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Vecchio 29-10-07, 09:39   #3 (permalink)
mauro1969
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Originalmente inviato da Verm & Solitair Visualizza messaggio
Questa è veramente bella. Udienza di discussione (collegiale, nuovo rito societario), si discute se il contratto è valido o meno. In sostanza, se c'è o no la clausola di recesso, essendo il contratto stipulato fuori sede. Ma il Giudice Relatore, prima della discussione, e sentita l'offerta della Banca (pagamento di un certa percentuale, senza spese legali) si rivolge alla parte "debole" (chi è, se non il cliente delal Banca?) per suggerirli di transigere...

Ma il contratto o è valido (e il cliente si tiene il contratto) o è nullo (e il cliente ha diritto a ricevere tutto quanto versato illecitamente, gli interessi, e le spese.

L'atteggiamento BONISTA del Giudici è paradossale. Perchè quando i cz.. sono i loro, vedete come vogliono tutta la giustizia, e non una giustizia parziale che consigliano alle parti.

(nel caso di specie, la clausola di recesso è riprodotta in un mero allegato, per una parte del contratto, ossia per la sottoscrizione di fondi comuni, e, per giunta, in modo possibilista: "se il contratto si fa fuori sede, allora spetta il recesso". Ma il cliente che cz. ne sa se è fuori sede o meno e dunque se ha o no il diritto di recedere in pochi giorni? Sull'invalidità del contratto non vi è dubbio, ma i giudici lo capiscono?)
Ragione da vendere, qui da noi spingono le transazioni su cause dei bond argentini indipendentemente da chi abbia presumibilmente ragione a fine causa: sicché, dato che ho preso la buona abitudine di far venire sempre il cliente perché si renda conto, mi trovo a dover transare spesso e volentieri indipendentemente dalle posizioni di causa.

La giustizia a peso
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