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Vecchio 10-01-05, 14:47   #1 (permalink)
FaGal
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A sorpresa gli italiani primi nel G7 per il rapporto tra ricchezza e reddito

A sorpresa gli italiani primi nel G7 per il rapporto tra ricchezza e reddito

l’analisi

GIOVANNI AJASSA

Un paio di giorni prima di Natale è stata l’OCSE, l’organizzazione che raggruppa le più consolidate economie industriali del Globo, a farci un piccolo regalo. Tra le statistiche allegate al rapporto semestrale di previsioni economiche, è stata infatti aggiornata una tabella – per la precisione, la numero 58 sulla consistenza delle attività finanziarie e reali possedute dalle famiglie residenti nei paesi del G7. Il prospetto in questione ci dice che in un solo paese tra i sette grandi la ricchezza totale netta (al netto dei debiti) delle famiglie assomma a qualcosa di più di otto volte il reddito disponibile delle stesse e che quel paese è il nostro. Secondi classificati i giapponesi con un rapporto tra ricchezza e reddito pari al 750%. Staccati a centro gruppo i francesi, con attività finanziarie e non pari a sei volte il reddito e i tedeschi, con un rapporto dell’ordine del 500%. Sullo stesso livello di multipli sul reddito della Germania anche la ricchezza netta delle famiglie americane che però risulta gravata da un indebitamento pari ad oltre il 100% del reddito disponibile. Diversamente, in Italia, tra mutui, prestiti personali e credito al consumo, il livello dell’indebitamento delle famiglie rimane confortevolmente al di sotto del 50% del reddito.
La soddisfazione di scoprire l’Italia una volta tanto positivamente in testa e non in coda ad una classifica internazionale viene poi accresciuta dal riscontro di quello che è successo nel corso degli anni. E’ la stessa tabella, infatti, a dirci come solo dieci anni fa, nel 1994, il Giappone fosse davanti a noi. Il Bel Paese si conferma essere un leader mondiale nell’accumulazione di assets. Parlando di valori assoluti, si tratta di uno stock di attività in capo alle famiglie che nella sola componente finanziaria ha raggiunto a metà del 2004 la consistenza lorda di 3.000 miliardi di euro a cui vanno sottratti non più di 400 miliardi euro di indebitamento e a cui si aggiungono oltre 5.000 miliardi di euro investiti in immobili e altri cespiti non finanziari.
Motore dell’accumulazione di attività nette da parte delle famiglie italiane è una propensione al risparmio che in aggregato è da quattro anni tornata a risalire. Come certificano a consuntivo le statistiche della Banca d’Italia, la propensione media al risparmio sul reddito lordo disponibile è salita dall’11,2% del 2000 al 12,7% del 2003. E, secondo una stima freschissima contenuta nell’ultimo rapporto di previsione di Prometeia, nel 2004 potrebbe aver raggiunto il 13%. Praticamente, nel giro di quattro anni è cresciuto di due unità – da 11 a 13 il numero di euro mediamente sottratti ai consumi immediati su ogni 100 euro di reddito disponibile. Non è poco.
Ovviamente, come per ogni cosa, anche per il rafforzamento della struttura patrimoniale delle famiglie italiane e per il risveglio della voglia di risparmio del Bel Paese esiste un rovescio della medaglia. Come ha sottolineato di recente il XXII Rapporto sul risparmio e i risparmiatori in Italia curato da BNL e Centro Einaudi pressoché tutti gli italiani giudicano utile il risparmio ma solo la metà di essi riesce di fatto a risparmiare. Ed altri studi autorevoli compiuti sull’evoluzione storica dei bilanci delle famiglie italiane indicano come l’accrescimento dei patrimoni famigliari sia avvenuto con significative differenziazioni.
Pur nella consapevolezza di queste limitazioni, i numeri aggregati diffusi dall’OCSE sull’evoluzione della ricchezza netta delle famiglie nei paesi del G7 confermano l’esistenza in Italia di un ampio bacino di risorse finanziarie e reali utili alla crescita. In uno scenario globale dove la sfida competitiva si gioca e si vince soprattutto sulla capacità di investire e di innovare, l’abbondanza di risparmio e la solidità dei patrimoni rappresentano condizioni indispensabili per innescare l’accumulazione di capitale materiale e umano e promuovere lo sviluppo: perché, come bene ricorda Pierluigi Ciocca nel suo recente "Il tempo dell’economia", lungi dal rappresentare un atto di rinuncia, il risparmio va sempre visto come "un atto di fiducia nella capacità di impiegare le risorse non consumate per produrre più copioso reddito".
* Capo ufficio studi Bnl
http://www.repubblica.it/supplementi...02kapello.html
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