato non è fermo : a meno che il prezzo non sia veramente assurdo, ho notato che gli immobili si vendono nel giro di 1 settimana o tre mesi a seconda dell'accessibilità. :rolleyes:

melodia
13-07-05, 22:00
I mercati finanziari sono ciclici, quello immobiliare non sfugge. La differenza è che i cicli immobiliari sono lunghissimi. Dal 1995 al 1998 il mercato immobiliare italiano era stagnante, e con esso tutte le attività satellite (imprese edili, immobiliari, finanziarie, imprese di ristrutturazione, imprese di trasloco, studi di architettura ed ingegneria). Poi sono intervenuti diversi fattori, tutti di stampo politico :

1) il mercato dell'affitto si è arricchito di nuove formule contrattuali che hanno affiancato il rigidissimo e sconveniente (per i proprietari) sistema de "l'equo canone";

2) il comune ha iniziato a sbloccare i piani urbanistici, a ridurre gli spazi destinati a verde, a moltiplicare le cubature edificabili : i costruttori hanno cominciato a costruire, a trovare i fondi, ad ottenere credito dalle banche. Molti costruttori "storici" sono stati riabilitati;

3) la catena imprevedibile di eventi politici degli ultimi anni ed il brainwashing mediatico hanno indotto molti investitori a dirottare i risparmi dalle borse al mattone.

Perchè le case costano tanto? Perchè c'è molta domanda. Ma c'è anche molta offerta. E i prezzi non sono, spesso, proporzionali alla qualità dell'immobile. Penso allora sia prevedibile, oltre al ciclo naturale di stabilizzazione del mercato, che data l'offerta molto alta (dovuta soprattutto all'eccesso di case in costruzione) i prezzi tenderanno inevitabilmente a scendere. Il 30% in assoluto mi sembra eccessivo (forse per le case scadenti o in periferie degradate), ma ci saranno migliori margini di trattabilità. E forse qualcuno (spero di no) non sarà in grado di sostenere mutui a tasso variabile e durate molto lunghe.

Cmq il mercato non è fermo : a meno che il prezzo non sia veramente assurdo, ho notato che gli immobili si vendono nel giro di 1 settimana o tre mesi a seconda dell'accessibilità. :rolleyes:

Analisi assolutamente esatta.
Diro' di piu': oggi, se vi e' l'esigenza di impegnare un locale per un'attivita'
o un appartamento per viverci...si cerca il "vendesi" piuttosto che l'affittasi,
in quanto la gente preferisce dare quel tot di euro alla banca (con mutuo)
per poi ritrovarsi qualcosa (il mattone)...piuttosto che darlo (il tot)
al proprietario del locale/appartamento sottoforma di affitto, poichè
sarebbero soldi persi (nelle tasche del proprietario).

Puo' sembrare paradossale...ma credo che il mutuo per il mattone,
sia piu' richiesto in momenti di crisi (come quello che stiamo vivendo)...
in quanto la gente cerca di ottimizzare le uscite come puo'.
Ovviamente stiamo parlando di gente che puo' dare garanzie ad una banca,
per poter richiedere un mutuo.

Ecco perchè attualmente i prezzi degli immobili hanno raggiunto cifre
inguardabili. C'e' forte richiesta proprio a causa di questa "ottimizzazione".

E se vogliamo dirla tutta...e vogliamo rendere l'analisi piu' semplice di
quel che puo' sembrare, il mattone costa così tanto perchè ormai si
compra tutto con mutuo e finanziamento. I costruttori se ne approfittano
proprio perchè la rateizzazione "minimizza e ridicolizza",
ma solo nell'immediato, la cifra dell'immobile stesso.

Diverse erano le cose 40/50 anni fa'...eheheh...quando la casa si comprava cash... :rolleyes: I nostri nonni, davano il giusto peso ad ogni lira che
uscivano dalla tasca...e quel potere del soldo cash...sapeva tenere
a bada anche il piu' truffaldino dei costruttori... che vendeva il mattone al
giusto prezzo.

deltamarco
13-07-05, 22:40
Analisi assolutamente esatta.

Ecco perchè attualmente i prezzi degli immobili hanno raggiunto cifre
inguardabili. C'e' forte richiesta proprio a causa di questa "ottimizzazione".

