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Vecchio 06-03-06, 08:44   #9 (permalink)
FaGal
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L’analisi Ora la liquidità può essere una virtù
I tassi del Vecchio Continente non raggiungeranno quelli dello Zio Sam. Ma andranno inesorabilmente nella stessa direzione, se è vero che i nostri arriveranno al 3% entro fine anno e quelli americani al 5%. Il tempo delle bocce ferme è finito. Quel 2% «congelato» dalla Bce nel giugno del 2003 è ormai un ricordo. Si è svegliato, scaldato dalle speranze di ripresa e dai timori energetici. Tra Natale ed oggi è già diventato un 2,50%. E in sei mesi, appunto, il mercato già scommette che diventi un 3%. E dopo? C’è chi si immagina la Federal Reserve americana in retromarcia (tassi di nuovo giù) se la stretta creditizia facesse troppo male ai consumi. E così anche in Europa la (breve) stagione dei rialzi potrebbe finire.
La domanda sorge spontanea. Che fare in questi mesi? La vita degli investitori non sarà semplice.
Anche se parliamo di un rialzo che lascerà i tassi bassi (il 3% è comunque nella lista dei minimi storici), gli effetti sulle quotazioni dei titoli a cedola fissa saranno inevitabilmente negativi. Scenderanno le quotazioni di quelli con scadenza a due tre anni perché i loro rendimenti dovranno adeguarsi ai nuovi tassi ufficiali. E la stessa sorte toccherà anche ai titoli con durata più lunga, con effetti assoluti superiori perché la volatilità è elevata. Tutte le emissioni a tasso fisso perderanno valore e chi ha questi strumenti in portafoglio si troverà, fra qualche mese, più povero di oggi, perché il flusso cedolare non ammortizzerà le perite che in misura marginale.
Chi non perderà? Chi avrà investito in Bot (titoli senza cedola) o emissioni a cedola variabile, vale a dire Cct o altre obbligazioni fatte per salire sullo spostamento al rialzo dei tassi.
Allora bisogna preoccuparsi? I cassettisti - quelli che hanno la ferma intenzione di non vendere fino a scadenza - devono star tranquilli. Continueranno ad incassare le stesse cedole e alla fine riscuoteranno cento. Certo le remunerazioni fisse dei Btp sembreranno un filo più magre, perché si confrontano con tassi di mercato un poco più robusti.
Se si dispone di liquidità, che deriva da risparmi o dal rimborso di titoli scaduti in questi giorni, sarebbe consigliabile invece aspettare. Parcheggiarli per tre o sei mesi, comprando Bot o pronti contro termine, per poi acquistare titoli con durata medio lunga, una volta che le quotazioni saranno ulteriormente scese e, di conseguenza, i rendimenti saranno saliti a livelli ancor più interessanti. Se si è attenti ai mercati e si vorrebbe, di volta in volta, strutturare il portafoglio, sulla base delle prospettive, oggi la ricetta più razionale prevede un 55% di emissioni con scadenza entro un anno, il 35% investito invece in strumenti a cedola variabile e solo un 10% di reddito fisso con durata a cinque, sei anni. Perché le quotazioni scenderanno in misura inferiore rispetto a quelle dei titoli decennali.
In alternativa il 5% di questo ultima minoranza di Btp e corporate affidabili potrebbe essere destinato a monete estere, con rendimenti elevati. Fiorino ungherese, dollaro canadese o americano, rand del Sud Africa. Ma il consiglio vale solo per cacciatori di rischio smagati. E con i nervi saldi.
DAVIDE ANGELINI corriere
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