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Gli Exchange Traded Funds

L'introduzione dell'offerta di Exchange Traded Funds (E.T.F.) nei mercati italiani: sintesi delle principali caratteristiche e modalità operative


1. Definizione degli Exchange Traded Funds

Tra i prodotti più interessanti che sono stati introdotti in questi ultimi anni si possono annoverare gli Exchange Traded Funds (di seguito E.T.F.) i quali, molto utilizzati negli Stati Uniti, stanno, ora, per essere lanciati anche nei mercati italiani.
Gli E.T.F. sono prodotti finanziari armonizzati che fanno parte della categoria degli OICR di tipo indicizzato o a "gestione passiva", i quali si pongono a metà strada tra i fondi comuni di investimento ed i tradizionali titoli azionari poiché riproducono contemporaneamente le peculiarità proprie sia dell'uno che dell'altro strumento finanziario.
In particolare si tratta di fondi che replicano esattamente un indice di Borsa vale a dire cioè, che investono in un paniere di titoli quotati.
Le quote che compongono il fondo vengono generalmente scambiate su un mercato di riferimento ad un prezzo che si avvicina molto a quello delle azioni presenti in portafoglio.
Pertanto, essi consentono di acquistare o vendere con estrema rapidità e semplicità un intero portafoglio di azioni ponendo in essere un'unica operazione, come se si dovesse operare con un singolo titolo azionario.

2. Le principali caratteristiche degli E.T.F. ed i vantaggi derivanti dagli investimenti

Le principali caratteristiche di questi innovativi strumenti finanziari sono legate al fatto di replicare esattamente un indice di borsa o paniere di valori, consentendo di ottenere gli stessi guadagni realizzati da tale indice o portafoglio di azioni di riferimento.
Questa loro peculiarità permette ai risparmiatori/investitori di poter godere dei seguenti vantaggi:

- possibilità di iniziare l'investimento con l'impiego di modiche somme;
- facilità di liquidazione;
- continua valorizzazione del prezzo dello strumento;
- assenza di commissioni di gestione;
- diversificazione degli investimenti.

3. Le modalità di funzionamento degli E.T.F.

Nel loro funzionamento gli E.T.F. si presentano molto simili ai tradizionali fondi comuni di investimento.
Come per i fondi comuni anche per gli strumenti in esame la gestione delle quote di cui risultano composti, è di competenza di una Società di gestione la quale provvede a scambiarle tra i vari operatori del mercato nel rispetto di particolari standard di sicurezza; questi, a loro volta, dopo aver ulteriormente ripartito le quote acquisite, le mettono a disposizione degli investitori individuali.
Pertanto, come si legge anche nella Comunicazione Consob DIN/1060912 del 7 agosto 2001, per consentire agli investitori l'acquisto delle quote in cui risultano ripartiti gli E.T.F. occorrono due distinti mercati: uno primario, destinato ai soli intermediari finanziari che sottoscrivono le quote dei fondi in quantitativi fissi denominati Creation shares e l'altro secondario, rivolto alla clientela che acquista o vende le quote dei fondi nei quantitativi inferiori risultanti dalla ulteriore ripartizione delle Creation shares ad opera degli intermediari qualificati.

4. Situazione della quotazione degli E.T.F. nei mercati mondiali ed in particolare in Italia

Fino a non molto tempo fa gli E.T.F. erano quotati esclusivamente sui mercati USA ed in particolare sull'Amex.
Tuttavia tale prodotto finanziario è presente anche nel vecchio continente dove è stato introdotto, soprattutto nei mercati inglesi e dell'Europa settentrionale, da grosse società come Merrill Lynch e Barclays Bank.
Per gli investitori italiani, ai quali attualmente gli E.T.F sono offerti solo da Imiweb, broker on line del gruppo SanPaolo IMI, era dunque consentito operare in Borsa con tali prodotti, provenienti, peraltro, soprattutto da grosse società straniere, solo grazie all'apertura dei mercati esteri ed in particolare dell'AMEX.
Gli intermediari italiani, infatti, non hanno interesse a promuovere gli E.T.F. perché preferiscono operare con i fondi comuni che consentono di ottenere buone commissioni di gestione (e spesso di ingresso), mentre modeste sono le commissioni di negoziazione derivanti dall'intermediazione degli E.T.F. americani.
Il lancio di E.T.F. emessi da intermediari domestici, non è dunque, semplice anche se è auspicabile che tale prodotto possa sviluppare un maggiore impiego anche nel nostro Paese poiché gli E.T.F. sono strumenti che consentono di soddisfare diverse esigenze degli investitori.
Recentemente, l'Assemblea degli azionisti di Borsa Italiana S.p.A. (il 6 settembre 2001) ha previsto la possibilità di negoziare tali strumenti finanziari in un apposito segmento del Mercato Telematico Azionario purché gli stessi replichino indici noti ed i cui valori siano disponibili al pubblico.
Nei prossimi mesi del 2002 tale strumento, quindi, verrà negoziato anche in Italia.

Rubrica curata da: Dott. Luigi Rizzi

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