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Bce e Ue ottimiste su ripresa. Ma Bruxelles avverte Italia: peggioramento deficit strutturale e crescita decelera

La Commissione europea ha rivisto al rialzo le stime sul Pil italiano. Ma il nodo rimane il debito pubblico, in vista della valutazione sulla Legge di bilancio.

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La Bce e la Commissione europea continuano a essere fiduciose sulla ripresa economica dell’Eurozona. Le previsioni di Bruxelles sono tuttavia contrastate per l’Italia e negative per il Regno Unito post-Brexit.

In particolare, pur rivedendo al rialzo le stime del Pil italiano, l’Unione europea segnala il peggioramento del bilancio strutturale nel 2017, e fa notare come il rapporto debito-Pil non scenderà al di sotto della soglia del 130% nel 2019.

Si tratta di una rilevazione importante, in quanto è su queste stime che verrà valutata la Legge di Bilancio del 2018, su cui Bruxelles si esprimerà tra due settimane circa. Detto questo, arrivano subito le rassicurazioni del Commissario europeo agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici.

Moscovici sottolinea nel corso di una conferenza stampa che le previsioni sul trend del deficit strutturale italiano rese note dalla Commissione non avranno infatti “conseguenze procedurali” e aggiunge anche che la ripresa economica dell’Italia è una “ripresa vera”.

La Commissione europea  sottolinea che in Italia “la ripresa si sta rafforzando nel breve termine, sostenuta dalla domanda interna ed esterna”,  ma aggiunge che “le prospettive di crescita a medio termine più basse modereranno la crescita verso la fine del periodo di previsione”. Ovvero nei prossimi due anni.

Nelle sue previsioni economiche d’autunno, la Commissione rivede  al rialzo il prodotto interno lordo italiano di quest’anno a +1,5% dal +0,9% stimato a maggio e quello del 2018 a +1,3% dal +0,9% atteso in precedenza.

La decelerazione della crescita italiana è ben evidente: dal +1,5% del 2017, si va appunto al +1,3% dell’anno prossimo, fino a +1% nel 2019.

La nota positiva per l’Italia è la decisione della Commissione Ue di rivedere al ribasso l’outlook sul deficit, atteso per il 2017 al 2,1% (dal 2,2% atteso in precedenza), nel 2018 all’1,8% (dal 2,3% di maggio), sia per “la crescita più alta” dell’economia che grazie ad alcune misure di spending review. Nel 2019, il deficit torna tuttavia al 2%. Viene rivisto al ribasso anche l’outlook sul debito..

Il deficit strutturale peggiora inoltre “lievemente” nel 2017, attestandosi al 2,1% invece del 2% atteso in precedenza, e migliora solo “marginalmente” nel 2018 (2%).

Sul nodo banche la Commissione sottolinea che “i recenti interventi del governo per affrontare i rischi acuti nelle banche deboli possono contribuire a sbloccare il credito e ridurre ulteriormente i rischi al ribasso, mentre ci si attende che le riforme strutturali sollevino la crescita potenziale”.

In generale, l’Italia rimane però ultima in termini di crescita nell’arco temporale dei tre anni, che vanno dal 2017 al 2019.  Questo, mentre l’economia dell’eurozona crescerà nel 2017 “al ritmo più veloce da un decennio”.

Il Pil dell’area viene rivisto al rialzo dalla Commissione a un tasso di crescita pari a +2,2%, in miglioramento del +0,5% rispetto alle stime di maggio, pari all’1,7%. Revisioni al rialzo per il Pil dell’Eurozona anche per il 2018 e il 2019, a +2,1% l’anno prossimo (contro il +1,8% stimato in precedenza) e a +1,9% nel 2019.

Per l’Ue a 27 (Il Regno Unito è stato escluso per la Brexit), il Pil è previsto in crescita del 2,4% nel 2017, a +2,2% per il 2018 e +2% per il 2019.

Fiducia sull’economia dell’Eurozona anche la Bce, che nel bollettino mensile sottolinea che “gli ultimi dati e sondaggi mettono in luce il momentum di crescita senza sosta nel secondo semestre di quest’anno”, avendo cura di precisare che “le misure di politica monetaria della Bce continuano a sostenere la domanda domestica”.

“La ripresa degli investimenti delle aziende – si legge ancora nel report – continua a beneficiare delle condizioni di finanziamento favorevoli e dei miglioramenti della redditività corporate”. Vengono citati anche i rischi al ribasso, che continuano a essere relativi in modo primario a “fattori globali e agli sviluppi dei mercati del forex”.