L'INTERVISTA / « Il nuovo Patto di stabilità è intelligente, però senza crescita non funzionerà mai »
Rajan: sì alle tutele, no al risparmio assistito
Pochi riassumono in sé la storia di questi anni come Raghuram Rajan. Dal 2003 capoeconomista del Fondo monetario internazionale ( posto di solito offerto ad un americano), a 40 anni Rajan è il prodotto di una globalizzazione fulminea nel decretare i vincenti.
Ingegnere elettrico all'Istituto di Tecnologia di Delhi nell' 85, dottore in economia bancaria al Massachusetts Institute of Technology nel ' 91, docente di Finanza a Chicago dal ' 95, Rajan ha un curriculum che gli fa guardare l'Italia e l'Europa senza filtri. Né neri, né rosa. « Se l'Ue avesse un mercato finanziario efficiente come gli Stati Uniti l'industria crescerebbe di 0,75% 1% in più ogni anno » , dice. Ma restano le barriere. Colpa del nazionalismo economico? « Non c'è bisogno di ricorrere alle teorie del complotto. In fondo una cultura del mercato azionario è rinata da poco in Europa continentale: era stata vibrante a inizio ' 900, poi si era spenta. Ma subito dopo il suo ritorno c'è stato il collasso della bolla tecnologica, e ora servirà altro tempo » . Le banche possono supplire? « In effetti da voi c'è un sistema centrato su banche dotate di rapporti stretti e tenaci con la clientela domestica. Certo non mancano pressioni protezioniste per i " campioni nazionali". Se il controllo è nel Paese, per i politici è più facile esercitare influenza » . Bruxelles preme sulla Banca d'Italia perché non ostacoli gli istituti esteri. Altri la criticano perché sarebbe troppo vicina alle banche su cui vigila. Si riferisce a questo? « Non conosco i dettagli. Ma in generale i regolatori devono essere come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto » . Intanto l'Italia rivede la tutela del risparmio. Leggi migliori avrebbero evitato agli investitori i casi Cirio o Parmalat? « Certo è importante che i risparmiatori ricevano piena e pubblica informazione e buoni consigli. Ma non si avrà mai una cultura di mercato se coloro che investono sono spinti a credere di poter avere guadagni elevati senza rischi » . Peggio per loro insomma? « No: dispiace e molto per i pensionati che hanno perso forti somme. Ed è giusto penalizzare i consulenti che non hanno applicato i principi di base di diversificazione e tolleranza del rischio. Ma non si crea una cultura dell'investimento se i risparmiatori vengono salvati ogni qualvolta subiscono una perdita » . In un suo libro con Luigi Zingales, un ex bocconiano, lei vede in Italia « una degenerazione del capitalismo in un sistema di élite, fatto dalle élite, per le élite » . La pensa ancora così? « Nel libro seguiamo il principio del vantaggio comparato e lei indovinerà chi avesse il vantaggio comparato nello scrivere sull'Italia. La buona notizia è che da voi la concorrenza e le riforme, per esempio nel settore finanziario o nell'energia, si sono sviluppate e continueranno » . « Nel rapporto sulla competitività del World Economic Forum siete 47esimi. In quello di Transparency International sulla percezione di corruzione, 42esimi. E negli indicatori della Banca mondiale sul clima per le imprese, siete sotto la media dell'area euro: ecco le cose da cambiare per riprendere la crescita di non troppo tempo fa. Visto il dinamismo degli italiani, spero sia questione di tempo » . Un nuovo Patto di stabilità più morbido nell'Ue aiuta? « Un quadro di bilancio ci vuole, trovando un equilibrio fra la troppa rigidità e la troppa flessibilità. E certo molte proposte ora in esame hanno un loro valore.
Ma uno può passare tutto il tempo che vuole a mettere a punto le regole precise: alla fine, funzioneranno solo se i Paesi decidono di investirci in proprio » . « Che nessuna regola funzionerà se non c'è una presa di responsabilità in chi vi è soggetto. I costi in termini di politica interna devono sembrare ragionevoli. E a meno che l'Europa non aumenti la crescita potenziale ( e reale) grazie alle riforme strutturali, ci sarà tendenza ad aumentare il deficit e la tentazione politica di violare qualunque regola entri in vigore » . DA DELHI ALL'FMI Raghuram Rajan L'Fmi ( nella foto Raghuram Rajan) ha compiuto una missione di valutazione del sistema finanziario in Italia dopo il caso Parmalat.
E sulla Banca d'Italia riparte la « corrida » degli emendamenti
ROMA — Il più scontato è l'emendamento della Lega che propone il trasferimento a Milano della sede principale della Consob lasciando nella capitale solo quella secondaria. I più lunghi quelli presentati da Giorgio Benvenuto, Ds, per chiedere alle banche di ricomprare i bond argentini venduti dalla clientela. Per il resto, maggioranza e opposizione si sono divisi la mole, 356 in tutto, delle richieste di modifica del testo in attesa della proposta del governo dopo l'annuncio dato dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, di voler mantenere ferme le attuali prerogative della Banca d'Italia.
Pietro Armani presidente di An della commissione Ambiente di Montecitorio, protagonista assieme a Benvenuto dello show degli emendamenti per numero di richieste, e fan della prima ora del governatore Antonio Fazio, è andato intanto avanti da solo.
E ha proposto la soppressione dell'articolo che prevede, pur affidandone la definizione al Consiglio superiore di Bankitalia, una scadenza per il mandato del governatore.
Sulla spinosa questione vi sono state altre due richieste di soppressione firmate dagli esponenti di Forza Italia Vittorio Emanuele Falsitta, Renzo Patria e Silvio Liotta, nonché una proposta di durata quinquennale della carica, firmata da un altro azzurro, Giorgio Jannone, e una di durata settennale non più rinnovabile presentata come molte altre dal trio di Rifondazione comunista Francesco Giordano, Giovanni Russo Spena e Alfonso Gianni. Nient'altro, anche se qualche parlamentare sembra pronto a cogliere al balzo il suggerimento di un'autoriforma di Bankitalia al di fuori del Parlamento avanzato da Siniscalco per confezionare una soluzione di compromesso che senza dare scadenze chieda al governatore Antonio Fazio di assumere l'impegno a prendere l'iniziativa entro un termine fissato dalla legge.
E' ancora di soppressione la proposta di Armani, Falsitta e Liotta sulla norma che trasferisce all'Antitrust la vigilanza sulla concorrenza bancaria. Su questo fronte s i schiera anche il rappresentante dei Comunisti italiani, l'ex banchiere ed ex ministro Nerio Nesi, il quale però rilancia nel contempo la verifica dell'operato di Via Nazionale in materia di concorrenza da parte del Cicr.
I Ds ripropongono compatti l'ipotesi Fassino che trasferisce all'Antitrust la concorrenza bancaria ma lascia alla Banca d'Italia l'ultima parola in materia di concentrazioni e fusioni, cross border comprese, tra banche. La novità degli emendamenti riguarda però le proposte per risolvere il problema del capitale della Banca centrale diventato « privato » con la trasformazione delle casse di risparmio in aziende di credito. Nesi affida tout court l'onere di far tornare pubblico il capitale della Banca allo stesso statuto mentre Vincenzo Canelli di An propone che a comprarlo sia il ministero dell'Economia finanziando l'operazione con una poderosa cartolarizzazione.
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