E se vogliamo dirla tutta...e vogliamo rendere l'analisi piu' semplice di
quel che puo' sembrare, il mattone costa così tanto perchè ormai si
compra tutto con mutuo e finanziamento. I costruttori se ne approfittano
proprio perchè la rateizzazione "minimizza e ridicolizza",
ma solo nell'immediato, la cifra dell'immobile stesso.


Esatto; a questa aggiungi il fatto che l'introduzione dell'euro ha eliminato il rischio cambio, con la creazione di unico gigantesco mercato immobiliare europeo, di cui hanno beneficiato essenzialmente i fondi immobiliari USA......

C'è un altro motivo per l'aumento dei prezzi, dato dall'eccesso di liquidità presente nel sistema finanziario, per cui la moneta perde valore nei confronti dei beni REALI, come immobili, petrolio, materie prime, ecc....

deltamarco
13-07-05, 22:47
fai parecchie affermazioni discutibili

ora devo andare, mi limito per il momento a farti rilevare come la crescita del prezzo delle obbligazioni non sia affatto segno di inflazione, ma piuttosto, ancora una volta, di deflazione
infatti la diminuzione dei prezzi dei generi di consumo, delle azioni, degli immobili, etc, rende attraenti anche titoli con rendimento nominale bassissimo.

se non ricordo male, ad esempio, negli anni '30 in america i bonds andavano bene assai, ed i tassi erano bassini, ma nessuno se n'e' mai saltato fuori a dire che la crescita dei prezzi delle obbligazioni stesse ad indicare che ci fosse un problema di inflazione :D


Se citi le azioni che si deprezzano, devi annotare anche il fatto che le obbligazioni aumentano di valore.........paragonare la crisi del 29 con la recessione giapponese è un assurdo economico......se gli immobili crollano, devi anche registrare che il prezzo dei prodotti alimentari,energetici e delle materie prime aumenta in maniera esponenziale....


Altrimenti la tua analisi, non solo è limitata, ma anche grossolana.....

Ciao

melodia
13-07-05, 23:14
C'è un altro motivo per l'aumento dei prezzi, dato dall'eccesso di liquidità presente nel sistema finanziario, per cui la moneta perde valore nei confronti dei beni REALI, come immobili, petrolio, materie prime, ecc....

Certamente. Per questo facevo l'esempio della "moneta cash"...capace, ai
tempi dei miei nonni, di addomesticare il piu' abile e truffaldino dei venditori.
Quando la moneta era di per sè, la piu' alta garanzia di acquisto.

Un tempo, il coltello dalla parte del manico era di chi aveva soldi (ma I SOLDI DAVVERO...NON LE GARANZIE PER POTERLI AVERE) e comprava (ma
COMPRAVA NEL SENSO PIU' PURO DEL TERMINE...non "COMPRARE PER
MEZZO DI UNA FINANZIARIA"...)

Oggi e' praticamente il contrario. Il potere e' nelle mani di chi vende. Diabolico.
Soprattutto di chi vende il bene REALE, MATERIALE, CONCRETO.
Il mattone su tutto....(e chiaramente ci sono anche cibo e bollette
in generale, ma qui entriamo nell'argomento "beni di primo consumo").
Hanno il potere perche' loro...hanno qualcosa da darti...e tu, a causa di
una orribile situazione economica (nella quale non mi addentro perche' non
sarebbe il thread giusto), ormai hai solo GARANZIE (e non soldi),
per poter comprare questa roba.

Come se fossimo costretti a comprare.

Compri una casa perche' hai un lavoro stabile (e non perchè c'hai soldi).
Compri un locale, perche' ne hai un altro da ipotecare (e non perche' hai i soldi).

Ed il bello e'....che tutto cio'.....ormai ci sembra NORMALE.

Il guaio è proprio questo: oggi anche il denaro si compra.
Ditemi voi...come si puo' andare avanti così. Boh.

E teniamo sempre a mente....il grande film del grande Roberto Benigni...
"Tu mi turbi"....episodio 3°....dal titolo "In banca"....1982...
Son passati 23 anni....e giurerei sul fatto che chi ci ridacchiava su a quei
tempi (grazie soprattutto alla mimica di Benigni)...ora si, ci ride ancora su
e con le lacrime pure agli occhi.......ma son lacrime amare........

melodia
13-07-05, 23:18
Ah....dimenticavo...ormai c'e' chi non ha piu' nemmeno le GARANZIE....
...e vi assicuro che la cifra rappresentata da queste persone, e' tristemente
destinata ad aumentare in maniera esponenziale.

balabiott
14-07-05, 09:33
Se citi le azioni che si deprezzano, devi annotare anche il fatto che le obbligazioni aumentano di valore.........paragonare la crisi del 29 con la recessione giapponese è un assurdo economico......se gli immobili crollano, devi anche registrare che il prezzo dei prodotti alimentari,energetici e delle materie prime aumenta in maniera esponenziale....


