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Npl, il 2018 potrebbe essere l’anno della svolta per il mercato (Intervista)

Il rischio è dietro l’angolo. Il mercato italiano è giunto nel 2018 con il fiato corto a causa della corsa che lo ha visto protagonista nel 2017 ma, soprattutto, dalle …

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NPL. Il rischio è dietro l’angolo. Il mercato italiano è giunto nel 2018 con il fiato corto a causa della corsa che lo ha visto protagonista nel 2017 ma, soprattutto, dalle numerose novità normative che attendono al varco il mondo dei risparmi e degli investimenti.

Con particolare riferimento al mondo delle banche, dal 1 gennaio 2018 è entrato in vigore il nuovo principio contabile IFRS 9 che ha mandato in pensione il precedente IAS 39. Secondo molti esperti le nuove regole contabili potrebbero favorire le cessioni di portafogli di Npl nel corso del nuovo anno e di conseguenza potrebbero comportare un miglioramento nei bilanci degli istituti di credito tricolore.

L’assist offerto da questo cambio normativo verrà raccolto dal sistema delle banche italiane? Lo abbiamo chiesto all’amministratore delegato di uno fra i più blasonati servicer nel panorama italiano: Claudio Manetti, Ad di Fire Spa, azienda leader nella tutela del credito che si è attestata quarta nella speciale classifica di settore elaborata da PwC per il 2017.

 

Di cosa avrebbe bisogno il sistema bancario tricolore per portarsi definitivamente al di fuori della crisi Npl?

Claudio Manetti, Ad di Fire Spa, leader nella gestione di Npl

 

“Il mercato italiano ha bisogno di soluzioni nuove”, ha esordito Manetti, “pensate per far fronte al problema dei Npl in maniera sistematica”. Fino ad ora si è vissuto di soluzioni “ad hoc” che hanno consentito ad alcune banche di sopravvivere ma “non si è mai giunti ad una soluzione corale ‘di mercato’, ed è per questo che i numeri degli istituti italiani stazionano ancora al di sotto della media delle banche europee”.

Secondo Manetti un primo sforzo è stato fatto con le Gacs, un tentativo apprezzabile benché “poco adatto a realtà bancarie medio piccole”. Ed è proprio lì, nelle realtà medio piccole che, secondo Manetti, potrebbero annidarsi ancora focolai di crisi: “il 50% circa dei crediti classificati come UTP (UnlikelyToPay) – ha chiosato Manetti – nasconde in realtà situazioni molto più deteriorate, soprattutto per quanto riguarda le banche commerciali o le piccole popolari e BCC locali”.

 

Manetti, infine, ha concluso l’intervento con una provocazione. Secondo l’Ad di Fire una possibile soluzione all’annosa questione dei Npl potrebbe pervenire dal risparmio privato degli italiani. “Un fondo istituzionale o un soggetto operante sul mercato, alimentato dal risparmio privato potrebbe servire a tamponare il problema Npl. Una soluzione di questo genere richiederebbe il 10% del risparmio privato e potrebbe aiutare molti istituti a liberarsi dalla zavorra dei portafogli di Npl a prezzi più convenienti”, così come auspicato all’inizio dell’articolo grazie all’intervento della nuova norma contabile IFRS 9.

 

“Per poter operare in questa direzione – ha concluso Manetti – servirebbero stabilità e coraggio politico”, ingredienti fondamentali che potrebbero però venire a mancare proprio in questa prima parte di anno.