20 febbraio 2004
Cirio, banchiere indagato a Milano
MILANO - Altri quattro nomi, tra cui uno dei principali banchieri italiani, risultano iscritti nel registro degli indagati dai sostituti procuratori del tribunale di Milano impegnati nell'inchiesta sul crack della Cirio. Così il numero degli inquisiti sale a otto. Le accuse rivolte nei loro confronti è in alcuni casi di associazione a delinquere finalizzata alla truffa (la stessa imputazione con cui deve fare i conti Sergio Cragnotti) e in altri di riciclaggio (per esempio verso il consulente Carlo Ronchi, il banchiere Carlo Lippi della Bnp Paribas e il banchiere d'affari brasiliano Mario Garnero). Proprio Ronchi, Lippi e l'avvocato Paolo Sciumé, l'advisor della cordata ritenuta protagonista dei tentativi di riacquistare pezzi della Cirio a fianco di Cragnotti, sono stati interrogati mercoledì scorso fino a tarda notte, dopo che nelle ore precedenti i rispettivi studi professionali e uffici erano stati perquisiti dalla guardia di finanza. Ronchi e Lippi sono stati sentiti a Milano, mentre Sciumè è stato interrogato a Roma. Ieri pomeriggio più lanci di agenzie di stampa hanno dato per certa l'iscrizione nel registro degli indagati di almeno un banchiere di peso, alla guida di uno tra i maggiori gruppi del credito. Ma, in proposito, mancano conferme ufficiali. Di sicuro l'inchiesta condotta dal pubblico ministero Luigi Orsi, che è stato affiancato dai colleghi Laura Pedio e Gaetano Ruta, sta avendo una rapida accelerazione che prelude ad altri, altrettanto clamorosi colpi di scena. L'obiettivo è di ricostruire la truffa effettuata con il collocamento sul mercato dei bond Cirio accertando le responsabilità dei banchieri che hanno colto l'occasione per rientrare di una parte significativa dei finanziamenti al gruppo tasferendo i rischi dai bilanci degli istituti di credito alle tasche dei risparmiatori. In particolare intercettazioni e pedinamenti hanno permesso di accendere i riflettori sulle mosse di Cragnotti, dei suoi principali collaboratori e dei suoi alleati con risultati di rilievo. A partire dai tentativi effettuati per riconquistare il controllo di pezzi del gruppo Cirio utilizzando «denaro proveniente dal delitto di bancarotta fraudolenta perché distratto dalla stessa Cirio». Nel pieno della bufera Cirio, mentre il gruppo era gestito dai commissari, Sergio Cragnotti ha continuato ad operare senza troppi problemi mettendo a punto progetti per ricomprarsi attività d'impresa muovendosi anche all'estero. Grande attenzione è rivolta alla ricostruzione delle mosse di Ronchi e Sciumé, avvocato con vocazione spiccata verso il mondo degli affari, consigliere della Parmalat nonché vicepresidente della Cremonini e al vertice di Mediolanum. In prima battuta Orsi ha raccolto quantità impressionanti di materiale, tra cui spiccano gli archivi segreti di Cragnotti scovati presso lo studio milanese dell'avvocato Riccardo Bianchini e presso la Prora trust services di Lugano. Ora è il momento in cui i Pm milanesi stanno facendo fruttare il lavoro effettuato ma senza forzature, pronti alla massima collaborazione con la Procura di Roma impegnata nelle indagini su Cragnotti. La scelta è di mettere a disposizione dei colleghi romani tutte le carte e le informazioni raccolte perchè la collaborazione tra le procure viene considerata un fattore di successo fondamentale delle inchieste. F. TA.