Altrimenti la tua analisi, non solo è limitata, ma anche grossolana.....

Ciao

1 - forse non riesco a spiegarmi: non ho paragonato la grande crisi con quella giapponese, ho bensi' portato ad esempio il buon andamento dei bonds governativi negli anni '30 per farti capire quanto sia assurdo argomentare che la deflazione giopponese non esiste perche' crescono i prezzi delle obbligazioni, come hai fatto tu

2 - mi pare evidente che in qualsiasi paese ed in qualsiasi momento ci sono beni che aumentano di prezzo ed altri che diminuiscono, ma la media ponderata dei prezzi in giappone e' stabile o decresce da 15 anni, e' quindi assolutamente fuori luogo sostenere che il giappone sia in una crisi inflattiva (incredibile a dirsi, ma qui sul forum si trova anche gente che dice 'ste cose)

3 - vedo che continui a parlare di aumenti "esponenziali"; le prime volte non ho detto nulla operche' i pedanti i stanno sui cojoni, ora pero' ti prego di usare un altro termine, poiche' "esponenziale" in matematica ha un significato ben preciso, che non e' quello che gli attribuisci tu :bow:

4 - la mia analisi e' volutamente limitata, per i motivi che ti ho gia' esposto prima

con questo chiudo, non perche' non mi interessi parlare di queste cose, ma perche' se andiamo avanti ad infestargli il thread con diatribe sull'economia giapponese greenriver ci manda a quel paese tutti e 2 e con ragione
;)

ciao

deltamarco
14-07-05, 09:51
1 - forse non riesco a spiegarmi: non ho paragonato la grande crisi con quella giapponese, ho bensi' portato ad esempio il buon andamento dei bonds governativi negli anni '30 per farti capire quanto sia assurdo argomentare che la deflazione giopponese non esiste perche' crescono i prezzi delle obbligazioni, come hai fatto tu

2 - mi pare evidente che in qualsiasi paese ed in qualsiasi momento ci sono beni che aumentano di prezzo ed altri che diminuiscono, ma la media ponderata dei prezzi in giappone e' stabile o decresce da 15 anni, e' quindi assolutamente fuori luogo sostenere che il giappone sia in una crisi inflattiva (incredibile a dirsi, ma qui sul forum si trova anche gente che dice 'ste cose)

3 - vedo che continui a parlare di aumenti "esponenziali"; le prime volte non ho detto nulla operche' i pedanti i stanno sui cojoni, ora pero' ti prego di usare un altro termine, poiche' "esponenziale" in matematica ha un significato ben preciso, che non e' quello che gli attribuisci tu :bow:

4 - la mia analisi e' volutamente limitata, per i motivi che ti ho gia' esposto prima

con questo chiudo, non perche' non mi interessi parlare di queste cose, ma perche' se andiamo avanti ad infestargli il thread con diatribe sull'economia giapponese greenriver ci manda a quel paese tutti e 2 e con ragione
;)

ciao

Mah, quando ho scritto che il Giappone è un laboratorio, pensavo di aver reso l'idea......se parli di azioni, te lo ripeto, non puoi non tener conto delle obbligazioni....i bond del 29 erano, per controvalore ed entità,irrilevanti per l'economia USA, una milionesima parte delle obbligazioni in yen che sono attualmente presenti sul mercato; si tratta di un fenomeno su scala ENORMEMENTE PIU' VASTA........

