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Vecchio 28-02-05, 16:32   #10 (permalink)
tegio
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L'Argentina esulta: swap al 75%
Stock rende noto entro martedì il numero dei risparmiatori italiani che hanno conservato le obbligazioni in default.

di Isabella Bufacchi



Il canto della vittoria del Governo argentino sull'esito dell'Offerta pubblica di scambio globale e volontaria, che già venerdì a poche ore dalla chiusura inneggiava al successo della più grande e complessa ristrutturazione di debito sovrano di tutti i tempi, ieri ha alzato i toni con due dichiarazioni ufficiali, sia pur preliminari, su «adesioni superiori al 70 per cento». Il capo di gabinetto dei ministri, Alberto Fernandez, citato dall'Ansa, ha detto: «L'Ops ha registrato un'adesione globale tra il 70 e l'80 per cento». Gli ha fatto eco il presidente della Caja de Valores, Luis Corsiglia, precisando che «l'accettazione dello swap dovrebbe superare il 75%, poiché a livello locale è stata attorno al 97% e nel mondo del 65».
Secondo fonti bene informate, nonostante l'intasamento delle ultime ore dell'Ops, il Governo argentino disporrebbe già da ieri sera di un quantitativo di dati certi (pervenuti anche dalle Montetitoli internazionali Clearstream ed Euroclear oltrechè dalle banche coinvolte nell'operazione) tale da non lasciare dubbi sulla partecipazione mondiale allo swap oltre il 70%: un quorum decisamente elevato rispetto al 43% raggiunto a una settimana dalla chiusura dell'Offerta.
Le dichiarazioni altisonanti dei due autorevoli esponenti del mondo politico e finanziario di Buenos Aires, che ieri hanno confermato ampiamente le stime delle grandi banche internazionali, degli economisti e della stampa argentina, non equivalgono a un annuncio ufficiale e definitivo. Tutte le cifre sull'esito finale del concambio verranno rese note dal Governo Kirchner, salvo colpi di scena, il prossimo 18 marzo: un resoconto attesissimo in tutto il mondo, soprattutto in Italia, Paese dove ancora lo scorso lunedì, secondo la Task force argentina, i piccoli risparmiatori detenevano 10,5 miliardi di dollari di Tango-bond sui 12,5 miliardi registrati presso la Tfa costituita del settembre 2002.
Già dalla prossima settimana saranno in arrivo statistiche interessanti. Il primo a parlare sarà Nicola Stock, battagliero presidente della task force italiana: lunedì o al più tardi martedì la Tfa renderà noti i dati sui Tango-bond rimasti in mano ai risparmiatori italiani che hanno delegato l'associazione a difendere i propri interessi: rilevazioni tra le 463 banche associate. Un esercito di bondholder preso in contropiede dal successo dell'Ops e al quale non restano che le vie legali e la speranza di una riapertura - improbabile senza grosse pressioni politiche - dello swap alle stesse condizioni. Entro giovedì, l'Argentina farà la comunicazione di rito a norma Consob sull'entità dei bond scambiati calcolata in linea capitale, senza tener conto dei piani di ammortamento e capitalizzazione sui vecchi titoli in pesos.
In attesa dei dati ufficiali, gli esperti della materia si interrogavano ieri sulla fattibilità del salto gigantesco preannunciato dal Governo argentino: dal 43% di adesioni dopo cinque settimane al 70-80% in seguito alla sesta e ultima settimana dell'Ops. Secondo una scuola di pensiero, questo balzo in avanti è realistico perché è in linea con quanto avviene solitamente nelle ristrutturazioni di debito: il grosso delle accettazioni arriva all'ultimo momento. In verità, l'Ops argentina è fuori dalla norma: è l'offerta di scambio più penalizzante di tutti i tempi per i creditori di uno Stato sovrano (70% di perdita di capitale), è lo swap su debito che ha coinvolto il maggior numero di risparmiatori privati nella storia dei mercati (le altre ristrutturazioni erano tutte dominate dalle banche creditrici) ed è stato portato avanti senza l'ok dell'Fmi. Il successo dell'Offerta argentina ha fatto però leva su due fattori: la vendita sul secondario dei Tango-bond a basso prezzo da parte di molti investitori privati (10 miliardi) e il possesso del 40% dei titoli (38 miliardi) presso investitori argentini

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