Discussione: Fondi pensione aperti
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Vecchio 11-09-04, 18:15   #9 (permalink)
FaGal
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agosto 2004
Pensioni, una riforma a tappe forzate
A ottobre i primi testi su bonus e casellario - Un anno di tempo per le regole sui Fondi complementari,
cui si lega l’opzione sul Tfr



ROMA • Sarà anche quel «successo perfettibile» rivendicato ieri dal ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, in occasione dell’audizione a Montecitorio sul Dpef. Certo è che la riforma previdenziale, approvata mercoledì notte alla Camera, imporrà al Governo un vero e proprio tour de force nei prossimi mesi per la predisposizione e il varo di numerosi decreti legislativi e di alcuni decreti ministeriali ai quali la delega affida il compito di dare «sostanza» al riordino delle pensioni (si veda lo schema riportato qui in pagina). Il titolare di via XX Settembre ha ammesso ieri che la riforma «non è la migliore di questo mondo», ma ne ha sottolineato la necessità e i punti di forza. «Affronta il problema del pensionamento anticipato e quello del secondo pilastro che è fondamentale per il mercato dei capitali. Forse ci vorrebbe l’equiparazione maschi-femmine oppure più coraggio nell’accelerazione», ha precisato Siniscalco. Mentre opposizione e sindacati annunciano «un autunno caldo», occorrerà qualche mese per conoscere i contenuti e le misure «reali» della riforma, che andrà a regime dal 1 gennaio 2008 (assicurando, stando alle stime, risparmi pari a circa lo 0,7% del Pil). Una parte delle novità richiedono, tuttavia, di essere messe in cantiere molto prima. È il caso, del super-bonus destinato ai lavoratori dipendenti del settore privato che, nel periodo 2004-2007, pur avendo maturato i requisiti minimi per l’accesso alla pensione di anzianità, decideranno di restare al lavoro. Nella loro busta paga dovrebbe finire la somma corrispondente alla contribuzione che avrebbe dovuto essere versata all’ente di previdenza, con un aumento «esentasse» pari a un terzo dello stipendio. Ma sarà il ministero del Lavoro con un proprio decreto, di concerto con il ministero dell’Economia, a determinare le «modalità d’attuazione» del beneficio (che per ora non sarà concesso ai dipendenti statali). Per l’approvazione di questo decreto non sono fissate scadenze, ma il titolare del Welfare, Roberto Maroni, ha già anticipato che chi avrà raggiunto i requisiti per andare in pensione entro il 30 giugno 2004 potrà utilizzare gli incentivi già da ottobre (chi li ha acquisiti dal 1 luglio, invece, dovrà attendere gennaio 2005). I diritti acquisiti saranno «certificati». Molto atteso è anche il decreto legislativo che dovrà sancire la devoluzione del Tfr "maturando" alla previdenza complementare. In base alla delega l’Esecutivo avrà un anno di tempo per «scriverlo». A questo decreto, in effetti, è rimessa la definizione di alcune questioni fondamentali. In primo luogo, Palazzo Chigi dovrà «mantenere la promessa» fatta alle imprese, e messa nero su bianco nella delega, di annullare gli oneri derivanti per queste ultime dalla «sottrazione» del Tfr, «attraverso l’individuazione delle necessarie compensazioni in termini di facilità all’accesso al credito, in particolare per le Pmi, di equivalente riduzione del costo del lavoro (la cd. "decontribuzione") e di eliminazione del contributo relativo al finanziamento del fondo di garanzia del trattamento di fine rapporto». Ma dovranno anche essere precisate le agevolazioni fiscali per l’accesso dei dipendenti al secondo pilastro, e, infine, le modalità di equiparazione di tutte le forme di previdenza integrativa ammessa dalla delega (dai fondi chiusi e aperti alle polizze individuali di assicurazione). Emanato questo decreto, scatterà il conto alla rovescia per i lavoratori, che avranno sei mesi di tempo per «dichiarare» di voler lasciare la «liquidazione» all’impresa. Altrimenti sulla base del "silenzio-assenso" il Tfr verrà convogliato verso la previdenza complementare. Altro nodo da sciogliere sarà quello delle "finestre" per l’uscita dal mondo del lavoro. Nel termine di 18 mesi dall’entrata in vigore della legge delega dovranno essere definite quelle connesse alle anzianità liquidate con 40 anni di contributi. Dal 2008, invece, le attuali finestre per le anzianità si ridurranno da quattro a due, «allungando» i tempi di pensionamento di dipendenti e autonomi che, intanto, avranno maturato i requisiti necessari. Il Governo ha escluso, finora, una «chiusura» anticipata al 2005 (che, pure, consentirebbe di realizzare qualche risparmio alle casse dell’Inps). Il «cuore» della riforma, in ogni caso, dovrà essere realizzata entro la prossima estate. Il Governo dovrà, infatti, adottare uno o più decreti legislativi per perseguire i quattro obiettivi fondamentali dell’intervento sulle pensioni: liberalizzazione dell’età pensionabile; eliminazione progressiva del divieto di cumulo tra pensioni e redditi da lavoro; sostegno per lo sviluppo della previdenza complementare; revisione della disciplina della totalizzazione, attraverso la riduzione dei limiti esistenti. Sempre entro 12 mesi il Governo è chiamato a riordinare, senza oneri per la finanza pubblica, gli enti pubblici di previdenza e assistenza obbligatoria con il fine di assicurare una maggiore funzionalità nell’esercizio dei loro compiti e una riduzione dei costi. Per dare maggiore trasparenza alla «gestione» pensionistica il Governo si è anche impegnato a realizzare (entro due mesi) il «Casellario», per riunire tutti i dati sulle posizioni previdenziali attive, e (entro 18 mesi) il Testo unico delle leggi in materia di pensioni. Sull’attuazione della riforma, infine, Economia e Welfare saranno chiamate a più verifiche, da qui al 2015, per controllare la "tenuta" delle nuove pensioni. Il Governo si è riservato, infine, entro 18 mesi dalla loro emanazione, di correggere i provvedimenti che saranno posti via via in essere.
http://www2.assinews.it:8080/rassegn...e030804pe.html
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