Quello che avviene in Giappone è che, a fronte di un crollo dei prezzi di determinati settori dell'economia nipponica, causato, non scordarlo, da fattori esterni e essenzialmente POLITICI, ce ne sono altri, e nemmeno così irrilevanti, in controtrend...ecco perchè, secondo me, non ha senso parlare di deflazione, a meno di non avere una visione limitata della realtà economica di
quel paese.. si tratta pur sempre della terza economia mondiale, la seconda se non si tiene conto della UE........
Quanto poi ad esponenziale, la mia era una evidente forzatura.
Son d'accordo sul fatto che è meglio cmq non essere pedanti, per cui, ti saluto.

fcoa
14-07-05, 10:15
Ti posto quest'articolo del mitico Blondet, su chi deve ringraziare il Giappone per la sua recessione.........
Leggilo bene, mi raccomando............
Ciao

A CINA SEGUIRA' IL GIAPPONE SUL VIALE DEL TRAMONTO FINANZIARIO?
di Maurizio Blondet


Come la Cina d'oggi, il Giappone degli anni '80 era in pieno boom.
Era, soprattutto, il grande esportatore di merci verso gli Stati Uniti.
E perciò, come oggi la Cina, aveva accumulato un poderoso surplus di dollari.

La lunga e trionfale crescita nipponica aveva prodotto sì delle bolle speculative (come oggi in Cina), ma la solidità, capacità innovativa e potenza industriale giapponese erano fuori discussione.
Di più: la stessa vitalità economica di Tokio stava già creandosi attorno una "zona di co-prosperità" asiatica – modello che il Giappone aveva perseguito invano nella seconda guerra mondiale – con le economie dei Paesi vicini che cominciavano spontaneamente a coordinarsi a quella egemone.
Di più ancora: il Giappone era diventato il massimo creditore mondiale.
Le banche giapponesi, forti del surplus di riserve valutarie, avevano cominciato ad acquisire un'intraprendenza nuova sul piano internazionale. In breve, stavano cominciando a soppiantare il monopolio globale della finanza anglo-americana – e l'egemonia politica che consegue - dalla totale libertà di manovra del credito e dei cambi valutari.
Londra e Wall Street non potevano tollerare un terzo incomodo.

Le merchant banks della City presero a lamentarsi della "concorrenza sleale" che facevano loro le banche giapponesi "sottocapitalizzate" sul loro terreno, fusioni-acquisizioni, privatizzazioni, emissioni di debito; l'Economist dei Rotschild e il Financial Times agitarono ben bene la questione.
Ma naturalmente non ci si fermò a questo.
Ignoriamo in quali conciliaboli, in quali felpati salotti fu deciso di decapitare finanziariamente il Giappone e di espellerlo dalla scena mondiale.
Conosciamo solo il meccanismo della decisione che ricacciò Tokio al rango di potenza locale, provocandone per di più la recessione che dura tutt'ora.

L'anno, 1988.
Il luogo: la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) a Basilea.
Qui un diktat chiamato "Basle Capital Adequacy Accord" impose alle banche del mondo di elevare le loro riserve all'8 % dei depositi (i "passivi" delle banche) entro il 1992.

Nel sistema fittizio del credito frazionale, la percentuale della "riserva" obbligatoria, ossia del capitale da accantonare, determina la quantità di prestiti che le banche possono fare.
Una riserva del 3 o 5 % rende il credito abbondante; elevarla all'8 % significa provocare una drammatica contrazione del credito.
Infatti le nazioni asiatiche, che avevano nel loro sistema bancario le riserve minori del mondo, subirono immediatamente una tragica restrizione del credito; boom economici furono strozzati mentre avanzavano in piena salute, dall'improvvisa scarsità di denaro liquido.

Ma questo era solo uno degli effetti perseguiti con l'innalzamento della riserva al valore arbitrario dell'8%.
Il peggio fu che le banche giapponesi, dovendo procurarsi il capitale necessario per rimpinguare le riserve obbligatorie, furono costrette a vendere con urgenza pacchi di azioni e partecipazioni che avevano nei loro portafogli-titoli.
Ciò depresse i corsi della Borsa di Tokio e delle altre Borse asiatiche; seguì il deprezzamento dei valori immobiliari (l'Economist salutò esultante lo "scoppio della bolla speculativa sugli immobili" del Giappone), insomma s'innescò una depressione immotivata di durata storica, che infatti dura anche oggi.
La crisi finanziaria cominciò immediatamente dopo il Basle Accord, nel 1989; e il Giappone non riesce ad uscirne.
Da allora il valore delle azioni giapponesi si è dimezzato, e quello degli immobili commerciali si è ridotto del 60%.
L'industria nipponica arranca e non tira.
La Banca Centrale giapponese ha abbassato i tassi d'interesse quasi allo zero % – praticamente regala il denaro nel tentativo di resuscitare gli spiriti animali dell'economia – ma la depressione giapponese resiste ad ogni cura.
Il Financial Times, di tanto in tanto, scrive articoli in cui addossa la colpa della crisi al cumulo di "cattivi prestiti" che le banche giapponesi hanno fatto a imprese e capitalisti insolventi.
Tacendo, ovviamente, che l'insolvenza giapponese è conseguenza della restrizione del credito del 1989, e che la colpa è della Banca dei Regolamenti Internazionali.