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20 febbraio 2004
Quattro banchieri sotto accusa per il crac Cirio
Milano, ipotesi d’accusa: associazione per delinquere. Sequestrate le email inviate a Palazzo Chigi
Interrogato il protagonista della scalata fallita: « Chiamavamo Cragnotti l’uomo nero » . Intercettata una telefonata: « Vado avanti con il mio nome, ma tra due o tre anni si saranno dimenticati tutti »
MILANO — Ci sono anche rappresentanti delle banche tra gli indagati dell’inchiesta milanese sul crac Cirio: non soltanto per truffa come a Monza, ma anche per l’ipotesi di associazione a delinquere in concorso con Sergio Cragnotti. Dai pochi atti d’indagine emersi dal segreto si può desumere il numero ( quattro, di cui un solo banchiere di rilievo) ma non ancora l’identità, mentre il reato è ipotizzato in concorso con il finanziere ex patron della Cirio, agli arresti a Roma per bancarotta. Gli altri 3 indagati ( che portano il totale a 8) sono invece accusati di « impiego di denaro di provenienza illecita » , e sono le persone ( l’imprenditore Carlo Ronchi, il finanziere brasiliano Mario Garnero e il dirigente della Bnp Paribas, Marco Lippi, consulente bancario di Ronchi) al centro delle perquisizioni ordinate l’altra sera dai pm Orsi, Ruta e Pedio: tutte incentrate sulla scoperta che una delle cordate imprenditoriali in lizza per la Cirio in realtà progettava di ricomprarne pezzi proprio con il cointeressamento dello stesso Cragnotti, garantendogli il 25% di utili netti a fine operazione.
Il capofila ufficiale della cordata, Carlo Ronchi, è stato interrogato mercoledì dalle 7 di sera alle 2 di notte, alla presenza del suo avvocato Cesare Bulgheroni. « Mi pare che fu Sergio Cragnotti a farmi il nome di Garnero come possibile partecipe alla cordata, specificatamente interessato ad acquistare la Bombril » . Ronchi, però, giura che « con Cragnotti continuai a parlare soltanto per conoscere i problemi e la struttura del gruppo Cirio, lui è sempre stato estraneo al progetto di concordato » : e se Cragnotti davvero « si interessava all’argomento » , era solo « perché il concordato, se realizzato, poteva attenuare le sue responsabilità » .
Le intercettazioni, però, sembrano suggerire il contrario. « Il brasiliano secondo me nasconde anche i capitali dell’uomo nero » , dice ad esempio Ronchi al telefono il 28 ottobre 2003: « Il brasiliano è Garnero, e l’uomo nero è Cragnotti » , spiega ora a verbale Ronchi, riducendo però tutto a proprie illazioni. Come pure quando deve spiegare la telefonata del 30 gennaio scorso, allorché, a un interlocutore che teme che « Cragnotti non s’accontenti mica del 5 » , Ronchi replica: « Infatti lui si accontenta del 25 e io devo lavorare lì dentro » . Quando i pm gli chiedono di chiarire la frase, Ronchi prima si limita a dire « facevo delle considerazioni con un amico » , poi si rifugia in corner: « Mi riferivo al fatto che dovevo investigare su questo 25% a Cragnotti » .
Fioccano le intercettazioni contestate a Ronchi nell’interrogatorio. Il 31 ottobre 2003, a Ronchi che ammette « io soldi non ne ho, ma il brasiliano ne passa 11 milioni di euro su un conto tuo... » , il dirigente di Paribas, Lippi, risponde secco: « Questo non voglio sapere e non me lo devi dire » .
Il 13 dicembre 2003 Ronchi informa Cragnotti che « Lippi ha stracciato » una email « perché ha detto che queste cose non si scrivono » . E nella stessa telefonata, Ronchi aggiunge: « Bisogna che riceva il prestito in un certo modo, perché se si viene a capire il collegamento è un disastro » . Un mese prima, il 13 novembre 2003, dice a Cragnotti: « Adesso vado avanti io col nome... ma tra due o tre anni si sono dimenticati tutti... quindi mettiti d’accordo con Garnero che... una parte è la roba di Andrea » ( figlio di Cragnotti, ndr).
Ma mercoledì notte Ronchi non cambia linea davanti al pm: « Cercavo di fare in modo che Cragnotti mi desse tutti gli elementi per fare il concordato » . E « Garnero mi prestava soldi facendo la banca con me. Punto » .
Dove Ronchi invece si allarga è sugli interlocutori istituzionali della sua cordata. Non i commissari di Cirio e il ministro Marzano, che « non mi hanno mai ricevuto » . Pazienza: « Di questi aspetti mi preoccupavo relativamente, perché tenevo contatti diretti con il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, l’onorevole Gianni Letta » . E gli ha spiegato che lei si incontrava ripetutamente con Cragnotti per strutturare la cordata? « Ciò che ho riferito a Letta — risponde ai pm Ronchi — sta scritto nelle email a lui indirizzate che voi avete sequestrato.
Non ricordo se in queste comunicazioni ho fatto riferimento a Cragnotti.
Cragnotti è un mezzo per il concordato » .
