Discussione: Il potere finanzario
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Vecchio 03-02-02, 14:46   #4 (permalink)
puntomega
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Scritto da roberto


Ho apprezzato moltissimo il tuo intervento e mi permetto solo di farti una piccola annotazione.

Il mercato delle valute (Spot) e quello dei derivati (oltre l'80% degli scambi mondiali) non genera plusvalenze al di fuori del sistema.

La tassazione di queste operazioni, considerando detraibili le minusvalenze se applicata globalmente avrà un valore finare nullo. Rimarrà dunque solo il costo di esazione

Caro Roberto,
anzitutto grazie per l'apprezzamento. So bene che i derivati sono in teoria un giochino a somma zero. Ma ci sono delle eccezioni, come in tutte le regole. Volevo però precisare che l'idea della tassazione dei capitali finanziari non si fonda sulla tassazione delle plusvalenze (che peraltro è già prevista nell'attuale sistema fiscale anche se in misura più ridotta rispetto alla tassazione del lavoro, della produzione e del consumo), ma sul possesso dei mezzi finanziari e sulla loro circolazione. L'imposta sulla circolazione delle valute, com'è noto, è l'essenza della Tobin tax, che grava di un'imposta dallo 0,01 allo 0,1% tutte le operazioni di cambio di valuta. Anzi parliamo della ex Tobin tax, poiché James Tobin recentemente l'ha ripudiata per non farsi accomunare al movimento no-global. Il testimone di questa proposta è stato preso da P. B. Spahn, che ha pubblicamente acconsentito a prestare il proprio nome alla proposta. Ho criticato aspramente la Spahn tax, perché nella sua formulazione originale è sostanzialmente inapplicabile. Essa dovrebbe essere applicata in tutti gli stati del mondo e soprattutto dovrebbe essere estesa alle operazioni sui derivati, altrimenti sarebbe facilmente evadibile. Ciò che è interessante, però, del dibattito che ha seguito la proposta di Tobin, è che si è dimostrata la fattibilità dell'imposizione sui capitali. Ora, affinché l'imposta non produca una fuga di capitali dal paese che l'applicasse, anzi riducesse l'effetto opposto di attirare capitali, per ipotizzare un'imposta sul possesso e sulla circolazione dei capitali è necessario fornire ai possessori di capitale un vantaggio. Il vantaggio consiste nel fatto che una piccola imposta sul capitale consente una grande riduzione delle imposte sul lavoro, produzione e consumo. Di conseguenza, gli investitori possono avere una redditività maggiore del capitale investito, anche se questa maggiore redditività è soggetta ad un lieve incremento del rischio. (su questo, peraltro, ci sarebbe da discutere e disegnare dei modelli. Se ci sono operazioni a rischio, sono proprio quelle sui derivati).
Facciamo un po' di numeri. Un'imposta del 4% all'anno sul possesso di capitali finanziari e dello 0,1% sulla circolazione degli stessi genererebbe un gettito pari a quello di tutte le imposte attuali e consentirebbe di azzerarle. Qual è l'effetto di una simile imposta? Che un capitale, poniamo di centomila euro lasciato a se stesso, dopo dieci anni si ridurrebbe a 66.500 €, dopo venti a 44.200€, dopo 50 anni a 8.000€. Ovviamente il possessore di capitale sarebbe costretto ad investirlo in un'attività produttiva o speculativa per evitare questa naturale erosione. L'imposta sugli investimenti sarebbe pari a zero, tranne per l'effetto della circolazione che sconterebbe un'imposta dello 0,1%. In altri termini su ogni operazione di vendita verrebbe applicata l'imposta dello 0,1%. Imposta che si può facilmente rendere inevadibile, poiché la grande maggioranza dei capitali e della moneta che circola è virtuale, ed il denaro cartaceo rappresenta solo una piccola frazione di tutti gli strumenti finanziari in circolazione. Oltretutto era originariamente prevista per il 2006, se non ricordo male, la completa virtualizzazione del denaro e la scomparsa della moneta cartacea. Questo non è possibile con l'attuale sistema di tassazione poiché la mancanza di denaro fisico renderebbe impraticabili le attività in nero che, come ho dimostrato altrove, sono funzionali al sistema. In un meccanismo in cui la tassazione è sul possesso e la circolazione del denaro, non ci sarebbe alcuna distinzione tra attività in nero e regolari.
E' ovvio che un'imposta di questo genere produce una riduzione delle attività di pura speculazione, e questo è proprio un obiettivo dell'imposta. Allo stesso tempo, determina un'esplosione delle attività produttive, soprattutto di quelle che garantiscono la più elevata redditività del capitale investito. sotto questo profilo, dobbiamo notare che il limite alla crescita dell'economia che per le attività di produzione materiale è considerato dai più nel 3% all'anno (cfr. Krugman), non ha senso rispetto alle attività di produzione immateriale che non hanno limiti alla crescita. L'incremento delle attività produttive, ed il conseguente aumento di gettito per via dell'imposta sulla circolazione, compenserebbe il minor gettito derivante dalla riduzione delle attività speculative. Manca la controprova, ovviamente, non esistono studi né modelli per dimostrare questo assunto e la mia è un'intuizione più che un'affermazione. Ma siamo in grado di fare degli esperimenti sul campo utilizzando titoli a tasso negativo, sui quali discuterò in futuro.
Dicevo prima che ci sono delle eccezioni alla regola che i derivati sono un gioco a somma zero. Infatti, i derivati generano movimenti sempre più rapidi ed oscillazioni crescenti dei mercati che determinano movimenti altrettanto bruschi delle quotazioni del sottostante. Se pure alla fine le Clearing Houses pareggiano i conti, il "valore" nominale del montante dei contratti, in ipotesi di forte contrazione del mercato (quale quella dell'ultimo anno) si riduce anch’esso, determinando di fatto una contrazione della massa finanziaria totale. Alla fine, se all'interno del sistema i conti pareggiano, Complessivamente avrai ottenuto una riduzione della ricchezza complessiva, oltre alla distruzione di una serie di soggetti che operano sul mercato e la conseguente concentrazione della ricchezza in poche "mani forti". Insomma, il gioco è a somma zero all’interno del tavolo, ma quello dei derivati è un tavolo di poker sul quale bene o male sono costretti a giocare tutti, compresi i pensionati e gli studenti, dato che i titoli dei fondi pensione e delle istituzioni scolastiche private oscillano paurosamente nel gioco finanziario. Sotto questo aspetto, questa storia della somma zero mi sembra una foglia di fico che nasconde le vergogne del sistema.
puntomega
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