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FaGal
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Parmalat: la strada delle class action
(24/02/2004)



Anche Altroconsumo allunga una mano ai risparmiatori sventurati che si ritrovano nel portafoglio obbligazioni Parmalat. “Abbiamo stipulato un accordo con uno studio legale americano per consentire agli italiani detentori dei bond di aderire alla class action in partenza negli Stati Uniti”, così Paolo Martinello, il presidente dell’associazione dei consumatori che vanta circa 300mila iscritti spiega l’iniziativa.

Sulla scorta dell’esempio dell’Aduc che per prima aveva trovato un accordo con lo studio Milberg Weiss Bershad Hynes & Lerach di San Diego, quindi anche Altroconsumo persegue la strada delle azioni collettive made in Usa.

Secondo Martinello, infatti, non ci sono preclusioni alla partecipazione di investitori italiani alla class action americana. “Sono oltre 4.500 i risparmiatori traditi che si sono rivolti ad Altroconsumo per questo problema – dice Martinello – perchè sono consapevoli che soggetti multinazionali come le banche, le società di revisione ecc. possono essere condannati a risarcire i danni causati ai risparmiatori di tutto il mondo compresi gli italiani”.

In altri termini, in mancanza in Italia di una previsione legislativa che preveda le class action, ci si rivolge al Paese del capitalismo per eccellenza che dagli Anni 30 fa delle azioni collettive un baluardo della tutela dei consumatori contro la strapotenza economica delle multinazionali.

In realtà, spiega il presidente di Altroconsumo, è sul tavolo delle trattative governative un bozza di progetto di legge del ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano. Secondo indiscrezioni, il disegno di legge prevederebbe l’introduzione delle azioni collettive mitigate rispetto al modello americano.

In America è un’azione legale iniziata da un soggetto che chiede di essere autorizzato ad agire per sè e per gli altri colpiti dallo stesso fatto illecito. L’iniziativa è promossa da uno studio legale: in caso di sconfitta gli aderenti non sono tenuti a pagare alcuna spesa, mentre in caso di vittoria è lo stesso giudice stabilire il “quantum” dovuto agli avvocati.

La versione italiana prevederebbe una doppio azione giudiziale. La prima collettiva che può essere iniziata esclusivamente dalle associazioni dei consumatori. La seconda è invece individuale e riguarda i singoli aderenti alla class action che sulla scorta della sentenza favorevole possono richiedere il risarcimento dei danni.

Martinello la vede bene. “Sono sostanzialmente favorevole – dice –, in Parlamento potremmo fare degli ulteriori passi in avanti, ma per l’introduzione delle azioni collettive in Italia sarebbe già un grande passo in avanti”.

Sulla possibilità di trasporre tout court il modello americano in Italia è infatti risoluto: “Non è possibile – dice Martinello – perchè il modello americano favorisce la tutela della massa dei consumatori a scapito dei singoli (una volta che la class action si è chiusa nessuno può entrare in un secondo momento) e questo sarebbe incompatibile, per esempio, con l’art. 24 della Costituzione che sancisce l’inviolabilità del diritto del singolo ad agire in giudizio”.

Tobia De Stefano

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