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20 febbraio 2004
Nell´inchiesta entrano quattro nomi nuovi, fari accesi sugli istituti che hanno collocato i bond
Cirio, anche i banchieri tra gli indagati di Milano
Secondo i pm è Cragnotti l´"uomo nero" della scalata occulta
LUCA FAZZO
MILANO - Si allarga il fronte dell´indagine milanese su Sergio Cragnotti e sulle manovre occulte che hanno preceduto e seguito il crac del gruppo Cirio. Dopo aver indagato per riciclaggio lo stesso Cragnotti e gli imprenditori che dovevano aiutarlo a riconquistare parte del suo gruppo utilizzando soldi riciclati, la Procura milanese mette sotto i riflettori i banchieri che prima dell´esplosione della crisi fecero da sponda all´ex presidente della Lazio nel piazzare tra i risparmiatori bond destinati a non venire mai risarciti. Quattro nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. I pm titolari dell´inchiesta, Laura Pedio e Luigi Orsi, rifiutano qualunque dettaglio sia sull´identità degli indagati che sugli istituti di appartenenza. E fino a sera si innesca un turbine di ipotesi ? tutte impossibili da riscontrare con certezza ? che coinvolgono anche nomi di primo piano nel mondo del credito.
Di certo c´è che l´inchiesta milanese sembra muoversi ormai in rotta di collisione con quella che sul crepuscolo di Cragnotti conduce la Procura di Roma, e che ha portato l´imprenditore a finire in cella. La ricostruzione della fase finale della parabola Cirio viene letta dalle due Procure in modo assai diverso. E ora, con l´iscrizione dei banchieri tra gli indagati i pm milanesi danno un brusco colpo di acceleratore. Nel mirino ci sono le banche che «risultando al contempo i maggiori creditori del gruppo Cirio hanno collocato gran parte dei sette prestiti obbligazionari emessi dal gruppo». Si tratta di un nugolo di istituti di credito ? oltre una ventina ? all´interno dei quali i pm milanesi sono però arrivati a compiere una scrematura, individuando un numero ben più ristretto di banche che porterebbero le maggiori responsabilità dei «bidoni» tirati da Cragnotti ai risparmiatori.
Sui legami tentacolari dell´ex presidente della Lazio, d´altronde, l´inchiesta milanese sta rivelando dettagli interessanti. L´operazione di scalata occulta alla Del Monte ? uno dei rami più ghiotti del gruppo ? che ha portato Cragnotti ad essere incriminato per riciclaggio, avrebbe avuto come paravento un personaggio del calibro di Mario Garnero, brasiliano, ultrapotente uomo d´affari, grande amico dell´ex presidente americano George Bush, titolare del progetto di costruzione del più grande grattacielo del mondo, la Maharishi Tower (ovvero la "Torre della pace mondiale") a San Paolo. È nella villa di Garnero a Cap Ferrat che si sarebbero tenuti gli incontri decisivi per organizzare la cordata, e sarebbe stato lo stesso Garnero a fare da intestatario per la quota ? attorno ai 20 milioni di euro ? controllata da Cragnotti nella cordata per la scalata alla Del Monte. «Non ho mai saputo che di mezzo ci fosse Cragnotti», ha dichiarato ai pm il businessman Carlo Ronchi, capofila della cordata, «il nostro unico obiettivo era mantenere in Italia il controllo di Del Monte». Ma ci sono intercettazioni proprio a carico di Ronchi, in cui Cragnotti veniva definito «l´omaccio» ovvero «l´uomo nero». «Secondo me Cragnotti ha dei soldi dentro le attività di Garnero, sennò non parlerebbero da pari a pari», dice Ronchi in una conversazione. I fondi ? che la Procura milanese ritiene di provenienza illecita ? investiti nell´operazione venivano dalle disponibilità non solo di Sergio Cragnotti ma anche di suo figlio Andrea, arrestato insieme a lui.
Nello stesso fascicolo ? che porta il numero 5393 del 2004 ? della Procura di Milano convivono ora le due indagini, quella sulla truffa ai risparmiatori che precedette il default del gruppo e quella sul riciclaggio di fondi neri che doveva permettere a Cragnotti, all´indomani del dissesto, di rimettere le mani su parte del suo impero. Per il riciclaggio, gli avvisi di garanzia sono partiti nei giorni scorsi. Per la truffa, potrebbero scattare in tempi ravvicinati.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...p200204ci.html