Il Financial Times biasima il governo di Tokio che non lascia fallire le banche gonfie di crediti inesigibili: consiglio in linea con l'ortodossia liberista ma, temiamo, non del tutto disinteressato.
Probabilmente torme di avvoltoi very british non aspettano che di andare, imbarcati sul panfilo "Britannia", a comprare per una ciotola di riso i motori finanziari della seconda potenza economica mondiale (1).

Ma perché Tokio accettò l'accordo di Basilea?
Perché mise il collo in quel cappio?
Il fatto è che nelle organizzazioni finanziarie sovrannazionali il potere degli Stati Uniti – benchè siano oggi un malconcio grande debitore – rimane totale, in ossequio a regolamenti stilati da Washington e Londra come vincitori della seconda guerra mondiale.
Sono sempre gli americani a fissare l'agenda di quel che si può e non si può discutere al Fondo Monetario, alla Banca Mondiale, alla BRI.
Se, come a Basilea, agli USA si allea la Gran Bretagna, le ex-potenze hanno carta bianca.
Ogni Stato che provasse ad opporsi ai loro diktat può incorrere in sanzioni aperte ed esclusioni occulte e informali, ancora più pericolose delle sanzioni nel business della finanza mondiale.

Nel 1988 il Giappone era il maggior creditore mondiale, ma Tokio restava una potenza politica locale.
La sua debolezza primaria fu nel fatto che la massima parte dei suoi prestiti erano andati agli Stati Uniti – la potenza da cui il Giappone dipende economicamente, ma più ancora militarmente.

Oggi, è la Cina a trovarsi in questa posizione: grande creditore, strapieno di dollari.
E grande prestatore al massimo debitore planetario, gli USA, a cui fornisce i dollari per comprare montagne di merci cinesi, ma anche – imperdonabile – per mantenere le forze armate più potenti del mondo.
Nei quattro anni del primo mandato Bush, il Pentagono ha speso in armamenti 1300 miliardi di dollari, cifra pari all'intero PIL cinese.
La spesa militare USA, superiore a quella di tutto il resto del mondo messo insieme, è pari al 4% del PIL americano.
Ora, il deficit commerciale americano, pari al 6% del PIL, è coperto dai prestiti in dollari che gli fa, soprattutto, la Cina.
La Cina finanzia dunque i cannoni e i missili che sono puntati contro di essa.
Ma c'è un particolare: Pechino sa. Pechino ricorda quel che è successo a Tokio.
Pechino non è militarmente subalterna a Washington.
E questo, forse, farà la differenza.



di Maurizio Blondet



Note

1) Nel giugno 1992, un folto gruppo di finanzieri della City, imbarcati sul "Britannia" - il panfilo della Regina - apparvero in vista delle coste italiane. E convocarono sullo yacht regale un altrettanto folto gruppo di potenti italiani per trattare (su suolo britannico) le "privatizzazioni", o le svendite, degli attivi migliori dell'industria di Stato e dell'IRI. Grandi organizzatori della subalternità nostrana alla finanza inglese, e delle svendite di veri gioielli pagati dagli italiani, furono Giuliano Amato, allora capo del governo, e Ciampi, allora ministro del Tesoro.
non succederà per due motivi:potenza militare e soprattutto il fatto che la Cina è un regime e dirotta mezzi e persone da una parte all'altra dello stato a piacimento.Tutte le elucubrzioni che facciamo sulla Cina "capitalista" riguardano un terzo dei suoi abitanti e un quarto della sua superficie...esistono di fatto due cine,l'altra può equilibrare gli squilibri.leggevo poi del fatto che c'è un ricambio continuo di circa 40 milioni(!!!!) di persone all'anno che vanno e vengono dalle campagne.Di fatto ciò distribuisce gli scompensi